Sta mostrando le foto della sua vacanza a Dubai
Chiunque presupponga che gli Stati capitalisti possano condurre pacificamente i propri affari fraintende la realtà sottostante. Storicamente la violenza è sempre stata un prerequisito per gli affari internazionali. Senza la fine dei rapporti di produzione capitalistici, non c’è possibilità di porre fine alle guerre che ne derivano, poiché la guerra è una conseguenza “logica” dell’accumulazione di capitale e conseguentemente della rivalità tra potenze capitalistiche.
Le critiche al capitalismo, alla competizione tra gli Stati, alla brutale logica insita in questo sistema, non sono sufficienti di per sé a contrastare il nuovo corso della guerra. Perciò sarebbe necessaria la rinascita del movimento pacifista, con l’obiettivo di intercettare il diffuso desiderio di pace e agire di conseguenza.
Tuttavia, ciò si scontra con il fatto che da un lato la maggioranza delle persone desidera effettivamente la pace e impedire la corsa agli armamenti, ma dall’altro desidera anche e ancor più che le cose continuino “come prima”, salvaguardando le posizioni di benessere e tutele sociali raggiunte. Un ricatto che funziona perfino sulle posizioni sociali meno garantite (la precarietà è utile alla gestione complessiva dell’ordine sociale e necessaria all’interno del capitalismo). Le due cose non si conciliano più dal momento che il vecchio ordine sociale viene stravolto dallo sviluppo tecnologico e l’equilibrio mondiale è saltato.
In realtà, abbiamo a che fare con un sistema capitalistico altamente efficiente, dove nulla viene fatto se non a vantaggio di qualcuno; e sappiamo bene che cosa ciò significhi in una società di classe in cui ognuno (ma ovviamente non tutti) deve dimostrare di essere “capitale umano” e comportarsi di conseguenza.
Una glorificazione delle circostanze, peraltro già prevista da Marx: “Man mano che la produzione capitalistica procede, si sviluppa una classe operaia che per educazione, tradizione, abitudine, riconosce come leggi naturali ovvie le esigenze di quel modo di produzione”. E ciò si ritorce contro la maggioranza della popolazione se non si riconosce la natura oggettiva che sta alla base di ciò che sta accadendo. Si vuole evitare le eventuali e sempre più probabili conseguenze dell’imbarbarimento della situazione, senza capire cosa la stia causando in primo luogo. Comportarsi in questo modo è fare come i maiali di Brecht che si dicono l’un l’altro: la vita nel porcile, con cibo e cure mediche, non è poi così male, se solo non ci fosse il macello alla fine.

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