martedì 8 novembre 2011

Satyricon



Berlusconi è ancora lì, non si schioda, anzi si dimette. Forse. Gli altri aspettano, fremono di mettere mano alle pensioni, di rendere “libera” – come dice Scalfari – l’uscita dal lavoro (da parte dei padroni, ovviamente), di svendere il patrimonio pubblico con la mediazione delle banche straniere dalle quali sono a libro paga. Dietro la maschera bonaria, sono dei furfanti. Non diversamente da Berlusconi, il cui conflitto d’interessi è stato tollerato e avvallato, ma è alla luce del sole. Di quello di Amato, Monti e altri non si parla. Amato per Deutsche Bank lavora gratis, gli bastano i 30mila euro INPS. Mario Monti, è presidente europeo della Commissione Trilaterale e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg a tempo perso. Una casta ramificata che detiene il potere. La democrazia è rinviata ad altre epoche.

La Grecia sono due anni che segue la lezioncina di Bruxelles e del Fmi. Il risultato è lo stesso di quello raggiunto con l’Argentina di Menem. Tutti hanno potuto vedere chi comanda in Europa. Faranno lo stesso giochetto con noi. È sintomatico che a difendere le pensioni ci sia Bossi, ma a difenderci da poche ore di pioggia non c’è nessuno. In Italia non solo non sono in grado di fare le “riforme” ma nemmeno di far pulire i tombini e gli alvei dei torrenti. Che gli frega? Figuriamoci se colpiscono la grande proprietà, le banche che evadono, le società che non pagano un euro di tasse.

Loro questa sera sono a Roma, al ristorante, se la raccontano e mentre masticano ridono. Oppure nei salottini televisivi, vedi Feltri, il baby pensionato che vuole portare le pensioni a 70anni, come in Germania, dice. Ma in Germania non è così, e in Francia vogliono portare (udite, udite) l’età per la pensione a 62 anni.

Ma queste cose non te le raccontano, così come non ti raccontano che in Italia puoi fare anni di carcere senza aver commesso alcun reato, senza alcuna accusa specifica. Il giudice provvede a farti “internare” solo perché “socialmente pericoloso”. E poi perché parlare di queste cose, godiamoci Crozza e il suo sosia che se la ride.

Lui sa, ma non fa i nomi

Lettera di Valter Veltroni al Corriere della sera che funge da buca delle lettere. Scrive le stesse cose generiche, avanza gli stessi dubbi e sospetti, che potrebbe far propri un qualsiasi lettore di giornali o di gialli. Le stesse cose oscure che sono state messe in circolazione da giornali e rubriche televisive. Se sa effettivamente qualcosa che gli altri non sanno perché non la va a dire a qualche magistrato? Altrimenti a chi è diretta la lettera?


Caro direttore, io so che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non sono stati uccisi solo dalla mafia. Io so che lo Stato, o pezzi di esso, ha collaborato, coperto, deviato. Io so che l’attentato dell’Addaura fu organizzato da «menti raffinatissime», che volevano togliere di mezzo quel magistrato scomodo per tutti. Io so che qualcuno mandò lì, per salvare Falcone, due ragazzi, due agenti dei servizi leali allo Stato. Si chiamavano Antonino Agostino e Emanuele Piazza. Io so che non è stata solo la mafia ad ucciderli, l’uno massacrato con sua moglie e l’altro sciolto nell’acido, nelle campagne di Capaci. Io so che Scarantino ed altri si sono accusati di aver assassinato Borsellino e che per questo hanno fatto quasi venti anni di carcere. Ma non è vero, non sono stati loro. Io so che pezzi dello Stato hanno costruito una falsa verità sull’assassinio di Borsellino e che hanno guidato i falsi pentiti nelle loro bugie. Perché?

Io so che Giuseppe Gullotta, muratore di Alcamo, è stato per venti anni in carcere innocente accusato di aver ucciso due carabinieri nel gennaio del 1976. Quei due ragazzi, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, probabilmente avevano visto, durante un controllo, qualcosa che non dovevano: un furgone pieno di armi e di combattenti della Gladio di Trapani. Io so che Peppino Impastato si era occupato di quella storia e aveva scritto di «Un depistaggio per coprire alcuni settori pericolosi e nascosti a livello istituzionale». E che fu ucciso, allestendo la messa in scena di un suicidio, proprio il giorno in cui Moro fu assassinato.

Io so che gli attentati del ‘93 non furono ideati dalla mafia. Qualcuno ha indirizzato gli esecutori ai siti del patrimonio culturale, qualcuno ha indicato il momento in cui cominciare la strategia delle stragi e qualcuno ha indicato quando finire. In mezzo, il cambiamento politico del Paese.

Io so che la Banda della Magliana, le mafie, terroristi di destra e di sinistra sono stati anche agenzie di pompe funebri violente per disegni orditi da poteri occulti, massonerie deviate, ambienti economici, pezzi di Stato infedeli. Ci si scambiava morti e potere, consapevoli di farlo. C’era chi sparava per il comunismo o per il fascismo. Ma c’era anche chi trafficava con la camorra o la ‘ndrangheta, in nome del proletariato o del corporativismo. Io so che Renatino De Pedis non è sepolto per caso nella Basilica di Sant’Apollinare e che questo scandalo si protrae tra ipocrisie e reticenze. E so che killer della Banda della Magliana andarono a Milano per sparare al vicepresidente del Banco Ambrosiano e che assassini della mafia uccisero a Roma Mino Pecorelli. Perché? Cosa interessava a quelle organizzazioni di quelle due persone?

Io so che è assai probabile che il generale Dalla Chiesa sia stato mandato in Sicilia per farlo uccidere e perché sembrasse che la mafia fosse l’unica responsabile. So che quella notte qualcuno in cerca di carte — quelle del memoriale di Moro? — aprì la sua cassaforte in Prefettura. Forse le stesse mani che mentre ancora via d’Amelio bruciava ebbero la freddezza di prelevare dalla borsa di Paolo Borsellino la sua agenda rossa.

Io so che Andreotti e Gelli e molti altri sanno. Io so che ci sono assassini in giro, ci sono stragisti liberi, ci sono mandanti che ancora condizionano il Paese. Io so che il potere in Italia, è più opaco che altrove. Leonardo Sciascia diceva che nel nostro Paese «Il potere è altrove», non nei governi, non nel Parlamento.
So, per la breve esperienza di due anni che ho avuto al governo, che non ci sono cassetti da aprire che non siano già stati svuotati. So che a chi governa, e lo accetta, è richiesta una cieca continuità. Che Ustica rimanga un cedimento strutturale e la morte di Calvi un suicidio. Perché solo così quel grumo di interessi opaco potrà continuare a dominare condizionando con la violenza, come sempre è stato, il destino politico del Paese. E la mafia, che è potere prima che armi e sangue, potrà estendere ulteriormente il suo dominio sul Paese.

Perché è questo che sta avvenendo, nel totale disinteresse. La recessione aiuta chi ha liquidità, la debolezza del potere aiuta chi ha forza di intimidazione. È così che le mafie stanno conquistando pezzi di Paese, specie al Nord e nei litorali, e che comprano politici e funzionari. E si impadroniscono di aziende alle quali forniscono, a tassi di usura, credito che le banche negano. L’Italia, questo Paese meraviglioso e sfortunato, ha bisogno di ritrovarsi e di colmare i buchi neri della sua storia recente. Ha bisogno certo, subito, di nuovi governi. Ma all’Italia serve qualcosa di più. Ora, più che mai. Serve una ambizione grande, la voglia di fare pulizia, di sfidare conservatorismi radicati e poteri immortali. Di restituire alla democrazia tutta la sua bellezza: decisione, partecipazione, controllo, trasparenza. È rischioso spezzare questa nera continuità, come sappiamo pensando a Moro, a Falcone, a Borsellino, a Pio La Torre, a Giorgio Ambrosoli. È rischioso, ma non più rinviabile.

Io so, aveva scritto su questo giornale un grande intellettuale italiano, molti anni fa. Parlava di Piazza Fontana, dell’Italicus e di Piazza della Loggia. È stato ucciso. Io so che non è stato solo Pino Pelosi.

lunedì 7 novembre 2011

Ahi gente che dovresti esser devota



C’è una questione politica grande come una casa e non per nulla è stata sollevata da Prodi: il Pd nel 2008 era al 34 per cento e ora è dato al 26. Naturalmente il demoniocristiano Prodi nel rilevarla ha altri obiettivi, ma il dato resta. Provate a dire dove sta un programma del Pd. Non ne sono capaci? No, la verità è un’altra ed è grande come un grattacelo. Il Pd è l’espressione delle migliori consorterie: dalla massoneria al Vaticano passando per le banche (non solo italiane). Non sono illazioni, ma dati di fatto. Il papabile a guidare il prossimo governo è Giuliano Amato: Deutsche Bank. Altro papabile è Mario Monti, presidente europeo della Commissione Trilaterale, e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Dal 2005 è International Advisor per Goldman Sachs. Prodi è il suo sponsor e della Goldman Sachs è stato consulente per anni e attraverso Linda Costamagna, moglie di Claudio Costamagna (alto dirigente Goldman Sachs), la banca americana è stata la prima finanziatrice della sua campagna elettorale. Mario Draghi, l'attuale presidente della Bce ed ex governatore di Banca Italia, è stato presidente della Goldman Sachs Europe per quattro anni. Massimo Tononi, è passato nel 2006 dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo Prodi. Se proprio dovesse andare male, c’è sempre la possibilità di un governo “delle larghe intese”, con Gianni Letta quale consulente dell'advisory board internazionale della Goldman Sachs!

“Se sull´Italia pesano 39 milioni di ignoranti”

di Mario Pirani

Per una volta riporto integralmente un articolo di Repubblica. Credo meriti anzitutto questa riflessione: chi si avantaggia di tale situazione? Non va dimenticato che è attraverso lo scambio ideologico che i rapporti sociali si esercitano, si rappresentano e si rafforzano. Perciò l'analfabetismo, l'ignoranza diffusa e stratificata, è anzitutto una questione politica. In tal quadro, nessuno è spettatore neutrale.


Un pedagogo di alto valore, il professor Saverio Avveduto, mi ha fatto pervenire un dossier di testi, corredati da dati e statistiche, sia suoi che di Tullio De Mauro, già ministro della Pubblica istruzione, sullo stato del nostro panorama educativo. Val la pena di cogliere, non da fiore a fiore, ma da rovo a rovo, alcuni grovigli spinosi del nostro sistema. Il dato più sconfortante è la distanza abissale tra le oasi di alto sapere (che comprendono premi Nobel e grandi chirurghi, scienziati e letterati, ricercatori industriali contesi a livello internazionale) e i vasti deserti di una popolazione priva delle conoscenze essenziali per orientarsi nella complessità del mondo d´oggi. Da una scheda dell´Ocse risulta che nella classifica sulla condizione educativa (tale da permettere all´individuo di capire il titolo di un giornale, un semplice questionario, un pubblico avviso) l´Italia occupa il penultimo posto fra una trentina di paesi industrializzati, seguita solo dal Portogallo. A questa situazione soggiace il 68,2% della popolazione, pari a 39.146.400 unità, una cifra da paura che necessita, peraltro, di una spiegazione. Essa comprende, infatti, gli analfabeti totali, i cittadini privi di qualsiasi titolo di studio ma anche quelli che hanno ottenuto la licenza elementare e quella media inferiore.

La valutazione di questo assieme che scardina il significato dei parametri dell´Istat (l’Istituto qualifica come analfabeti solo coloro che si autodefiniscono tali, senza nessuna verifica obbiettiva sulla validità dell’autodichiarazione) si basa, come ricorda Tullio De Mauro nel saggio-intervista La cultura degli italiani (a cura di Francesco Erbani, ed. Laterza), su una regola che gli studiosi di pedagogia sperimentale chiamano del “meno cinque”. Secondo questo principio in età adulta regrediamo di cinque anni rispetto ai livelli massimi delle competenze cui siamo giunti nell´istruzione scolastica formale. Alla fine del liceo, ad esempio, si è arrivati a studiare derivate e integrali e altre operazioni matematiche complesse ma se non si fanno professioni collegate a statistica o economia, se non si è bancari, commercialisti o ingegneri che ne rimane in età adulta? Nozioni, se va bene, da terza media. Ma non è solo la matematica a subire il “meno cinque”. Quanti hanno studiato il greco al liceo e poi, in età adulta, guardano una pagina di greco come se fosse scritta in ideogrammi cinesi? Avveduto ha perciò suggerito di considerare regrediti di cinque anni in materia di competenze alfabetiche tutti quelli che hanno soltanto la licenza elementare. Cinque meno cinque fa zero. Chi ha la sola licenza elementare, tolto chi esercita particolari mestieri che lo portino a leggere e scrivere, come ad esempio i tipografi, in età adulta torna in condizioni di analfabetismo.

Gli analfabeti effettivi, secondo Avveduto, sono da stimare a un terzo della popolazione e sfiorano i venti milioni. Una cifra assai lontana da quell´1% che alla domanda scritta dell´Istat ha il coraggio di rispondere sinceramente di “non sapere né leggere né scrivere”.

Se riflettiamo su questo dato assai più reale delle statistiche ufficiali ci si rende conto di quanto incida la pochezza culturale e il basso livello del capitale umano. Impressiona in proposito la classifica Ocse sugli investimenti in conoscenza: tra i sei ultimi Paesi figurano Portogallo, Grecia, Italia (terzultima), Irlanda e Spagna. Gli stessi messi sotto sorveglianza da Fmi e Ue per l´indebitamento schiacciante e l´incapacità di farvi fronte. Eppure non c´è segno di resipiscenza che indichi una qualche attenzione alla cultura. Indicative e inedite sono in proposito le ore dei programmi culturali sui vari canali (fonte Istat): Rai Uno ore/anno 4,3%, Rai Due 10,6%, Rai Tre 13,2%, La 7 20,3%, Canale 5 0,3%, Italia1 0%, Rete4 1,9%. Per quanto riguarda la radio le risultanze sono simili, tranne che per Rai Tre che riserva il 32,8% delle sue ore al sapere degli ascoltatori. Le sia dato merito.




Il Palazzo d'Autunno



Domani non sarà il 25 aprile di Berlusconi e nemmeno il 25 luglio. Invece, e da tempo, siamo in un perenne 8 settembre.

Quelli che valgono sono, come sempre, i numeri. Berlusconi pare non li abbia più. L’opposizione non li ha mai avuti ed è incerto che li avrà. Ma anche in tal caso, il governo “autorevole” dovrebbe accamparsi in parlamento, guardarsi tutti i giorni dagli agguati. Che governo potrà mai essere quello rappresentato da veltroniani, dalemiani, vendoliani, renziani, pannelliani, finiani, casiniani e soubrette transfughe dell’ultima ora? Con Pomicino come eminenza grigia! È con un governo simile che dovrebbero purgare con la patrimoniale e il contrasto all’evasione i vari Ligresti, Caltagirone, Vaticano spa, le banche, le assicurazioni, le fondazioni? Magari con Amato che tassa i conti correnti, le cinquemilaeuro messe da parte centesimo dopo centesimo dalla pensionata per comprarsi il loculo al cimitero?

Pensassero a far pulire i tombini.