È stato stimato che ci siano più stelle nell’universo di quanti siano i granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo. Il nostro Sole, una stella tra una moltitudine di stelle, ha la dimensione di un piccolo granello di questa sabbia. Di stelle ce ne sono ben oltre 200 miliardi solamente nella via Lattea, la nostra galassia (da 100.000 a 200.000 anni luce di diametro), la quale è solo una delle centinaia di miliardi di miliardi di galassie disseminate nell’universo, il quale ha una dimensione che supera la comprensione umana (la galassia più vicina, Andromeda, si trova a circa 2,5 milioni di anni luce di distanza; la più distante che abbiamo fotografato è la MoM-z14). Ciò che osserviamo oggi rappresenta solo una minuscola frazione di ciò che realmente esiste e altre sorprese ci aspettano (*).
Proviamo a inserire questi dati nel nostro contesto, quello di un pianetino ai margini della via Lattea (la Terra, nel braccio di Orione, dista 27.000 anni luce dal centro galattico) dove, grazie in primo luogo alle cinque basi azotate, vivono degli esseri dotati di coscienza di sé e di ciò che li circonda. Che cos’è la vita, che idea ci siamo fatti di noi stessi, del nostro mondo e di quello che vediamo alzando gli occhi al cielo? E ancora, come siamo arrivati a comprendere tutto ciò dal nostro insignificante punto di vista?
Ce lo racconta la scienza che si occupa di queste cose, dalla transizione della chimica prebiotica ai primi micro organismi, e arriva a predire una fine ineluttabile all’esistenza della Terra e della nostra stella di riferimento, e una fine sicura alla sua abitabilità (nessun sistema è stabile, in cielo e in terra), e quindi riconosce anche alla storia umana non solo un ramo ascendente, ma anche un ramo discendente. Ma questo è precisamente ciò che sappiamo oggi.
Per millenni, invece, ci siamo fatti un’idea di noi stessi e del mondo soprattutto fantastica, metafisica, che ha assunto un contenuto dogmatico, ossia religioso. Una “verità” che promana da determinati sistemi semiotici modellizzanti (vedi più avanti) e che sfrutta il sentimento di angoscia che promana dal bisogno dello spirito umano di dotarsi della speranza di poter sopravvivere in qualche modo alla propria morte.
Per questa strada gli uomini giunsero a farsi l’idea che i loro pensieri e le loro sensazioni non fossero un’attività del loro corpo ma di una speciale anima, che abita in questo corpo e lo abbandona dopo la morte. Se l’anima si separa dal corpo e continua a esistere, non vi è nessun motivo per attribuirle una nuova morte particolare. Ciò non rappresentò e non rappresenta, specie per alcune credenze religiose, semplicemente una speranza consolatoria, ma un destino contro il quale non ci si può opporre. Fatto questo che ha condotto alla noiosa finzione della immortalità personale, seppur nelle misteriose sembianze di un’anima destinata alla gioia o al castigo eterni.
Storicamente le religioni hanno rappresentato la natura e l’uomo in essa come la creazione di esseri più elevati. Nel successivo sviluppo di queste idee, ossia con le religioni monoteiste, si è arrivati ad un unico essere supremo ed esclusivo. Ancor oggi miliardi di persone s’inginocchiano e invocano nelle loro preghiere l’intervento di questa entità onnipotente.
Quando la società europea si svegliò dal lungo letargo del Medioevo cristiano, la questione del rapporto del pensiero coll’essere, dello spirito colla natura, venne a risolversi con la scienza e dunque con una concezione materialistica della realtà. Non è Dio che ha creato il mondo, ma il mondo esiste a prescindere dalle creazioni della nostra fantasia e dal riflesso fantastico del nostro proprio essere (**).
La questione, almeno sul piano scientifico, sembrava risolta definitivamente. Il sistema solare di Copernico fu per tre secoli un’ipotesi, su cui vi era da scommettere diecimila contro uno, ma pur sempre un’ipotesi. Da molto tempo a questa parte l’ipotesi copernicana ha stravinto la scommessa, ossia da quando Le Verrier, applicando la meccanica newtoniana, poteva prevedere l’esistenza e la posizione di un nuovo pianeta. Ed è sulla base di questa stessa tecnica di calcolo che noi oggi postuliamo la presenza di alcuni esopianeti pur senza vederli materialmente.
Sennonché le religioni svolgono, anche se in misura minore rispetto al passato, un’importante funzione ideologica, sono una componente non trascurabile dell’ideologia dominante. Dunque svolgono una funzione sociale irrinunciabile per il mantenimento di un sistema di potere in una società di classe. Ecco perché esse ricevono dai poteri costituiti tanto spazio e tanta considerazione (e tanto concreto “sostentamento”), spesso da leader politici che sono tutt’altro che credenti. Non dunque perché le religioni sono popolari, ma perché anche per mezzo di esse s’ingabbia il volgo in credenze fantastiche che ne limitano l’azione e alimentano l’accettazione rassegnata dello status quo, nel timore del peccato e nell’illusione di un premio finale (***).
Ciò che vale per la religione, vale anche per tutti gli altri aspetti del campo semiotico- ideologico. Lo sviluppo delle funzioni psichiche superiori (processi mnemonici, cognitivi e molto altro ancora) ci consente di regolare il nostro comportamento non solo sulla base del primo sistema di segnalazione (S-R), comune a tutti gli animali, ma anche in risposta a un sistema semiotico-ideologico molto complesso e storicamente determinato, ciò che consente di sottomettere e controllare il proprio come l’altrui comportamento (****).
La necessità di sopravvivere in un campo sociale determinato impone al neonato le prime regole di questa sopravvivenza, e queste regole si conficcano in lui e ne modellano la coscienza. Ogni sistema modellizzante rispecchia attivamente una realtà oggettiva ad esso esterna ed è di questa realtà segno ideologico. La lingua naturale costituisce il modello primario, sul quale, in ultima analisi, s’innestano tutti gli altri sistemi semiotici modellizzanti (diritto, letteratura, filosofia, morale, religione, arte, eccetera).
Le norme di comportamento quotidiano, come quello del linguaggio quotidiano, appaiono ai membri di una determinata cultura come “naturali”. In realtà, questi sistemi semiotici sono appresi (interiorizzati), ma il quando-come-dove ciò sia avvenuto sfugge ai loro portatori. Pertanto, quella che chiamiamo coscienza spontanea di ciascun individuo, nel processo della sua costruzione è interamente sottomessa all’influenza delle ideologie dominanti.
«Dato il controllo che la classe dominante esercita sul codice, sui canali di comunicazione e sulle modalità di decodificazione e interpretazione del messaggio, il soggetto parlante segue linguaggi prefabbricati, logotecniche; si trova nelle condizioni di essere parlato dalle sue stesse parole, di essere portavoce di una totalizzazione della realtà che egli non ha compiuto, di cui non comprende il fine e la funzione» (Augusto Ponzio, Produzione linguistica e ideologia sociale, De Donato, Bari, 1973, p. 197).
Programmare la coscienza è il lavoro fondamentale della formazione semiotico- ideologica borghese. Significa programmare la coscienza dell’uomo-merce, un uomo incarcerato tra le sbarre di segni ideologici: è un uomo che inizia ad essere programmato fin dal suo primo vagito. Facendosi riproduttore di merce, e cioè di sé stesso come merce, ogni individuo realizza inconsapevolmente un programma che in lui è stato introdotto. La sua normalità e così il dramma sociale dell’esecuzione automatica, inconscia, della programmazione fabbricata per lui da una società divisa in classi.
(*) Esistono tra le 80 e le oltre 100 galassie nane aggiuntive in orbita attorno alla nostra Via Lattea (vedi modello Lambda-CDM). Se sfuggono ai nostri telescopi, non è perché non esistono, ma piuttosto perché nel tempo sono diventate quasi invisibili. Nel corso di miliardi di anni, queste piccole galassie nane hanno ripetutamente attraversato l’alone gravitazionale della Via Lattea. Ad ogni passaggio, hanno perso parte della loro materia, strappata via dalle forze gravitazionali della nostra galassia. Poco a poco, il loro contenuto stellare è diminuito, così come il loro alone di materia oscura. Alcune sono state quasi completamente assorbite, mentre altre sopravvivono a malapena, ridotte a isole di stelle ai margini della nostra percezione.
Perché si fa buio di notte? Il cielo dovrebbe essere in fiamme grazie alla luce dell’enorme quantità di stelle presenti nell’universo, ma il nostro pianeta riceve solo la luce che avuto il tempo di raggiungerci. Un raggio di luce dall’altra parte dell’universo inizia un viaggio verso il nostro punto di osservazione, una distanza che però continua a diventare sempre più grande per via dell’espansione dell’universo e dunque quella luce non siamo in grado di percepirla con la nostra vista e gli strumenti di osservazione a disposizione. Possiamo solo vedere le stelle la cui luce ha avuto il tempo di raggiungerci nei 13,7 miliardi di anni dal Big Bang (circa 380.000 anni dopo il Big Bang, che rappresenta solo una piccola frazione dell’universo intero), ossia solo la luce delle stelle della regione conosciuta come universo osservabile (un raggio stimato di circa 46,5 miliardi di anni luce). E nell’universo osservabile non ci sono abbastanza stelle per illuminare il cielo notturno.
(**) La modernità borghese, con tutto ciò che consegue, ha messo in crisi le religioni tradizionali (molto meno l’Islam, che ideologicamente va a sostituire il nazionalismo, depotenziato dal lato politico dall’azione occidentale). Il cristianesimo, ad esempio, ha abbandonato i suoi eccessi formalisti e si è riempito sempre più di contenuto materialistico, senza peraltro risolvere la propria contraddizione interna, che trova il suo motivo nella forma in cui questa concezione religiosa si è presentata in un determinato momento storico e i modi in cui essa è costretta, tra molte contorsioni e convulsioni, a dover apparire per adattarsi al presente.
(***) La favola di Gesù: partorito da una vergine, poi compie prodigi quali ad esempio resuscitare i morti, e infine, dopo essere stato arrestato, torturato e suppliziato, resuscita a sua volta; dopo aver passeggiato tra noi ancora per qualche settimana come un fantasma, “ascende al cielo” in attesa di ritornare tra noi per decidere chi merita la salvezza eterna e chi invece l’imperituro castigo.
Delle tre credenze monoteiste questa è senz’altro la più stravagante. A confronto Cappuccetto Rosso e il lupo ha un contenuto più realistico, eppure alla favola di Gesù credono centinaia di milioni di credenti di ogni continente ancora nel nostro secolo. Si può spiegare con il ruolo centrale che ha l’educazione famigliare e scolastica anche in relazione alle credenze religiose. Cosa che i preti di ogni religione sanno bene. Ma c’è anche dell’altro ...
(****) Il cervello è un prodotto del lavoro, e per mezzo di tale attività si è evoluto sino alle funzioni psichiche più complesse e alla coscienza di sé. Bisogna distinguere tra il lunghissimo processo di ominazione biologica, pur mediata dal lavoro, e il successivo sviluppo umano per sola determinazione sociale. A ciò manca ancora un passo decisivo per passare dalla preistoria alla storia. Finora, lo stesso sviluppo della società umana è avvenuto nel corso dei millenni non secondo un piano cosciente, ma sotto la spinta della necessità e delle leggi dello sviluppo economico. Nella società borghese, il singolo capitalista si occupa solo del profitto immediato, non di ciò che in seguito accadrà alla merce o al compratore. Lo stesso per gli effetti sulla natura e sulla stessa natura umana. Per regolare l’attività umana del lavoro secondo un piano davvero cosciente, non basta la conoscenza, occorre innescare un processo di capovolgimento del modo di produzione e dell’ordine sociale.
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