martedì 16 luglio 2024

I criminali di guerra non scrivono poesie per i bambini

 

Il Rastrellamento del Velodromo d’Inverno (Rafle du Vélodrome d’Hiver) è avvenuto a Parigi tra il 16 e il 17 luglio 1942. Anche ad Amsterdam e a Berlino ci furono numerosi “raid”, e anche due grandi retate, nel 1943, ma con un numero di vittime inferiore (tra 5.000 e 6.000). La retata del Velodromo d’Inverno è stata, in assoluto, la più importante organizzata nell’Europa occidentale. Organizzata dalla polizia francese! Il risultato: 13.152 arresti, di cui 4.115 bambini, 5.919 donne e 3.118 uomini, mentre erano state prese di mira più di 35.000 persone.

Nel velodromo vi sono rimaste ammassate 8.160 persone, in condizioni igieniche deplorevoli. Non era previsto nulla per accogliere così tanti prigionieri. Mancano acqua e cibo; i servizi igienici, in numero insufficiente, si intasano rapidamente. Un odore pestilenziale invade il velodromo. Le grida dei bambini si mescolano all’angoscia e all’incomprensione degli adulti. Alcuni cercano di porre fine alla propria vita. Fuori gli arresti continuano fino al 20 luglio.

Ah, dimenticavo. Gli arrestati erano di religione ebraica. Ma può essere che tra essi vi fossero degli agnostici, dei non credenti, chissà. La ferocia delle fedi, religiose o politiche, non fa distinzioni. Com’è accaduto tante volte, oggi per esempio a Gaza e nel resto della Palestina. Vorrai mica mettere sullo stesso piano le due cose? E perché no? Che differenza c’è tra uccidere bambini ebrei e bambini palestinesi, oppure iracheni o ucraini? I massacri non sono solo un problema di scala e di modalità, non sono semplicemente un dato statistico sul quale innescare polemiche. Non si tratta solo di un “eccesso di morti”. Merde che siete.

Abbiamo già dimenticato l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna. Solo colpa di Karadzic? Solo colpa di Netanyahu? Di Hitler?

Nell’estate del 1942 gli arresti colpirono anche gli ebrei della zona non occupata, caso unico in Europa di deportazione senza presenza tedesca. In totale, compresi gli arresti effettuati durante operazioni minori, 33.000 ebrei furono deportati dalla Francia dal 17 luglio al 30 settembre 1942, ovvero circa 3.000 deportati a settimana.

È ancora meno noto il fatto che gli archivi che custodivano notizie e nominativi dei deportati furono distrutti in seguito ad un ordine del ministro degli Interni nel dicembre 1946. Ansioso di applicare l’ordine relativo al “ripristino della legalità repubblicana”. A Parigi, tutti i registri del censimento degli ebrei nei commissariati di polizia sono stati in gran parte distrutti. Fino all’inizio degli anni ‘80, la partecipazione di quasi 4.500 poliziotti e gendarmi francesi alla grande retata del 16-17 luglio 1942 venne ignorata.

Erano quasi tutti ebrei stranieri (erano esenti gli ebrei titolari della tessera di legittimazione dell’Unione Generale degli Israeliti di Francia), apolidi o con lo status di rifugiato: polacchi, cechi, tedeschi, austriaci, russi, eccetera. Tra gli arrestati più di quattromila bambini, nella maggior parte dei casi francesi nati da genitori stranieri (e nessuno dei quali tornò dai campi di sterminio), mentre i tedeschi avevano chiesto solo ebrei di età superiore ai 16 anni e normodotati al lavoro.

2 commenti:

  1. https://www.officinadeisaperi.it/eventi/da-genocidiati-a-genocidianti-da-il-manifesto-youyube-e-antidiplomatico/

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  2. Madame, la grandeur dei cugini francesi si evince anche da questo, sempre pronti a salire sul carro dei vincitori dopo essersi s venduti in tutti i sensi.Calorosi saluti, sempre un piacere leggerla.

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