venerdì 27 novembre 2020

Friedrich Engels, violinista eccelso

 

Suggerisco la lettura dell’articolo dell’ottimo Marcello Musto in occasione del 200° anniversario, che cade domani, della nascita Friedrich Engels, senza il quale non avremmo avuto il Marx che conosciamo.

Pur apprezzando l’articolo, mi sento in disaccordo con Marcello Musto riguardo al suo giudizio, che considero abbastanza tranchant, secondo cui “il metodo dialettico utilizzato da Engels possa aver semplificato e ridotto la complessità teorica e metodologica di Marx”. Spiace dirlo per lAutore di eccellenti lavori, però mi pare un giudizio che ricalca certi insistiti e frettolosi stereotipi.

giovedì 26 novembre 2020

Campioni di cattiva coscienza








Chi arricchisce e chi impoverisce

 

Martedì, il Dow Jones Industrial Average ha raggiunto il record di 30.000 punti, con un aumento di quasi il 70% da marzo. La ricchezza di 650 miliardari statunitensi si è avvicinata a un totale di 4.000 miliardi di dollari, con 1.000 miliardi di crescita da marzo 2020.

Dieci miliardari hanno un patrimonio complessivo di 433 miliardi di dollari e hanno visto aumentare la loro ricchezza di 127 miliardi dall’inizio della pandemia a metà marzo, un aumento del 42%. Questi dieci sono: Jeff Bezos (Amazon), Alice, Rob e Jim Walton (Walmart), Apoorva Mehta (Instacart), John Tyson (Tyson Foods), Stephen Schwarzman (Blackstone), Henry Kravis e George Roberts (KKR) e Steve Feinberg (Cerbero).

La ricchezza di Elon Musk è cresciuta di oltre 100 miliardi dall’inizio della pandemia, da 24,6 miliardi il 18 marzo a 126 miliardi il 24 novembre, con un aumento del 413%, grazie alle sue azioni Tesla (più del PIL del Kenya, oltre 40 mil. ab.). Il suo patrimonio ora supera quello di Bill Gates di Microsoft.

La ricchezza di Jeff Bezos è cresciuta di quasi 70 miliardi, da 113 miliardi il 18 marzo a 182,4 miliardi.

Dan Gilbert, presidente di Quicken Loans, ha visto la sua ricchezza salire a oltre 37 miliardi, da 6,5 miliardi a marzo a 43,9 miliardi il 24 novembre 2020, con un aumento del 575%.

Secondo la Federal Reserve, la distribuzione di 112 trilioni di ricchezza privata totale negli Stati Unit nel secondo trimestre era questa: l’1% più ricco possiede 34,23 trilioni; il 9 per cento ha 43,09 trilioni, la fascia tra il 50-90 per cento si divide il 32,65 trilioni; e il 50% più povero si arrangia con 2,08 trilioni.

L’impennata dei mercati è guidata dall’ampio e senza precedenti intervento della Federal Reserve, che ha garantito che non mancherà di foraggiare il mercato, cioè la sala slot del capitalismo, perché non ci sia alcun calo dei corsi azionari indipendentemente dallo stato dell’economia reale.

Basterebbero questi dati per spiegare anche al più sciocco degli umani che cos’è il capitalismo.

Il capitalismo non è “inciampato” in questa politica. Questo stato di cose è il prodotto di una campagna decennale per abbattere gli standard di vita della classe lavoratrice arricchendo l’oligarchia finanziaria.


mercoledì 25 novembre 2020

Il più grande

 


Morti lo stesso giorno, vorrà pur dire qualcosa.

(Parafrasando Burt Lancaster, Alfredo Berlinghieri, nel film di Bertolucci)

Così parlò Giovanni Dosi


Se nel 1788, anno della sua morte, avessero chiesto a François-Marie Arouet un vaticinio sul futuro della Francia e dell’Europa, è possibile che si sarebbe spinto fino ad ipotizzare una rivoluzione sociale, ma sarebbe rimasto stupito di fronte ai “dettagli” di un sommovimento epocale quale effettivamente avvenne di lì a pochi anni, vale a dire nel periodo 1789-1815.

Se poi nel 1812, durante una gala in un favoloso palazzo, dove Napoleone fu omaggiato dall’imperatore d’Austria, da uno stuolo di reali e di arciduchi genuflessi, qualcuno avesse messo in giro la burla che quell’uomo tanto potente di lì a tre anni sarebbe caduto prigioniero degli inglesi, relegato in un’isoletta nebbiosa nel mezzo dell’Atlantico, alloggiato in una casupola infestata dai sorci (tanto da trovarne un ragguardevole esemplare annidato dentro il suo celebre cappello), avrebbe riso incredula tutta l’Europa.

Se nel 1910, anno della sua scomparsa, avessero chiesto a Lev Tolstòj di pronosticare il futuro della Russia, pur non nutrendo liriche illusioni sul destino del suo paese, forse non si sarebbe spinto ad immaginare le modalità del sovvertimento che travolse l’impero zarista nel 1917, la reazione appoggiata dalle più grandi potenze che seguì la presa del potere da parte dei bolscevichi, la crudezza dell’epidemia influenzale e di quella tifoide che provocarono milioni di morti.

Se infine il 31 dicembre 2019 ci avessero chiesto un pronostico per l’anno venturo, chi avrebbe immaginato quanto è accaduto quest’anno? Quando il futuro diventa realtà notiamo quanto sia difficile raccapezzarci con il presente nonostante tutte le nostre ponderate previsioni. E dunque a che cosa serve studiare ciò che è avvenuto nel passato? A dare un reddito agli storici di professione e profitti agli editori, a trastullarci con ricostruzioni, congetture e falsificazioni?

Ognuno di noi può rispondere a questa inesausta domanda come preferisce, aspettando impaziente di vedere cosa poi davvero accadrà.

Nietzsche, per esempio, diceva che la vitalità non trae giovamento dalla storia; chi vive, se vuole andare avanti, deve dimenticare il suo passato. Questo, a mio avviso, non può essere valido nemmeno sul piano personale. Senza storia ci sentiremmo come se avessimo l’Alzhaimer.  La storia è parte costitutiva essenziale della nostra identità individuale e collettiva. 

*

martedì 24 novembre 2020

L'evaso

 

L’ho cercato e non l’ho trovato. Da principio credevo si fosse intrufolato da qualche altra parte; poi, man mano che lo cercavo senza trovarlo, ho perso la speranza. Perché mai avrebbe dovuto allontanarsi dai suoi fratellini? Forse, furtivamente, se n’è andato con qualcuno: ma con chi e quando? Perché tra gli altri della sua schiatta avrebbero scelto proprio lui? Mi secca quando un mio schiavo evade dal suo ergastolo senza lasciare traccia. Proprio adesso che compiva cent’anni. Quale ingratitudine.

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lunedì 23 novembre 2020

Non quei figli

 


Quanto può reggere stabilmente un ordine economico e sociale come quello attuale? Non mi riferisco alla “fine” del capitalismo (tema scientifico, non romantico), ma all’esplosione delle sue contraddizioni (*), quelle di un sistema entro il quale i lavoratori esistono per i bisogni di valorizzazione di valori esistenti, invece che, viceversa, la ricchezza materiale esista per i bisogni di sviluppo dei lavoratori.

Nelle condizioni odierne, che sono le più favorevoli ai lavoratori, il rapporto di dipendenza degli stessi al capitale riveste forme tollerabili o, come osservò qualcuno, “comode e liberali “.

domenica 22 novembre 2020

Mattutino

 


Da eroe a merda sotto la suola della scarpa.


Le grandi inchieste di Cazzullo.


Non sanno darsi pace.


Filantropi di tutto il mondo, unitevi!