sabato 23 giugno 2018

C’è chi distingue



37.000 affogati nel Mediterraneo. Fossero anche il doppio, che vuoi che sia. Nelle traversate atlantiche di merce nera, eccedente o di scarto, ne fu gettata in mare molta di più. Nel Congo di Leopoldo II si racconta ne fossero uccisi quasi 10 milioni. La scala dell’orrore è molto ripida.

Papa Bergoglio chiede un piano Marshall per l’Africa. Ciò è assolutamente incompatibile con la volontà e gli interessi dell’occidente. Già i fascisti nostrani ululano per l’olio d’oliva e un po’ di frutti africani. L’Africa deve restare ciò che è sempre stata, e quanto a Bergoglio farebbe bene a starsene zitto poiché di razza umana ne ha sterminata molta di più la cosiddetta evangelizzazione e le guerre di religione che non due conflitti mondiali.

Quanto all’Europa, quella della moneta unica e delle regole sul diametro dei molluschi bivalvi, al primo vero problema si rivela perciò che essa è realmente: ipocrita, cinica, razzista, predatoria. C’è chi distingue tra Macron e Orban, tra un ministro italiano di prima e uno di adesso, ma la cosa non m’intriga per nulla.

venerdì 22 giugno 2018

Aveva ragione Pol Pot


E’ ricominciata la canea degli espertoni in tema di previdenza, in attesa che “gli amici del popolo” ora al governo provvedano a peggiorare la Monti-Fornero. Gli schiavi vanno in pensione troppo presto e muoiono troppo tardi, questo il succo dei loro ragionamenti. Semplicemente occultano un fatto essenziale: gli operai, oltre al valore del proprio salario e dei propri contributi pensionistici, producono con la loro fatica e sacrificio anche il valore corrispondente ai redditi percepiti da quegli stessi farabutti che scrivono sui giornali mille volte falliti i loro servizietti tanto oggettivi e numericamente ineccepibili.

Aveva ragione Pol Pot, di questa gente devono rimanere solo i teschi.

martedì 19 giugno 2018

Come si diventa nazisti


Ripropongo, senza aver mutato una virgola ma con un titolo diverso, il post di venerdì 30 marzo 2018. Nel post non tratto delle responsabilità politiche, gravissime, del ceto dirigente e intellettuale che ci ha condotto alla fase attuale e che ora si rende latitante. Di ciò ho scritto per otto anni, fin dal nome di questo blog.

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I media raccontano, specie dopo le fatali Idi di marzo, che il partito di Grillo-Di Maio sarebbe un eterogeneo contenitore di elettori delusi del centro-sinistra e del centro-destra. Il Movimento 5 stelle (che già nel nome veicola un’idea post ideologica) è stato paragonato, da commentatori definiti autorevoli, a una Democrazia cristiana in versione post confessionale. Seguendo i flussi elettorali non v’è dubbio che le cose stanno così, cioè che c’è stato un travaso consistente di voti non solo dal centrodestra ma di milioni di voti soprattutto dal Pd.

Che i 5 stelle siano una formazione politica post ideologica è una trivialità. Ogni attività umana, ogni militanza politica, è ideologicamente condizionata. In altri termini, non esiste idea o atto politico che non sia espressione di una coscienza, e questa è data, come qualsiasi altra idea e pratica sociale, da un dato ambiente ideologico. Definirsi a-ideologici o post ideologici è una forma di falsa coscienza.

domenica 17 giugno 2018

Verrà un ministro ...


Verrà un cancelliere o un ministro tedesco a rammentarci dei germani fatti venire dall’Himalaya 2300 anni or sono per installarsi nei dintorni di Berlino.

Del resto è indiscutibile che il sentimento generale dei germani moderni sia stato sempre quello di sentirsi parte di qualcosa di più grande e di superiore, si chiami razza, stirpe o nazione (*).

A far da contrappunto per fortuna c’è lo sciovinismo francese che, come tutti sanno, sa mantenersi con un profilo moderato.

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Verrà un ministro o sottosegretario padano a rammentarci che l’antico impero cadde per mano dei feroci barbari invasori, guarnendo con una citazione tratta dal Gibbon orecchiata chissà dove.

Nulla varrà opporre che ben prima dei feroci barbari del IV e V secolo, perciò già in età antonina e prima ancora, a disgregare e distruggere l’economia italica e con essa la stabilità dell’impero fu l’opera civilizzatrice e, insieme, devastatrice dell’imperialismo romano (**).

Anche allora soltanto i più avveduti capivano che le cose non potevano continuare così, e dunque non mancarono coloro che tentarono d’indagare, senza frutto, i moventi remoti della crisi, senza che tuttavia alcuna riforma potesse arrestare la dinamica propria delle leggi dello sviluppo storico.

Al confronto con l’oggi c’è una differenza di non poco conto: possediamo i mezzi per provocare una catastrofe naturale o bellica irreversibile.


(*) Gli studenti del periodo di Weimar erano antisemiti militanti ancor prima che i nazionalsocialisti facessero parlare di sé. Nel 1926, in un referendum, gli studenti tedeschi si pronunciarono a favore delle “caratteristiche razziali” come criterio della loro appartenenza all’associazione e con ciò esclusero gli studenti ebrei.

(**) L’agro delle città laziali e campane, per esempio, era diventato, per citare Plutarco (Tiberio Gracco, 8) “povero di uomini liberi e pieno invece di schiavi barbari, che i ricchi impiegavano per coltivare le proprie terre, dopo aver cacciato i contadini”.



mercoledì 13 giugno 2018

A ogni ora



Siamo in attesa di vedere i bersaglieri entrare a Mentone.

Nel momento stesso in cui anche l’idea di nazione si sta dissolvendo come tutte le altre, risorge comico e tragico il nazionalismo. Un classico dei paradossi della storia.


martedì 12 giugno 2018

Il governo delle scommesse



45 tra viceministri e sottosegretari, con auto blu, uso e abuso di aerei di stato, codazzi di addetti e contraddetti. Eccetera.

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Dice il Brambilla, portatore di novità rivoluzionarie, a riguardo delle pensioni:

“Il secondo canale per uscire è 41 anni e mezzo di contributi [ma non erano 41 senza sé e senza ma?], concedendo ad ogni anno lavorato prima dei 19 anni il valore di 1,25. Ad esempio così un lavoratore che ha iniziato a 16 anni [!!!!!!!] potrebbe quindi andare in pensione con 40,5 anni di contributi”.

Ah, ah, ah, va il cretino al seggio e si crede cittadino!

Scrivevo lo scorso 4 aprile: “Quanto poi alle pensioni, come già scrissi molti mesi or sono, i nostri Robespierre riusciranno a far rimpiangere la Monti-Fornero. E su questo punto accetto scommesse libere”.


Sull’altra genialata proposta in riferimento alla cancellazione superamento modificazione della Monti-Fornero, leggetevi quanto scrive quel noto leninista di Mario Seminerio.

lunedì 11 giugno 2018

Le grandi speranze


Il rapporto tra produzione sociale della ricchezza e la sua appropriazione privata costituisce l’ineludibile e sempre più divaricante contraddizione della nostra epoca, con tutto lo strascico di problemi sociali e di sostenibilità di cui è concimato il famoso “dibattito” affidato agli ideologi.

Non c’è sviluppo tecnologico, intelligenza artificiale, industria 4, 5, 6 punto zero, imperativi monetari, riforme del welfare, che potranno eludere tale contraddizione e la sua inarrestabile e progressiva divaricazione. Fino all’esplosione.


Le più grandi speranze quando vengono deluse grondano sangue.