lunedì 19 marzo 2012

Si torni a dare il loro nome alle cose



«Chi gestisce la Fiat ha il diritto e il dovere di scegliere per i suoi investimenti e le localizzazioni più convenienti e non ha nessun dovere di ricordarsi solo dell'Italia». Questo ha detto testualmente il presidente del consiglio senza che nessuno, ai piani alti e bassi della politica, dei vertici sindacali confederali, i celebrati editorialisti, abbia eccepito alcunché.

Questo signore, che di nome fa Mario Monti, il quale si crede molto intelligente e anche spiritoso, a capo del governo senza che nessun cittadino l’abbia scelto e votato, ha scoperto una nuova categoria dei diritti: quella dei padroni che si atteggiano a superuomini e degli schiavi che servono loro come tappeti.

I padroni e i manager finanziari che stanno a capo della più grande azienda nazionale, peraltro strategica sotto molti profili, hanno diritto di fare quello che vogliono, mentre gli operai che rappresentano il lavoro, sul quale si dice sia fondata la repubblica e perciò la democrazia in questo paese, hanno solo doveri, primo tra tutti quello di sottostare a ogni sorta di vessazioni e d’insulti, al punto che i propri rappresentanti sindacali non possono entrare in fabbrica e, cosa altrettanto grave, essi stessi, se iscritti al sindacato, vengono discriminati e di fatto esclusi dal rientro al lavoro.

Questo stato di cose si può chiamare come si vuole, personalmente lo chiamo: FASCISMO.

domenica 18 marzo 2012

Certi discorsi



Domani alcune decine dei più importanti fondi pensione del mondo decideranno di investire o disinvestire in determinati titoli, obbligazioni, commodity, ecc.. Determineranno con le loro decisioni gran parte dei listini borsistici e dei relativi flussi finanziari. La finanza contro cui protestano a New York i cosiddetti indignati non è fatta solo di banche ma anche da questi enormi trust finanziari che gestiscono pensioni, vale a dire i soldi che mensilmente versiamo come previdenza integrativa, qui in Italia, oppure come previdenza tout court come succede in Usa. Quindi gran parte della speculazione finanziaria viene fatta alle nostre spalle e contro i nostri stessi interessi generali, ma in difesa dei nostri interessi individuali (pensioni). Come pensiamo di uscire da questa contraddizione? Con le marce, le barricate, sfasciando qualche vetrina? Oppure con una pressione di massa verso quei fondi speculativi affinché cambino strategia???

Andiamo al supermercato, nei discount per esempio, e ci fa piacere se le merci che acquistiamo hanno un prezzo contenuto, anzi decisamente basso. Ma per produrre quelle merci e poi venderle a prezzi altamente concorrenziali è necessario un super sfruttamento delle risorse, anzitutto quelle umane. Che facciamo, chiediamo merci più care e maggiori remunerazioni e tutele per chi le produce? Cambiamo supermercato?

Ce la prendiamo con l’Apple perché produce in Cina utilizzando gli schiavi del posto. Può starci, avendo però cura e consapevolezza che l’Apple non produce direttamente ma tramite la Foxconn, una multinazionale, la quale fornisce anche Motorola, Nokia, Sony, Microsoft, Nintendo, Dell, Hewlett-Packard, ecc.. Siamo sicuri che nel nostro asciugacapelli non c’è qualche componente prodotto dalla Foxconn? Oppure non usiamo più l’iPad, il televisore Lcd, la playstation? Sicuri che i nostri connettori del computer non sono prodotti in quel modo? Mai fatto un giretto sul sito ufficiale della Foxconn? Sappiamo chi sono gli azionisti di questa mega corporation?

E la carta igienica, direbbe Mimì metallurgico, sappiamo cosa c’è dietro la sua produzione? Pensiamo davvero che ciò che vale per la fabbricazione hi-tech non valga anche per i prodotti più convenzionali? Quali basi politiche, legislative e normative abbiamo per difenderci da questo andazzo? Nessuna. Come ebbi a scrivere oltre due anni fa, la quantità di tutto ciò che questa società ci impone e ci infligge ha già superato la soglia oltre la quale ogni equilibrio faticosamente costruito viene rotto con violenza. Marx ha scritto che ogni epoca si pone solo i problemi che può risolvere, e questo è vero, ma oggi siamo giunti precisamente al punto in cui non è più possibile risolverne nessuno senza risolverli tutti.

Alcune cose che mi sono venute in mente solo stamattina



Fin che si tratta di tagliare le pensioni, tassare la casa, aumentare le accise sui carburanti, “riformare” il lavoro che non c’è o è precario, far salire la quota dei profitti, tutto facile o quasi. Efficace anche il giochino che riguarda lo strangolamento dei piccoli agricoltori e allevatori perché lascino le proprie terre ai nuovi latifondisti. Quando invece si tratta di mettere mano sulla Rai, commissioni bancarie e altre cosucce in capo alle lobby, oppure di proporre un piano industriale nazionale che punti sulla produzione e ricerca e non solo sulla liberalizzazione fittizia di alcuni servizi, il governo “tecnico” si rivela per quello che è, il prodotto di un pasticcio politico, il portato di un regime di classe, quella del denaro, il risultato reale di un’incapacità manageriale.  Il dato di fatto è che chi decide è altrove, ma gli unici a non contare davvero nulla sono i salariati e i pensionati, la gente comune, quel popolo nel cui nome si dice senza pudore di governare.

Questo governo, non diversamente dai precedenti, è chiamato alla difesa delle rendite, dei grandi patrimoni e dei profitti messi in pericolo dalla crisi finanziaria, e lo sta facendo palesemente nei modi che si è detto, colpendo salariati e ceto medio, aumentando l’iva che è una vera e propria tassa sui redditi più bassi. Ma non si tratta solo di un’operazione di “difesa”, ma di vero e proprio favore decidendo ulteriori sgravi fiscali per le imprese come sostegno alla “crescita” e trasferendo risorse alle “grandi opere” (di corruzione).

Il fatto che l’aliquota fiscale unica sui redditi da capitale sia passata dal 12,5 al 20% è solo una foglia di fico (è al 20% in tutta la UE) se solo si pensa che un qualunque lavoratore (e si tratta di sudore e sacrifici, non di semplici clic con il mouse) paga un’aliquota del 23% sul reddito fino a 15mila euro e il 27% fino a 28mila euro. Per non dire della falsificabilità dei bilanci societari, pratica divenuta di fatto legale con la sua depenalizzazione. Quanto versano al fisco complessivamente le società italiane quotate in Borsa? Quando vedremo i blitz dell’agenzia delle entrate nelle isole Cayman, Narau, Antigua, Sark, dove hanno sede migliaia di consociate delle multinazionali?

Questi sono i veri scandali alla luce del sole, non dissimili a un altro fatto, ossia che vi siano stipendi statali e pensioni pubbliche che arrivano a 30 volte il salario di un operaio o di un semplice impiegato. C’è poco da invitare ognuno a “fare la propria parte”. Cominci Napolitano a dare l’esempio, a ridursi drasticamente l’appannaggio ultra-regale, prima di firmare decreti che tagliano le pensioni alle vedove. O vogliamo parlare della legge 252/1974?

Lo scoperchiamento della cloaca del finanziamento ai partiti, la corruzione dilagante, dimostra che la classe dominante non teme nessuna rivolta dal basso o campagna mediatica che non sia funzionale al mantenimento del sistema stesso. La borghesia ha vinto su tutta la linea, ma anzitutto ha vinto imponendoci la sua visione del mondo. La più grande battaglia la borghesia del denaro l’ha vinta negli ultimi trent’anni sul campo dell’ideologia e della comunicazione, prima ancora che sul terreno della nuova legislazione che accompagna le misure di austerity sociale. Del resto la lotta a coltello per il controllo e la spartizione della televisione, sia come strumento di potere, di orientamento e comando, così come settore di marketing, non ha bisogno di particolari commenti.

Anche dal lato delle nuove tecnologie, centinaia di milioni di utenti sono convinti che si è raggiunta, con l’utilizzo dei nuovi mezzi, una maggiore libertà di espressione e di relazione, ma in realtà lo spazio della comunicazione è dominato dai temi decisi nei grandi centri di produzione ideologica e coloro che vi si oppongono realmente costituiscono una minoranza del tutto marginale e sotto sorveglianza attiva. Per il resto c’è il carcere e la tortura.