martedì 21 gennaio 2020

D’Annunzio di fronte a Wilson



Speriamo passi presto quest’orgia di retorica sul regista più sopravvalutato della cinematografia mondiale, autore di un paio di cose pregevoli e di molte altre semplicemente inguardabili.

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Sto leggendo le memorie di Luigi Aldrovandi Marescotti: Guerra diplomatica (1936) e Nuovi ricordi (1938). Ancora una volta è il caso di dire che bisogna andare alle fonti per leggere qualcosa di autenticamente originale e interessante.

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Domenica scorsa, a Berlino, si è svolta la conferenza sulla Libia, il paese che aveva un’infrastruttura ben sviluppata e il più alto tenore di vita nel Nord Africa, prima che fosse devastato dalla guerra promossa dalla Francia. Tema della conferenza non era la “pace”, ma la distribuzione del bottino. Questa farsa ricorda le conferenze in cui le potenze coloniali si spartivano intere regioni e continenti tra di loro.

La composizione della conferenza lo dimostra. Al tavolo sedevano i capi di stato e di governo delle più grandi potenze regionali (l’Italia in posizione subordinata, ma non è una novità), e però nessun rappresentante del paese il cui destino veniva sottoposto a decisoni. I due principali avversari della guerra civile libica, il primo ministro Fayez al-Sarraj e il generale Chalifa Haftar, erano stati effettivamente convocati a Berlino, ma aspettavano nell’anticamera fino a quando non fu loro detto ciò che la conferenza aveva deciso. Inoltre, nessuno dei due rappresenta il popolo libico, fungendo piuttosto da burattini delle varie potenze che lottano per il controllo del paese ricco di petrolio.

Dietro il generale Haftar, che ha la cittadinanza americana ed è stato a lungo considerato una risorsa della CIA, ci sono gli Emirati Arabi Uniti, l’Egitto, l’Arabia Saudita, la Francia e la Russia. Al-Sarraj è appoggiato da Italia, Turchia, Qatar e ufficialmente anche dalla Germania. Gli Stati Uniti erano da tempo schierati con al-Sarraj, ma recentemente tendevano a sostenere nuovamente Haftar.

Il conflitto tra Italia e Francia (poiché di questo si tratta) riguarda principalmente il controllo del petrolio e del gas libici. Con 48 miliardi di barili, il paese possiede la nona più grande riserva di petrolio al mondo. L’Italia, controlla quasi la metà del mercato con la compagnia petrolifera Eni, il più grande produttore di petrolio e gas in Libia. Il suo principale concorrente è il gruppo francese Total. La Francia dipende anche dal sostegno di Haftar alla sua guerra coloniale nel Sahel.

La guerra civile in Libia si sarebbe probabilmente trascinata sottotraccia per anni se la Russia e la Turchia non fossero intervenute. I mercenari russi del gruppo Wagner, affiliato al Cremlino, hanno recentemente apportato un importante contributo ai successi militari di Haftar. La Turchia, a sua volta, ha inviato i propri soldati e mercenari siriani per sostenere al-Sarraj. Questi, in cambio, ha firmato un accordo sulla “delimitazione delle sfere di influenza in mare”, che divide il Mediterraneo orientale tra i due paesi. Sulla base di questo accordo, la Turchia rivendica grandi riserve di gas, che anche Grecia e Cipro rivendicano. Un bel casino, perché la Grecia, non invitata a Berlino, non starà a guardare.

La conferenza ha concordato una dichiarazione di 50 punti, troppi per essere rispettati. Il cessate il fuoco, non rispettato, era già stato stabilito in precedenza attraverso la mediazione di Russia e Turchia, e ora dovrebbe essere prorogato in modo permanente. Le milizie dovrebbero essere smobilitate e disarmate e l’embargo sulle armi esistente, che è già stato violato da tutti, deve essere rispettato e monitorato.

Di là dei buoni propositi ufficiali, questa tornata è solo la fase preliminare per un’occupazione militare del paese e poi per una nuova fase della guerra.

Il fondatissimo timore che la Russia e la Turchia acquisiscano influenza in Libia ha avvicinato le potenze europee. La Germania ha visto la possibilità di affermarsi nel paese e rafforzare la sua influenza politica ed economica in Africa. Ed è proprio a tal fine che la Merkel, appoggiata da tutti i partiti, compresi verdi e “sinistra”, ha convocato a Berlino tutti i giocatori, per un totale di 16 stati e organizzazioni, indossando la maschera di Otto von Bismarck, che a suo tempo aveva sapientemente sfruttato i conflitti tra le grandi potenze presentandosi nelle vesti di “onesto mediatore”, in realtà per affermare gli interessi della Germania.

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«Orlando. Mi occorre giungere ad una soluzione. Altrimenti avremo in Italia una crisi parlamentare o di piazza.
Lloyd George. E se non ci sarete voi chi verrebbe al vostro posto?
Orlando. Forse D’Annunzio.
Lloyd George. Mi piacerebbe vedere D’Annunzio di fronte a Wilson in questa stanza!».

Sapevano di avere a che fare con dei quaquaraquà. E dire che Orlando era un gigante a fronte di quelli che abbiamo oggi. 

3 commenti:

  1. "Speriamo passi presto quest’orgia di retorica sul regista più sopravvalutato della cinematografia mondiale, autore di un paio di cose pregevoli e di molte altre semplicemente inguardabili".

    Mi sfugge, di quale regista si tratta?

    Saluti

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  2. Fellini? Ma è così italiano!

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