martedì 25 luglio 2017

Giliolate di mezza estate



Dopo un inverno con nevicate “eccezionali veramente”, ci voleva un’estate di siccità e incendi (slavo che in Corsica), alla quale potrebbe seguire una stagione con eccezionalità opposta (senz’alberi con la pioggia le colline arriveranno al mare).

Senza contare un’altra calamità, ossia che tra meno di un anno Berlusconi rischia di vincere le elezioni o quantomeno di accreditarsi la vittoria. Tutta colpa dell’astensione che ingoia la sinistra, sostiene Gilioli, e allora vincerà la destra, “per abbandono, per stanchezza, per noia, per sconforto”. Ma non mancano, tra gli astensionisti, i “decisi e gli assertivi”. Da escludersi a priori che per i “decisi”, fascia in via di assottigliamento (sostiene il Pereira dell’Espresso), si possa trattare di una scelta politica ben precisa.


Se il buon Gilioli fosse nato dieci anni prima, poi nell’autunno del nostro scontento al massimo si sarebbe beccato una multa per affissione abusiva. Me lo vedo a spinare birra alle feste dell’Unità con la maglietta del Che. Gilioli è disposto a votare “chiunque” (indimenticabile a suo tempo l’endorsement ad Ingroia). L’importante che non vinca la destra, dice. Quale destra, Gilioli? La stessa che ha governato negli ultimi vent'anni e che sta portando nuovamente al successo Berlusconi?

Avanzi



Perché l'Italia non si ferma.





lunedì 24 luglio 2017

H2O



Come solito ha ragione Mario Tozzi. Dico seriamente: ma perché uno come lui non lo facciamo a furore di popolo presidente del consiglio? E del resto, in attesa di una specifica direttiva della UE, dobbiamo prendere in considerazione la necessità di allinearci a certi parametri degli altri paesi europei. Motu proprio dobbiamo rinunciare al bidet, quantomeno d’estate, soprattutto da Roma in giù.

Anche la precettistica cattolica ha sempre guardato con sospetto a tanto impegno igienico. Un manuale intitolato Tesoro delle giovinette, in uso fino a qualche decennio or sono, prescriveva non solo di limitare ma addirittura di evitare lavacri di pulizia intima nel timore che la pratica assumesse carattere di offesa al pudore.

Ma anche personaggi insospettabili del bel tempo che fu ebbero orrore dell’acqua. Si pensi che Balzac, nel 1837, s’era rintanato nell’appartamento degli amici Guidoboni-Visconti, sugli Champs-Elysées, e in un mese aveva scritto La femme supérieure; per portare a termine il libro in così poco tempo egli non si era raso la barba, né si era lavato, né cambiato. Alla fine decise di fare un bagno, ma in una lettera scrisse di temere che quel bagno avrebbe potuto indebolirlo!

Malgrado la persistente diffidenza dei medici e le precauzioni suggerite dagli igienisti, si andranno affermando i canoni dell’estetica e della cosmesi. Un fenomeno di costume che diventerà di mercato. Aristocratici e borghesi tendevano infatti a distinguersi dai proletari (Sue, Balzac, Hugo, delineavano personaggi angustiati dalla povertà che erano costretti a economizzare sui rifornimenti dei secchi d’acqua) proprio per la pulizia e per una igiene scrupolosa. Vediamo.


Si incominciavano a raccomandare almeno lavaggi parziali. I piedi dovevano essere lavati ogni otto giorni (Courtin De Chantal, Nouveau traité de civilité, 1750); i capelli ogni due mesi (L’omnibus de la toilette, 1828); i denti almeno una volta alla settimana (H. Raisson, Code de la toilette, 1828). Superfluo dire che possedere una vasca da bagno era segno di estrema eleganza e originalità.

Immaginiamoci dunque i salotti del bel mondo d’allora, frequentati dai più celebri letterati, artisti, filosofi e bon vivant, dove si disquisiva dei massimi sistemi e s’intrecciavano liaisons dangereuses (per la salute!), e mettiamoli idealmente in collegamento con lo stato della loro … toilette.

domenica 23 luglio 2017

L'ultimo principe


Oggi ricorre il 60° anniversario della morte di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore del noto romanzetto mai troppo riletto e mai troppo compreso. Il Domenicale non ne fa cenno, e ciò non deve stupire con questi chiari di luna. Del capolavoro viene citata, soprattutto da parte di chi non l’ha nemmeno sfogliato, una frasetta divenuta celeberrima. Ben altre frasi e riflessioni andrebbero incise su marmo, soprattutto quelle racchiuse nella IV parte.


sabato 22 luglio 2017

Antichi e moderni

Rimedi contro la canicola


Gli antichi abitanti di Roma – non necessariamente delle classi alte – non usavano meno acqua degli attuali. Il concetto d’igiene, questo sì, era abbastanza diverso dal nostro più recente. Del resto mancavano allora del sapone, e tuttavia oggi salendo sui mezzi pubblici, o in coda alla cassa del supermercato, possiamo sperimentare che non sono pochi coloro che, pur non ignorando completamente la funzione dei detergenti e mezzi igienici moderni, trascurino di farne uso abituale e frequente. È capitato perfino di leggere sulla stampa farneticazioni che sconsigliano l’uso quotidiano della doccia per motivi salutistici. E perfino – viene schifo a riferirlo – il quotidiano cambio della biancheria (*).

Svetonio riferisce che Caligola – sempre lui – escogitò le raffinatezze più inaudite per i suoi bagni e la sontuosità delle sue abluzioni arrivò al punto di fare il bagno non nell’acqua, bensì in tiepidi profumi. Eliogabalo, per non essere da meno, era solito nuotare in vasche d’acqua miscelate con olio di zafferano. Mah. Giovenale e Marziale alludono spesso alla greve immoralità dei bagni comuni tra uomini e donne. Adriano invece fu il primo a porre fine a questa promiscuità. È noto che preferisse i bagni per soli maschi. In seguito Eliogabalo fu il primo che permise bagni promiscui, ovunque e ad ogni ora. Fu assassinato.


(*) Il ducione faceva il bagno il sabato e in tale occasione cambiava la biancheria, come del resto moltissimi italiani fino ad epoca recente. Faceva larghissimo impiego di acqua di Colonia. L’Adolfo, invece, contrariamente a quanto si può credere, si lavava molto spesso e disprezzava quelli dell’entourage che non ne seguivano l’esempio anche in questo. Però gli puzzava l'alito e aveva problemi di flatulenza. Sempre contrariamente a più vieti luoghi comuni, il dittatore non era di per sé vegetariano, ma scoprì che ridurre la carne rendeva meno puzzolenti le sue emissioni intestinali, perciò provò a privilegiare i consumi vegetali. In realtà, nonostante la leggenda che fosse vegetariano, Hitler non abbandonò mai le adorate salsicce bavaresi e altri piatti di carne.