Mi pare non ci si voglia rendere conto della gravità della situazione. Non mi riferisco certo alle sgangherate bagatelle romane. Un po’ di più all’atlantismo “necessario” di Meloni, un pragmatismo facile che mostra il suo lato debole. Presto, molto presto, prenderemo atto delle reali conseguenze prodotte dalle guerre dell’imperialismo americano, di quello sionista e dallo sguaiato avventurismo di quello europeo. Prenderemo finalmente coscienza di che cosa significhi la guerra. Quella vera, non quella dibattuta nei social, in televisione e nella stampa.
Il prezzo del gas, già ora molto elevato, quanto meno raddoppierà. Quello del petrolio, al barile, potrebbe raggiungere i 150 dollari. Non per qualche mese, ma per anni! Prezzo e approvvigionamento ovviamente sono legati tra loro. Il rischio non è solo la stagflazione, già di per sé un incubo, ma quello di una vera e drammatica crisi industriale europea. Un terremoto economico, finanziario, politico e sociale che avrà ripercussioni non prevedibili.
Non basterà deporre corone di fiori in Algeria. Gente dell’ovest dovrà viaggiare verso est, inginocchiarsi sotto la scrivania di Putin e darsi daffare. La Germania lo sta già facendo verso la Cina (un rivale degli Usa alla pari), dove sta trasferendo massicciamente le sue produzioni. Ma non le basterà, così come non basteranno gli investimenti in armamenti (da cui la naturale inquietudine francese). La prossima estate, forse molto prima, si parlerà, soprattutto qui da noi, solo di come procurarsi un pieno di benzina o di gasolio.
Troppo pessimismo? Me lo auguro davvero. Restano i fatti: abbiamo perso di vista il cozzo delle forze reali, la pluralità degli interessi in campo, la guerra per l’energia, la contesa per lo spazio d’influenza (anche extraterrestre!), il controllo delle rotte, insomma lo squilibrio che ciò comporta, le tensioni immani che si accumulano.
P.S.: lo dico per qualche attardato pseudo leninista in sedicesimo: strategia e tattica non sono la stessa cosa, il momento storico è cambiato.
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