lunedì 15 ottobre 2018

Cavalli di battaglia


Prendiamo in considerazione i tre cavalli di battaglia delle due formazioni politiche attualmente al governo: pensioni, reddito di cittadinanza, imposte.

Pensioni, un po’ di storia. Fino al 1992 gli statali e i parastatali potevano accedervi con 25, 20 e anche 15 anni (le donne) di contributi. Una follia sotto ogni riguardo, un welfare generosissimo che serviva a garantire il consenso. In seguito si procedette all’esodo di alcune categorie, penso per esempio ai ferrovieri. Si poteva andare in pensione con 35 anni di contributi, ma in molti casi con scivoli più generosi, con 30 anni e anche meno.

Dopo alcune riforme previdenziali parziali si giunse al 2011 con la famigerata riforma Monti-Fornero, unico reale scopo – pienamente raggiunto – di tale governo. La riforma ricalca grossomodo quella tedesca – basta un confronto –, ma con delle particolarità che non sono di mero dettaglio. Quella tedesca, di pochi anni precedente, fu una riforma segnata da grande gradualità, mentre con la Monti-Fornero molti lavoratori si sono trovati spostata in avanti di 5 ma anche di sette anni e più l’età di quiescenza. Soprattutto quella tedesca non ha lasciato centinaia di migliaia di persone (gli “esodati”) senza lavoro e senza pensione.

La Monti-Fornero arrivava in ritardo e male, anzi malissimo. La professoressa Fornero non va criminalizzata, ma essa non deve sentirsi assolta dalle proprie responsabilità, né vale l’attenuante della fretta dovuta alla congiuntura. Gli effetti della sua riforma le persone li hanno vissuti sulla propria pelle, e quando vedono che per esempio ai bancari in esubero è data la possibilità di lasciare dopo 35 anni, gli girano le scattoline. Ciò vale anche per altre categorie, come i giornalisti, i quali vedranno applicata la Monti-Fornero solo dal 2019 (ripeto: 2019). Il risentimento diventa più robusto anche alla luce di questi fatti, così come il consenso elettorale per chi promette “giustizia”.

Oggi, superate le più stridenti iniquità, la Monti-Fornero va bene così com’è, basterebbe disinnescare gli adeguamenti periodici (introdotti prima della riforma), parificare la pensione anticipata a 41 anni di contributi per tutti, avendo riguardo di perequare i contributi, insufficienti e discontinui, delle classi più giovani. Pochi ritocchi insomma, senza sconvolgerne l’impianto.

Per quanto riguarda il cosiddetto reddito di cittadinanza, in parte esso esiste già, non solo con la recente introduzione delle misure di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito, ma anche nelle consuete forme previdenziali e assistenziali. Basti pensare che oltre la metà degli assegni Inps va a beneficio di persone che non hanno mai versato un solo euro di contributi. Si tratta di rafforzare e di estendere, in casi bene definiti, tali misure.

Si potrebbe, per esempio ed inoltre, provvedere a un salario sociale strutturato ad hoc per disoccupati e giovani senza impiego. In cambio del salario sociale verrebbero assunti, temporaneamente, dagli enti locali, presso i quali avrebbero l’obbligo di presentarsi quotidianamente come qualsiasi altro dipendente (il medesimo status di diritti/doveri), quindi prestare, per metà giornata, la propria opera ove necessario: negli uffici, negli archivi, nell’assistenza a domicilio, tutela del patrimonio, nella pulizia e manutenzione di strade e luoghi pubblici (a Roma – ma non solo – la sostituzione del pavé potrebbe impiegare migliaia di lavoranti per anni), quindi l’altra parte della giornata in corsi di formazione. Questa forma d’impiego temporanea presso i comuni già in parte esiste, bisognerebbe renderla tassativa per chi vuole ricevere in cambio un salario pagato con fondi statali, in attesa che i centri per l'impiego, quando funzionanti, propongano agli interessati un paio di opzioni, rifiutate le quali si perde il salario sociale (sia chiaro, con queste misure non si risolveranno croniche situazioni amministrative e sociali che si trascinano, tanto per fare una data, dal 1861).

Il lavoro non si crea con i centri per l’impiego (pur necessari se dotati e funzionati), ma riducendo drasticamente anzitutto gli oneri sociali (non gli stipendi, già scarsi) a carico delle imprese in cambio di assunzioni a tempo indeterminato. Con quali soldi? Con la lotta all’evasione? No, nessuna lotta, solo ordinaria amministrazione senza chiudere gli occhi. Per esempio, si mettano in linea con la media dei grandi paesi europei le aliquote d’imposta progressiva relative a successioni, donazioni, polizze vita e simili. E così per altri aspetti della legislazione fiscale (comprese le sanzioni). Per quanto riguarda le concessioni demaniali non sono necessarie particolari interpretazioni, sarebbe sufficiente, per il momento, che i concessionari demaniali non pagassero canoni ridicoli. A cominciare delle acque minerali. Quindi, è necessario stabilire imposte per le abitazioni di grande pregio e di lusso, con una riforma vera e celere delle rendite catastali. Bolli auto molto più onerosi per le grosse cilindrate e per le vecchie auto, più inquinanti. Ciò darebbe ristoro a chi respira e alle casse delle regioni. Stop ai condoni fiscali comunque mascherati. Eccetera, eccetera. Tutte misure legislative che possono essere varate in un tempo medio pari a quello occorso per la legge Monti-Fornero, anche perché in gran parte basterebbe tradurre in italiano corrente quelle altrui e applicarle (cosa quest'ultima più facile a dirsi che a farsi in un paese che campa sui cavilli, i raggiri, i sofismi e le "interpretazioni autentiche"). Tanto per provarci.





2 commenti:

  1. se tocchi loro il conflitto d'interessi saltano per aria magistrati con tutta l'autostrada.
    Se in più tocchi loro successioni e metti una buona patrimoniale soggettiva, l'Italia entra dritta dritta in Europa senza nessun italiano a bordo.

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  2. anche il welfare in passato generosissimo non piovve dal riformismo buono, arrivò da una stagione di conflitto cattivo e sbagliato a cui lo stato non seppe rispondere perché gà allora intasato d afigli di puttana raccomandati e mafiosi. E' tutto un apparato che va smantellato come quello di franceschiello. Iniziando dalle scuole come piace dire ai nostri governanti figli di.. Ciao.

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