giovedì 4 febbraio 2021

Mario Due e la scatoletta di tonno

 

La Neue Zürcher Zeitung, che non usa mezzi termini su tali questioni, ha commentato: “Un governo tecnocratico sotto Mario Draghi è la migliore soluzione per l’Italia date le circostanze. Attendono il 73enne Draghi compiti che non sono stati affrontati o almeno non portati a termine per due decenni. Ora le riforme sono richieste inequivocabilmente dall’Unione Europea, perché senza di esse l’Italia rischia di diventare un rischio sistemico per l’intera costituzione politica ed economica dell’Europa”.

Mario Draghi deve garantire che i 209 miliardi di euro non siano buttati e che l’Italia non mandi in vacca certi equilibri.

Questo è tutto.

Come si posizioneranno a parole i partiti politici in merito al nuovo governo non sarà rilevante, nel senso che se non vogliono vedere lo spread sui titoli italiani a 1500 punti dovranno fare i bravi ed essere brevi. Con tutti i distinguo e le chiacchiere con cui dovranno ingoiare il rospo, ma a palazzo Chigi deve andarci Mario Due (che di chiacchiere ne farà il minimo indispensabile per salvare le forme della “democrazia”, ovvero gli stereotipi della creanza politica). E inoltre, sia chiaro, per la scelta del prossimo inquilino del Quirinale non potranno decidere leghisti e fascisti.

Punto.

Quanto alle tabacchiere di legno: Draghi incarna l’establishment politico-finanziario che una volta i 5S sostenevano di combattere? La fronda è guidata da un disoccupato che vuole le elezioni per essere eletto. Per quanto riguarda gli altri, come risultato del crollo nei sondaggi e della riduzione del numero degli eletti nel prossimo parlamento, tre quarti di loro perderebbero i loro seggi alle elezioni. Perciò ci pensassero bene, dentro la scatoletta di tonno ci sono anche loro. 

mercoledì 3 febbraio 2021

In ricordo di Ugo La Malfa

 


Gaber, dove sei?

Hanno trasformato la repubblica in un circolo privato di tennis. Ancora una volta hanno messo a nanna i partiti e anche chi li ha votati. Per il bene del paese, ovviamente.

Non illudiamoci, faranno qualcosa con ciò che resta. Quello che resta della sanità, della scuola, della ricerca, del turismo, della ristorazione, del commercio, dei teatri, delle discoteche, quello che resta di tutti i luoghi di perdizione dove prolifera, secondo gli “esperti”, la crudele creatura.

La peste era più gagliarda, leggeva Boccaccio; oppure l’abbiamo immaginata più filosofica, leggendo Camus. Oppure leggi Marx! Che c’entra quel barbone con le pandemie? Di questi tempi tocca spiegare l’abbiccì: la salute fa sicuramente parte della lotta di classe e sono molti quelli messi fuori combattimento.

La lotta è tutt’altro che finita. Che si sappia o no.

*

Narodnaja volja commise molti errori, ma non tutte le sue iniziative furono vane o un errore, come per esempio non fu un errore l’aver giustiziato Alessandro Romanov nel 1881.

Nel 1793 l’uccisione di Luigi Capeto fu senza dubbio un omicidio. La decapitazione di Luigi XVI fu invece un atto di giustizia, di coraggio, di grande responsabilità che permise alla rivoluzione di vincere e fare il passaggio d’epoca.

*

A proposito di passaggi d’epoca, il 3 febbraio 1957 veniva trasmesso per la prima volta Carosello (ebbe fino a 19 milioni di spettatori). Chi ha meno di 45 anni non lo può ricordare perché Carosello chiuse nel 1977. Ed è probabile che i più giovani non sappiano chi fu Ugo La Malfa, contrario per esempio all’introduzione della tv a colori. L’Italia aveva bisogno di spendere bene i soldi e non male, disse. Dello stesso avviso, riguardo alla tv a colori, fu anche il PCI. Ogni tanto non guasta un ripasso della recente storia della premiata prima Repubblica, anche in vista dei “sacrifici” che immancabilmente e a breve verranno richiesti ai soliti.


Il carnevale di Venezia e quello di Roma

 

Venezia di questi tempi sembra quella di Visconti, deserta per il colera. Penso che un paio di foto, scattate ieri poco prima delle 4 del pomeriggio, siano più eloquenti delle parole.


Ore 15.33, il Carnevale.


Rialto. un tempo ci voleva il machete per avvicinarsi alla balaustra.

Poi, a sera, in tv abbiamo visto il carnevale di Roma. Lo stesso circolo infernale di parole da cui non riusciamo più ad uscire.

Ho tolto l’audio, e mentre scorrevano le immagini pensavo alle comparsate dai balconi, la diatriba sulle mascherine, i guanti obbligatori, ora vietati, la caccia all’uomo nei parchi, le autocertificazioni.

Tutti, volenti o nolenti, abbiamo contribuito a questa storia, che poi verrà a far parte della narrazione nazionale.

Da un anno riusciamo a sopportare gli errori, le assenze, le contraddizioni, le bugie, le assurdità in misura che va ben oltre il concepibile.

Siamo riusciti a sostenere l’infantilismo e i sensi di colpa in dosi quotidiane mai raggiunte prima.

Da bravi cittadini, responsabili, obbedienti, pieni di profondo spirito civico. Applaudiamo ogni sera dalle 20,30.


martedì 2 febbraio 2021

La penisola dei famosi


Nessun paese sta facendo progressi così rapidi nella transizione energetica come la Gran Bretagna, con l’eliminazione graduale del carbone e delle altre fonti energetiche fossili. Il 26 dicembre, più della metà dell’elettricità tra la Cornovaglia e le Highlands scozzesi è stata generata utilizzando l’energia eolica. Secondo i dati del fornitore di elettricità Drax, si è raggiunto il picco del 50,67%.

Lo scorso dicembre, i parchi eolici del paese avevano già stabilito un record per la quantità di elettricità prodotta con 17,3 gigawatt. Ad aprile 2020 era stato raggiunto un picco per l’energia solare! Per settimane tra aprile e giugno, con condizioni meteorologiche favorevoli, non è stato utilizzato carbone per generare elettricità e in maggio è stata utilizzata più energia rinnovabile che in precedenza.

La capacità delle turbine eoliche offshore sarà quadruplicata a 40 gigawatt entro il 2030: gli enormi parchi al largo della costa rappresentano già circa la metà della capacità totale. Impatto ambientale e paesaggistico ridotto al minimo. L’energia eolica e solare attualmente costituisce il 29% del mix elettrico britannico. L’anno precedente era del 23%.

Dei dieci più grandi parchi eolici offshore del mondo, otto si trovano in acque britanniche, gli altri due al largo delle coste del Mare del Nord, sono dei Paesi Bassi e della Germania. Il più grande è Hornsea, al largo della costa dello Yorkshire. Il Mare del Nord, grazie alle acque poco profonde, è diventato l’area eolica offshore meglio sviluppata, rappresentando quasi il 70% della capacità offshore cumulativa installata al mondo (*).

L’eliminazione graduale totale della produzione di energia a carbone in Inghilterra, Scozia e Galles è prevista entro un decennio. I combustibili fossili, principalmente il gas, continuano a svolgere un ruolo importante. In media il gas ha rappresentato il 36% dei consumi nel 2020, e tuttavia si tratta di dieci punti percentuali in meno rispetto al 2019.

Nell’estate del 2019, il governo ha stabilito zero emissioni nette entro il 2050 da fonti fossili. Da anni le energie rinnovabili giocano un ruolo sempre più importante nel mix energetico dell’isola, e però non c’è solo l’eolico.

L’energia nucleare è un altro importante pilastro del mix energetico britannico. Ha coperto il 17 per cento del fabbisogno dell’anno scorso, ma sei punti percentuali in meno rispetto a cinque anni prima. Gran parte delle centrali degli anni 1960 e ‘70 stanno raggiungendo il traguardo del loro impiego. Saranno chiuse al più tardi entro il 2030.

Ora immaginiamoci il “tavolo della trattativa” italiana per formare il nuovo governo. Il tira e molla sui nomi e le poltrone, ma si è detto che si punta a stilare un programma scritto. Possiamo pensare che sarà scritta o pronunciata una sola frase sulla transizione energetica, considerati gli impegni climatici presi dall’Italia, messa nero su bianco una sola cifra o una data verosimile sulla questione cruciale del futuro energetico di questo rilassato paese? E del resto, nella penisola dei famosi si è svolto alcun tipo di dibattito politico pubblico su temi come questo?

Qualcosa si sta muovendo anche da noi, ma a progettare e investire sono britannici e danesi. Dopo anni di ricorsi e carte bollate (al solito), l’impianto eolico di Taranto non è stato ancora completato. Senza contare le enormi ricadute positive per il sistema industriale del nostro paese che potrebbe avere un massiccio investimento e procedure burocratiche snelle in questo settore. Un altro treno che si sta perdendo? Intanto anche la Francia sta lavorando sull’eolico galleggiante, ma attraverso progetti e industrie francesi.

(*) Sono state messe a punto tecnologie per impianti galleggianti in acque profonde, con costi sostenibili.


lunedì 1 febbraio 2021

L'incendio

 

Occhi puntati sulla Borsa di NY oggi. È scoppiato un incendio, se non sarà spento o circoscritto potrebbe prendere fuoco l’intera prateria finanziaria. E a noi cosa importa? Giusto, continuiamo a farci i casi nostri.

Le azioni della catena di noleggio di film Blockbuster, in bancarotta dal 2010 e valutate a pochi centesimi, sono aumentate di oltre 100 volte. AMC, la catena di cinema in perdita, è passata da 1 a 20 dollari nel corso di due settimane. Le azioni di Koss, il produttore di cuffie che non se la passa bene, sono aumentate da 2 a oltre 120 dollari.

Nulla esemplifica meglio la follia che si è impadronita della speculazione finanziaria quanto le prestazioni del rivenditore di giochi GameStop, che ha visto le sue azioni aumentare del 1600% dall’inizio dell’anno. Questa frenesia speculativa è solo l’espressione più eclatante della bolla speculativa che pervade le Borse.

L’impennata di GameStop e di molte altre società rappresenta il completo distacco del prezzo delle loro azioni dalla realtà economica sottostante. GameStop aveva visto i suoi ricavi dimezzarsi negli ultimi 10 anni e ha registrato un calo delle vendite del 31% nei primi nove mesi dello scorso anno. Ma il prezzo di mercato delle sue azioni la rende attualmente un’azienda da 25 miliardi (miliardi!) di dollari.

L’ultimo round di trading frenetico, come rileva Fortune, è stato guidato da un nuovo fenomeno: un gruppo di day trader indipendenti, coordinando i loro acquisti sui forum online, ha fatto letteralmente impazzire il mercato.

Le loro attività sono state agevolate dal fatto che i servizi di compravendita di azioni sono senza commissioni, come nel caso di Robinhood e TD Ameritrade, che consentono ai piccoli investitori di negoziare azioni spesso utilizzando fondi prestati loro dai servizi di negoziazione.

Questo gioco speculativo implica l’acquisto di azioni “allo scoperto” dai principali fondi speculativi. Lo shorting è un processo in cui un hedge fund prende in prestito le azioni di una società, le vende in previsione che il loro prezzo cada – un risultato che può derivare dall’azione di shorting stessa – e poi le riacquista al prezzo più basso, quindi le restituisce all’originale titolare, lucrando un profitto sulla differenza di prezzo.

Questo maneggio di trading on-line (TOL) è meno complicato di qualsiasi effettivo lavoro.

Per contro, se il prezzo delle azioni aumenta, come è accaduto con il targeting da parte degli investitori al dettaglio di azioni allo scoperto utilizzando una piattaforma Reddit, l’hedge fund deve acquistare le azioni a un prezzo più alto, subendo così una perdita, nella fattispecie una perdita miliardaria.

Un esempio concreto: Melvin Capital, un importante giocatore allo scoperto, ha iniziato l’anno con circa 12,5 miliardi di dollari a disposizione, ma ha perso circa il 50% a gennaio. Ora ha un capitale di circa 8 miliardi, che include 2,75 miliardi di fondi di emergenza iniettati da altri due fondi, Citadel e Point72 Asset Management.

L’entità delle perdite di Melvin, insieme alla possibilità che anche altri hedge fund possano perdere grosse somme, ha suscitato la preoccupazione della Securities and

Exchange Commission, la famosa SEC, il regolatore di Wall Street. Insomma, ci si duole che ciò possa “minare la fiducia del mercato”.

Il mercato funziona da sempre in tal modo, salvo che ora a pagarne le conseguenze sono i colossi che lo dominano. La preoccupazione della SEC non è il destino delle centinaia di migliaia di piccoli investitori al dettaglio e dei singoli attori del mercato azionario che sono stati coinvolti in questa tornata di follia speculativa. Teme che se ci sono ulteriori importanti perdite da parte degli hedge fund, insolvenze sui debiti e una forte svendita di titoli, ciò che potrebbe innescare una crisi devastante.

Ciò ricorda il 1998, quando il fallimento dell’hedge fund Long Term Capital Management, minacciò l’intero mercato, provocando un’operazione di salvataggio da parte della Federal Reserve di New York. Ma attenzione, la speculazione su GameStop e altri titoli allo scoperto non è solo il risultato dell’attività degli investitori al dettaglio, ma ci sono diversi hedge fund che fanno molti soldi in questo gioco che stanno dirigendo dietro le quinte.

Robinhood, la principale società attraverso la quale ha avuto luogo l’impennata al dettaglio, giovedì scorso decideva di sospendere gli acquisti di azioni GameStop e altri titoli allo scoperto dichiarando che questo era il risultato dell’intervento di principali hedge fund per proteggere le loro posizioni.

La probabile ragione della sospensione delle negoziazioni potrebbe essere quella che vede la società d’intermediazione in difficoltà a finanziare l’aumento del volume degli accordi. Infatti, le negoziazioni di azioni passano attraverso una stanza di compensazione prima di essere finalizzate, un iter che può richiedere fino a due giorni.

Le stanze di compensazione richiedono che gli intermediari pubblichino garanzie per le loro operazioni in caso d’inadempienza, il che è ovvio. A causa dell’aumento del volume delle sue operazioni, Robinhood è stata costretta a ottenere un’infusione in contanti di oltre 1 miliardo. I finanziatori includevano JP Morgan Chase e Goldman Sachs.

Insomma, il gioco non è in mano a dei giovanotti che smanettano sulla tastiera di casa. A parte il solito clamore sui media secondo cui l’ondata speculativa sarebbe una sorta di ribellione o addirittura una “rivoluzione” contro i titani di Wall Street e un movimento per “democratizzare la finanza” (le favole ammaliano più della realtà, come sempre), la ragione principale può essere trovata solo nella caratteristica più fondamentale del sistema finanziario, vale a dire nel divorzio tra prezzo di mercato delle azioni e di altre attività finanziarie e l’economia reale.