mercoledì 23 maggio 2018

Un altro fatto strano e preoccupante


Se a fronte della proposta di introdurre un’imposta a due aliquote fisse al 15 e al 20% per persone fisiche, partite IVA, imprese e famiglie, ossia una tassazione che favorisce palesemente i redditi alti e altissimi, la gente non è scesa in piazza alzando barricate, allora si spiega anche un altro fatto strano e preoccupante, seppur del tutto personale, cioè che mi trovi d’accordo con Luttwak per quanto riguarda la situazione economica e politica italiana.

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Il 20 gennaio 2017 Donal Trump s’insediava alla Casa Bianca. Il giorno dopo, a Coblenza, cinque esponenti dell’estrema destra sono comparsi assieme sul palco della Rhein-Mosel-Halle. Un’internazionale socialnazionalista di nuovo conio capace di mescolare temi sovranisti di destra a temi sociali di sinistra, con a capo Marine Le Pen, Frauke-Petry di Alternative für Deutschland, Geert Wilders dell’olandese Partij voor de Vrijheid, Harald  Vilimsky del Partito della libertà austriaco, e un certo Matteo Salvini.

E sarà Salvini, con ogni probabilità, a ricoprire l’incarico di ministro dell’interno del prossimo governo Lega-M5S. Questi ultimi sono sotto schiaffo, come si muovono Salvini minaccia di rovesciare il tavolo e andare a elezioni. In realtà è un bluff che nessuno avrà il coraggio di andare a vedere. Quanto al Pd è un cadavere ancora in mano al suo imbalsamatore.

Sono saltati i cardini sociali, politici e culturali ai quali, bene o male, era ancorato questo paese. La cosa non sembra preoccupare più di tanto e non più di pochi. Il dramma vero è che non si vede un barlume di alternativa a questa deriva figlia delle irrisolte contraddizioni di questo sistema.



martedì 22 maggio 2018

Meritocrazia




Questo Conte Giuseppe è un altro racconta frottole sulla traccia di Oscar Giannino? Almeno l’Oscar, asserite due lauree e un master a Chicago, è simpatico e ci fa ridere, mentre con questi rivoluzionari al ragù ci sarebbe solo da piangere.


Un paese con l’ossessione per la laurea, che a parole disprezza, a cominciare da Bossi padre e Trota figlio, per finire con quello che non ha mai avuto una busta paga e farà il ministro del Lavoro e pure dello Sviluppo. Questi so’ mejo de Manuel Fantoni.

Il complotto


Quanto è importante la conoscenza del passato, di ciò che chiamiamo storia? Nella misura in cui acquistiamo conoscenza del passato, acquistiamo conoscenza del presente e del futuro, poiché sia l’uno e l’altro derivano dal passato e in parte ne sono determinati. L’ignoranza è la mancanza del senso della storia.

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Non fu un complotto, non almeno nel senso corrente al quale associamo questo termine. La Deutsche Bank, che viene sempre tirata in ballo nelle ricostruzioni complottistiche del 2011, con le sue operazioni sui titoli del debito italiano non influenzò negativamente il mercato, e del resto non agiva su mandato di Berlino, piuttosto di quello dei suoi azionisti, cioè degli investitori internazionali (in maggioranza, cinesi, americani e qatarioti) i quali puntavano solo a ciò a cui puntano tutti coloro che fanno un investimento, piccolo o grande, ossia al profitto, al vile denaro, allo sterco del diavolo.

Più che di un complotto si può parlare di una serie di circostanze che vennero a coincidere, di nodi che venivano al pettine. E quello italiano è un pettine nel quale s’impigliano nodi storici giganteschi.

domenica 20 maggio 2018

Tanto peggio, tanto meglio


Il risultato elettorale del 4 marzo scaturisce da un voto di scambio basato su promesse elettorali in gran parte palesemente irrealizzabili e che nulla hanno a che vedere con la costruzione di un welfare robusto e sorretto da politiche fiscali adeguate. A leggere il “contratto” appare chiaro che la vaghezza sui tempi e le coperture, così come su altri “dettagli”, non è casuale. La prima bozza confessava l’azzardo laddove si fantasticava della cassazione di 250 miliardi del debito. In realtà ciò che si prospetta sulla base di tali promesse è un ulteriore e massiccio aumento del debito che condurrà al collasso della finanza pubblica.

Del resto, che Lega e Movimento abbiano trovato davvero un punto di convergenza nel cosiddetto “contratto”, e cioè su alcune questioni cruciali di ordine economico e sociale, a me pare realisticamente assai dubbio. Le parti hanno giocato la partita con carte truccate, l’improvvisazione e l’impreparazione hanno fatto il resto.

Gli esempi più noti sono quelli della tassa piatta e dell’ancor vago progetto sul reddito di cittadinanza, ossia, da un lato, la riduzione delle tasse per i più abbienti e, dall’altro, l’estensione di un sussidio universale per il proletariato giovanile e per chiunque si trovi, per volontà o necessità, in una certa condizione reddituale. Sono due obiettivi antitetici e destinati a procedere ognuno in direzione opposta.

sabato 19 maggio 2018

Quel genere molto diffuso di cittadini sovrani



Laura Castelli, deputata pentastellata e unica donna presente al tavolo tecnico (??) che ha redatto il “contratto per il programma del cambiamento”, a riguardo dei tempi di attuazione dei singoli capitoli dell’azione di governo ha così risposto: “I tempi sono nella nostra testa”; in riferimento alle coperture finanziarie, che non sono indicate nel documento, ha replicato: “Se lo avessimo fatto avremmo impiegato sei mesi [sic!] per chiudere il documento. In realtà le coperture ci sono”.

Queste risposte mi hanno fatto venire in mente un episodio dell'assurdo al quale mi accadde di assistere esattamente 43 anni or sono. Durante un controllo dei registri di carico e scarico delle materie prime e ausiliarie necessarie alla produzione, approvvigionate e stoccate in magazzino, fu chiesto al responsabile per quale motivo nei registri figurassero trascritte solo le operazioni di carico ma non le movimentazioni di scarico. Questi, con l’aria più pacifica del mondo, rispose: “lo scarico ce l’ho in testa”. Testuale. Nessuno tra i presenti osò accennare a un sorriso poiché la situazione che si presentava era assai seria. Al magazziniere fu ripetuta la domanda, e questi, sempre con molta tranquillità, portando l’indice della mano destra verso la tempia, ripeté: “ce l’ho tutte in testa”.

Evidentemente la deputata Laura Castelli pensa di avere a che fare ancora con le sue bambole e non con questioni di governo di una nazione che riguardano la vita, ossia il presente e il domani, di decine di milioni di persone. Potrei segnalare all’on. Laura Castelli che negli ultimi giorni molte persone hanno visto assottigliarsi il proprio gruzzoletto investito in titoli e azioni grazie a ciò che lei e altri statisti scarabocchiavano sul cosiddetto contratto per il programma (e il peggio deve ancora venire, perciò penso di vendere tutto e comprare un gregge di pecore). A cosa servirebbe farlo presente a persone che hanno la loro testa impegnata altrove, che sono più in declino loro che il sistema stesso?  

Il magazziniere di cui sopra fu ovviamente rimosso seduta stante dal proprio incarico. Quelli come Laura Castelli invece ce li dobbiamo tenere perché milioni di cittadini esattamente come lei li hanno votati e continueranno a votarli. Gli stessi che approveranno un “contratto per il programma del cambiamento” senza sapere nulla a riguardo dei tempi di attuazione dei singoli capitoli e nulla in riferimento alle coperture finanziarie. Quisquilie. Si tratta di quel genere molto diffuso di cittadini sovrani molto fiduciosi sulle buone intenzioni altrui e che non mancano mai di apporre la propria croce su un contratto senza leggerlo, altrimenti ci vorrebbero “sei mesi”.

venerdì 18 maggio 2018

La realtà e le sue ombre


Troppo facile e comodo stracciarsi le vesti ora. Né di destra né di sinistra, le ideologie sono morte. Così si diceva, e serviva da sponda per demolire tutto ciò che contrastava con le sorti magnifiche e progressive del neoliberismo. Eludendo una contraddizione fondamentale: che se da un lato la produzione è sociale, dall’altro la proprietà è privata. Quando lunedì scorso scrivevo: “lo Stato ha perso ruolo quale regolatore del meccanismo della riproduzione sociale, di garante e interprete dei principi costituzionali e della loro estrinsecazione nella sfera della legislazione, lasciando esposto il lavoro alla condizione darwiniana del mercato”, proprio a questo alludevo. Bisogna dare peso alle parole. Tutto ciò che sta succedendo sotto i nostri occhi da molti anni, non solo in Italia, e di cui paghiamo sempre più le conseguenze, ha a che fare con tale situazione e con l’ideologia che l’ha favorita. È sempre dai rapporti di produzione, piaccia o no, che bisogna partire se si vuol tentare di uscire dalle nebbie della mera analisi politologica, ossia se non ci si vuole fermare alle ombre “misteriose” proiettate sul fondo della caverna.

giovedì 17 maggio 2018

Una buona idea



con aggiornamento


L’idea di impiegare greggi di pecore per risolvere il problema dell’ostinato ricrescere dell’erba nei parchi e giardini pubblici di Roma non è poi così farlocca come può apparire di primo acchito. A ben considerare essa presenta dei vantaggi prevalenti ad eventuali negatività. Anzitutto si realizzerebbe un risparmio di spesa sul macchinario, i carburanti, il personale, oltre ad evitare l’inquinamento acustico e dell’aria, il superamento dell’indolenza (o altro) di chi oggi non provvede alla falciatura.

Se l’esperimento dovesse avere successo ed essere imitato altrove, s’incrementerebbe il patrimonio ovino, la produzione di lana, del latte e dei suoi derivati, oltre a generare un avvicinamento tra il mondo cittadino e quello rurale, assai marginalizzato. Bisognerà però stare attenti, specie in quel di Roma, in Magna Grecia ma anche in Gallia Cisalpina, che non vengano a formarsi nuove municipalizzate e lobby pastorali di stampo monopolistico.

Inoltre, e ciò non potrà non incontrare i favori del nuovo ceto politico molto attento alle identità e tradizioni, in periodo natalizio sarebbero in tal modo pronti e disponibili sul posto greggi e pastori per l’allestimento di presepi viventi. All’uopo, per quanto riguarda gli asini, il problema non sussiste, e anche per l’altro animale del presepe, quello con le corna, l’offerta locale soddisferebbe adeguatamente la domanda.


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"Ho riscontrato diverse valutazioni positive" ha concluso Montanari. "Dal Wwf alla Coldiretti che ha addirittura riconosciuto che può essere un'alternativa moderna alla transumanza che per secoli ha caratterizzato i nostri territori. È chiaro che gli animali autorizzati devono essere indenni da determinate patologie e sottoposti a profilassi particolari".

I situazionisti del bel tempo che fu a questi qui gli fanno le pippe.

mercoledì 16 maggio 2018

Come Alice


È solo aria fritta. Non c’è un numero reale e non c’è dettaglio. Non è un programma di governo, ma un pamphlet propagandistico e tra un anno scopriremo argomenti di doglianza per un secolo. Questi statisti, che solo a sentirli parevano far vacillare il sistema, dovevano essere fermati già alle medie.

Come Alice stiamo ruzzolando nella tana del Bianconiglio. Resta da scoprire quanto è profonda la tana.


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In attesa di leggere i deliri a riguardo delle vaccinazioni, godiamoci quelli sui Rom (e i Sinti?):



Per i numeri reali sulla situazione, leggere qui.