In Francia, dopo le elezioni legislative del 2024, la sinistra presentò ai francesi una narrazione che rivendicava la vittoria, sostenendo che, con il 30,9% dei voti, aveva prevalso sui partiti di destra e che pertanto avrebbe dovuto esprimere il primo ministro. Nella realtà, ottenere il 30,9% dei voti, dopo aver beneficiato della formidabile influenza del Nuovo Fronte Popolare, creato a questo scopo per bloccare l’estrema destra, non fu affatto un successo, bensì un deplorevole fallimento. Questo risultato fu il terzo peggiore ottenuto in Francia dalla sinistra unita alle elezioni legislative dal 1958, del 2017 e il 30,1% del 2022. Persino nel 1993 la sinistra aveva ottenuto un risultato migliore con il 37,23% dei voti, eppure subì una sconfitta schiacciante.
In Italia, pensare che quel 53,7% dei voti espressi a favore del No al referendum siano appannaggio della sinistra, o centro-sinistra che dir si voglia, è una propaganda più simile alla realtà alternativa di un Donald Trump che a una qualsiasi verità razionale. Innanzitutto perché anche chi vota a destra, in una certa percentuale ha votato per il No. Persone perbene e che non si fanno infinocchiare ci sono anche da quella parte politica (del resto, nel centro- sinistra non vi sono solo persone perbene, tutt’altro). Altra questione riguarda il fatto che non tutte le persone che sono andate a votare questa volta andranno a votare anche alle elezioni politiche, ciò vale soprattutto per quelle che potenzialmente voterebbero a sinistra.
Ancora: nelle tre regioni del Nord, tra le più prospere economicamente, dove ha vinto il Sì, gli elettori di destra che hanno votato al referendum andranno sicuramente a votare alle prossime elezioni politiche. Specie, e non solo per quanto riguarda il Veneto, se vi sarà uno Zaia candidato sia alle elezioni e sia a in un ruolo apicale nella Lega. Discorso un po’ diverso ma sostanzialmente analogo nei risultati per quanto riguarda la Sicilia e le altre regioni meridionali.
Se la sinistra conta nella debolezza dell’avversario, commette un errore strategico che le costerà le elezioni politiche anche la prossima volta. L’unica cosa su cui potrebbe veramente contare è l’eventuale forte peggioramento della situazione economica. Ma è ovvio che non si può puntare semplicemente su questa eventualità, dunque sull’inadeguatezza del governo attuale (il centro-sinistra ha invece un programma condiviso, chiaro e adeguato ai problemi?), che oltretutto dopo questa batosta sta già studiando i rimedi e la rivincita.
La piccola borghesia è tradizionalmente incline a idee conservatrici. Questa classe sociale, composta da piccoli imprenditori, commercianti, professionisti e quadri intermedi, ma anche da semplici pensionati e da una certa “aristocrazia operaia”, si distingue per l’importanza attribuita alla proprietà e alla stabilità sociale, perciò guarda con preoccupazione ai fenomeni di criminalità da parte di soggetti alieni. Sul fatto che la maggior parte delle persone extracomunitarie sia dedita a dei lavori onesti e spesso tra i più gravosi, non ci piove. Tuttavia, la percezione comune è che la sinistra non faccia distinzioni tra queste persone oneste e una frazione non trascurabile di questa stessa popolazione che sopravvive di espedienti e spesso si rende protagonista di atti criminali che suscitano grande allarme sociale.
Ci sarebbe al riguardo anche dell’altro da sottolineare, ma per concludere velocemente: la sinistra si presenta troppo borghesemente “europea” e romanocentrica; per contro è poco attenta ai problemi e alle esigenze della piccola borghesia. Cosa questa, che un Umberto Bossi aveva capito molto bene.
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