Questa idea ha portato solo guerre. Per essere liberi bisogna innanzitutto essere sovrani. L’Europa non è sovrana. Inoltre, per essere liberi bisognerebbe tenersi lontani da individui pericolosi. E invece viviamo nel mondo di Trump e Netanyahu, ma anche in quello di Epstein e di altra gente simile.
Donald Trump ha costruito parte della sua promessa politica sulla fine delle “guerre infinite”, sull’idea di non ripetere le esperienze di Afghanistan e Iraq. Ora si trova coinvolto in un’operazione il cui esito è strutturalmente incerto e potenzialmente pericoloso: anche se l’Iran crollasse, ma senza una successione organizzata, il conflitto non finirà, si estenderà, continuerà e diventerà sempre più incontrollabile.
L’Iran non è l’Afghanistan e nemmeno l’Iraq di Saddam. È un paese vasto più di cinque volte l’Italia, con un’orografia molto varia (uno dei più montuosi del mondo, con vette che sfiorano i seimila metri, tanto che a un’ora d’auto da Teheran la borghesia persiana va a sciare) e oltre 90 milioni di abitanti, ed è in ottimi rapporti con Mosca e Pechino. L’Iran è un incubo politico, geografico ed etnico.
In un post del 3 gennaio 2020 scrivevo: «La più grave sconfitta patita dagli Usa nel dopoguerra sul piano geo-strategico, ancor più di quella patita nel sud-est asiatico negli anni Settanta, è stata la perdita del controllo sull’Iran. Oggi la più grave sciagura che possa capitare agli Usa e ai suoi alleati sarebbe un conflitto armato con l’Iran. Al Pentagono conoscono la geografia politica e anche quella fisica, perciò non ignorano che l’Iran rappresenta uno dei più essenziali cardini strategici dell’equilibrio mondiale.
«È sufficiente un’occhiata a una carta geografica per rendersi conto che le più grandi riserve petrolifere mondiali sono localizzate tutt’intorno all’Iran, un paese che ha migliaia di chilometri di coste sul Golfo Persico e su quello di Oman, divisi dallo Stretto di Hormuz. Confina con la Turchia, l’Iraq, l’Azerbaijan, l’Armenia, il Turkmenistan, l’Afghanistan, e a sud-est con il Pakistan, è a contatto diretto con il Mar Caspio e non dista molto dal Mar Nero».
In un vertice UE del maggio 1919 in Romania, Macron, a riguardo degli accordi sul nucleare iraniano, dichiarava: “Innanzitutto, l’Iran non si è ritirato da questo accordo. Secondo, se l’Iran si ritira da questo accordo, sarà responsabilità degli Stati Uniti”. Come cambiano i tempi.
Se l’Iran vendesse carrube alla Cina invece di petrolio, gli Usa non spenderebbero un dollaro per bombardare Teheran.
«C’è un solo diritto nel mondo, il diritto della forza!» A.H.

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