domenica 21 luglio 2024

Consigli di lettura

 

Sicuri che l’America di Trump sia roba di questo scorcio di secolo e non invece retaggio di cose vecchie e anzi stravecchie?

Certo, l’isolazionismo, i dazi commerciali, America first, ecc.. Che però è l’altra faccia dell’imperialismo americano, del “destino manifesto”, della “diplomazia del dollaro”. Per Theodore Roosevelt (divenuto presidente dal 1901, dopo l’assassinio del suo predecessore William McKinley), il suo desiderio era quello di affermare ovunque il “prestigio” degli Stati Uniti, prestigio minacciato quando dei capitali stranieri sono investiti laddove avrebbero potuto essere investiti capitali americani.

Il suo successore, William Taft, in un discorso del 3 dicembre 1912 al Congresso, disse che “Scopo costante del governo attuale è stato l’incoraggiare l’impiego di capitale americano nello sviluppo della Cina”. Quanto all’America Centrale e ai Caraibi, “gli Stati Uniti erano contenti di incoraggiare ad appoggiare i banchieri americani che avevano accettato di tendere una mano soccorrevo a questi paesi per il loro riassestamento finanziario”.

Taft tendeva ad attribuire alla “diplomazia del dollaro” un significato morale. Tuttavia egli praticava su vasta scala pressioni diplomatiche e interventi militari, che erano conseguenze normali del metodo della diplomazia del dollaro. All’origine profonda dell’espansionismo stava il desiderio di acquistare delle basi per accedere alla “potenza marittima”, secondo la dottrina del celebre ammiraglio Mahan, abbinato, in modo complesso, al desiderio di controllare politicamente, direttamente o in maniera latente, dei territori atti ad assorbire le eccedenze del capitale americano.

“Il dominio americano sugli altri popoli, è stato sempre esercitato con un certo rimorso di coscienza”, scriveva Dexter Perkins nel 1951. Glielo si può concedere, ma il fatto di voler conciliare il loro ideale con il loro interesse particolare, per dirsi soddisfatti di sé stessi, non sposta di una virgola la realtà storica dell’aver trasformato una conquista in “missione”, un intervento in “punizione dei cattivi”, una guerra in “crociata”.

Ed è proprio in questi termini testuali che si esprimeva un grande storico della diplomazia più di sessant’anni fa: Jean-Baptiste Duroselle, Da Wilson a Roosevelt. La politica estera degli Stati Uniti dal 1913 al 1945, Capelli editore. L’Autore analizza, tra l’altro, l’origine degli scrupoli “morali” e della volontà “isolazionista” (a pancia piena) dell’élite statunitense a cavallo tra XIX e XX secolo, che però non impediva di dichiarare guerra alla Spagna o di invadere Santo Domingo, di alimentare in pochi anni “un bilancio diciotto volte maggiore del più grosso bilancio di Theodore Roosevelt” per la flotta da guerra.


6 commenti:

  1. https://tinyurl.com/44zwjurs

    RispondiElimina
  2. Trump dichiara : se verrò eletto metterò fine alla guerra in Ucraina.
    Pur applicando la tara necessaria e tutta la prudenza del mondo nonché incrociando le dita, possiamo fare convintamente il tifo per Donald ?
    Da male a malissimo un po' di differenza c'è

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara signora, queste sue risposte secche senza argomentazioni danno (a me) un senso di superiorità interlocutoria che mal si ad dice ai propositi di questo blog.
      Buona serata!

      G. S

      Elimina
    2. La sua ironia oltre a non toccarmi è completamente fuori luogo!

      Elimina