mercoledì 17 giugno 2015

Vostra Santità, in breve ...


Che cosa aspettarsi da un’enciclica papale sui cosiddetti temi dell’ecologia? Un’analisi sul registro della critica marxiana del modo di produzione capitalistico? Non sarebbe realistico e poi toglierebbe lavoro ai marxisti per vocazione. E tuttavia a leggere le quasi 200 pagine dell’enciclica papale d’imminente pubblicazione, un termine chiave come capitalismo non compare mai.

Quella di papa Bergoglio è una critica laterale, morale e soprattutto superficiale. Stigmatizza lo spreco delle risorse, ma il tema non viene mai analizzato in radice. Dello “spreco” è responsabile lo “stile di vita attuale”, scrive Bergoglio. Il “problema dell’acqua è in parte una questione educativa e culturale, perché non vi è consapevolezza della gravità di tali comportamenti in un contesto di grande inequità”. Che cosa significa “in parte”. E per il resto? Silenzio.

E per quanto riguarda gli effetti di queste inafferrabili cause d’inequità, oltre agli stili di vita e alla mancanza di consapevolezza? Presto detto: “il controllo dell’acqua da parte di grandi imprese mondiali si trasform[a] in una delle principali fonti di conflitto di questo secolo”. Poi:“Anche le risorse della terra vengono depredate a causa di modi di intendere l’economia e l’attività commerciale e produttiva troppo legati al risultato immediato”. Dai “modi d’intendere”? E che diavolo, Santo Padre, non può trattarsi solo “di modi di intendere l’economia”, qui c’è ben altro oltre all’approccio soggettivo delle persone, ci sono le richiamate “grandi imprese mondiali”. Di che cosa si tratta, cosa sono, quali i loro scopi e il loro potere? Mah.



Vogliamo chiamarle almeno “transnational corporations”? Vogliamo dire – per uscire dall’astratto – che il nocciolo duro è costituito da 787 grandi corporation che controllano l'80 per cento delle più importanti imprese del mondo? E che al suo interno un gruppo ancora più ristretto composto da 147 gruppi controlla il 40 per cento delle più importanti multinazionali del pianeta? Vogliamo magari rivelare in quali di queste multinazionali il Vaticano ha investito proprie risorse finanziarie? No, questo in un’enciclica di carattere generale suonerebbe stonato.

Poiché il risultato di tale intreccio è che circa 3/4 della proprietà delle imprese del nucleo principale risulta nelle mani di imprese dello stesso conglomerato, cioè di un affiatato gruppo di aziende che cumulativamente detiene la quota di maggioranza tra tutte le più importanti multinazionali, ciò significa che la grande proprietà è in mano ad una esigua élite che domina il mondo e le vite di tutti. Ma non menzioniamo le classi sociali e il ruolo giocato in ciò che si denuncia.

Chi decide il prezzo dei cereali con i quali si sfama il pianeta, il prezzo del petrolio con cui batte il cuore del mondo, sono una dozzina di gruppi di trading dotati di magazzini, flotte e stabilimenti sparsi per il mondo. Le americane Adm, Bunge, Cargill e la francese Dreyfus, per esempio, tengono in pugno le commodities alimentari controllando fra il 75 e il 90% dei cereali mondiali. E poi la ministra dell'Ecologia e Sviluppo Sostenibile e Energia della Francia, nonché Presidente del consiglio regionale del Poitou-Charentes, ci viene a fare la morale sulla Nutella® !

Pensare, come propone esplicitamente papa Bergoglio, di venire a capo di queste questioni propagandando modelli di consumo consapevole può avere solo effetti assai scarsi e limitati e in cerchie ristrette di popolazione, ma per il resto tali modelli virtuosi si rivelano in definitiva inefficaci. Per tutto il giorno la pubblicità ­– che costa miliardi – ci bombarda conquistando la nostra mente e la nostra anima fin tanto che possiamo gridare: “lasciateci godere della nostra ricchezza o almeno sognarla!”. E chi ancora non ha raggiunto certi livelli di consumo e di spreco mitologico è disposto a qualunque cosa pur di venire a far parte della felicità merceologica propagandata dai maghi della réclame.

Lo sviluppo imponente della produzione mercantile – laddove l’estorsione di plusvalore è l’unica razionalità ammessa – si accompagna e cresce insieme ai discorsi sull’inquinamento. Oggi parlare d’inquinamento è una moda che si esibisce ovunque come ideologia mentre esso continua a guadagnare terreno come processo reale. Qui, Santità, si tratta di mettere in discussione i rapporti di produzione capitalistici e cioè anzitutto i rapporti di proprietà dai quali dipende la forma di tutti gli altri. Altrimenti è chiacchiera erronea e mistificatoria.

*

La necessità di produrre dei beni, il loro prezzo ed il potere sociale che il loro possesso comporta è questione che le religioni vorrebbero risolvere con dei richiami etici e morali, negando da un lato le pulsioni naturali e mortificando i desideri, e dall’altro mistificando la realtà dei rapporti sociali così come si vengono a stabilire storicamente. Da questo punto di vista possiamo ben considerare che non esiste alcun Dio il cui potere non sia fondato sulla negazione della vita e i suoi piaceri, e non c’è alcun prete che non riconosca il dominio del padrone sullo schiavo come il naturale svolgimento della vita nell’acquario sociale. Del resto i preti, finché è durata, sono stati essi stessi padroni reali e servitori fittizi della comunità. Anche la questione ecologica, dello spreco di risorse, dell’ineguaglianza sociale e delle povertà, oggi diventa per le religioni un buon pretesto per recuperare ideologicamente il loro ruolo in un’epoca di crisi.



11 commenti:

  1. Permette una fotografia, visto che le piacciono tanto?

    https://www.facebook.com/lacastadelVaticano/photos/a.125790867519300.22213.108021582629562/477276402370743/?type=1

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  2. Se non è un principio etico, che cosa può impedirmi di spalmare ogni mattina un cucchiaio di surrogato di cioccolato, tutto zucchero e collosa morbidezza? Se non lo spalmo o è perché ho paura di ingrassare o è perché mi è stato detto che l'olio di palma ha devastato interi continenti e le loro popolazioni. Lo so che una legge della fisica obbliga il capitale ad autodistruggersi travolto dalle proprie contraddizioni insanabili. Ma quanto tempo ci vorrà ancora? Non c'è il rischio che senza quell'etica spicciola che ci fa risparmiare sull'olio di palma, che ci fa contenere desideri e bisogni entro limiti accettabili più per gli altri che per noi, possa finire il mondo prima del capitalismo che lo domina? Non è meglio che almeno qualche tremebonda vecchietta obbedisca ai precetti del papa mentre tutti gli altri sono trascinati dalle sirene della pubblicità? Sono domande, mi creda, non affermazioni. Saluti, Ale

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    1. L’impossibilità della continuazione del capitalismo è un fatto scientifico che ormai diventa senso comune come prova l’enciclica. Il processo di trasformazione dell’attuale modo di produzione non richiederà qualche decennio ma un’intera epoca. Saranno le contraddizioni interne al capitalismo, la necessità che preme, a spingerci oltre. Non credo in un processo lineare e pacifico né nella sua ineluttabilità. E però l’epoca che possiede ogni mezzo tecnico per alterare assolutamente le condizioni di vita sulla terra è anche l’epoca che attraverso lo sviluppo scientifico e tecnologico ha la possibilità di creare le condizioni per un sistema sociale diverso. Non credo sia affar nostro stabilire nel dettaglio quali forme esso assumerà. Noi non lo vedremo realizzato ma le circostanze della lotta per la vita ci spingono da quella parte, oltre al fatto che la nostra coscienza non ci esime di portare il nostro sassolino al quale possiamo dare il nome che vogliamo. Intanto non rinunciamo al cioccolato per far contenta la concorrenza. ciao

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    2. Ci sono molti modi di manipolare l'opinione pubblica per mantenere i propri privilegi e il proprio potere.
      Il più diffuso non è quello di negare le forme apparenti della realtà, ma quello di non indicare mai le cause effettive della sua sostanza e muovere le energie delle masse verso direzioni innocue. g

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  3. Scusa l'O.T. Olympe.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/06/17/ue-estende-sanzioni-a-russia-per-6-mesi_c3388d9a-bdc4-4104-928a-031141c102bc.html

    E' chiaro che l''UE è prona all'imperialismo USA.

    Ciao da Franco.

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    1. ogni imperialismo ha i suoi vassalli
      ciao caro

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  4. Oggi 18 Giugno è l'anniversario di Waterloo !
    Un sincero augurio di buon proseguimento a tutti gli imperi del mondo !
    Come disse quel tale, a tutti, spetta la propria Waterloo,non si nega mai un diritto acquisito , nel corso della Storia.

    Caino

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    1. Waterloo ha chiuso un periodo e ne ha aperto un altro che va sotto il nome di Restaurazione. Tuttavia si deve anche a Napoleone se l’Europa non fu più la stessa. Sia chiaro: un autocrate e un cinico, ma non possiamo valutare le epoche storiche e i loro personaggi solo con questi parametri.

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  5. Questo vecchio ,porco e decrepito "mondaccio".

    Pare che, nonostante tutti gli sforzi che si possano fare , in un sistema chiuso, per quanto ordine si possa fare ,il disordine globale aumenti.
    E' il principio entropico, sé non sbaglio.
    Il Padre eterno, mio superiore, ha commesso un errore, ma quando mi permisi di farglielo notare,lui mi disse che ero un dialettico,e che per la dialettica non c'era posto.
    Risultato : mi aumentò l'affitto per la concessione dei terreni dove abitava la mia tribù..per soprammercato poi, concesse nuovi diritti di pascolo a mio fratello Abele che lo pregava tutto il giorno(pure sui terreni coltivati).
    Da allora mi sembra che sia cambiato un cazzo di nulla,per colpa della dialettica..in compenso il casino aumenta..fate un po' voi

    Caino

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  6. Cara Olympe,
    mi trovi perfettamente d'accordo,infatti che tutti gli imperi e gli imperialismi,modifichino la storia,o meglio imprimano alla stessa nuovi percorsi al di la' della volonta' dei singoli protagonisti passeggeri e fuor di dubbio,poiche' come tu insegni e'il corso della lotta tra le classi e i suoi esiti a determinare in ultima analisi il corso della storia.
    Il mio dire era soltanto un augurio di morte,che scaturisce dal piu' prodondo del cuore,visto l'ennesimo anniversario di uno dei tanti macelli perpetrarti .
    Uno scivolamento etico ,nel nome del mio buon cuore,residuo di una certa educazione ,a cui almeno in Italia pochi sono riusciti a sfuggire..meno i soliti noti,che usano l'etica un giorno si e l'altro no ,a seconda degli interessi di portafoglio.

    Caino

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