giovedì 7 luglio 2016

Oscuro sarà lei, stronzo!


La via alla creazione libera e infinita di tutte le attività umane? Sarà questo il comunismo? E si chiamerà così? Dubito, dopo la temperie storica del Novecento, che lo si chiamerà con questo nome. Non ha importanza, così come non sarà il paradiso in terra. Non esiste il paradiso, in nessun luogo e non esisterà in nessuna epoca. Ma ciò non vuol dire che l’umanità resterà schiava di una società divisa in classi, dove pochi si spartiscono la ricchezza sociale e a tutti gli altri restano le briciole o neanche quelle.

E sì, bisogna tener conto del fatto che la teoria marxista della crisi è, soprattutto, la teoria della necessità del superamento del capitalismo, ovvero l’impossibilità della sua continuazione (che non significa – sia ben chiaro – la necessità assoluta del comunismo, ma solo la sua possibilità [*]). Ma resta pur sempre una teoria, obbietta puntiglioso il bravo Pierino. E l’obiezione viene assunta.

La scienza può rappresentare mediante leggi la necessità dei processi naturali che si manifestano come conseguenza da nessuno voluta; tanto più e tanto meglio la società può arrivata a scoprire la legge di natura del proprio movimento, e Marx è arrivato a rivelare la legge economica del movimento della società moderna!

Precisa Marx che “una società arrivata a scoprire la legge di natura del proprio movimento non può né saltare né togliere di mezzo con decreti le fasi naturali dello svolgimento”.




Ed infatti Engels, riferendosi ai tentativi utopici d’instaurare una società comunistica, scriveva:

«La società non offriva che inconvenienti: eliminarli era compito della ragione pensante. Si trattava di inventare un nuovo e più perfetto sistema di ordinamento sociale e di elargirlo alla società dall'esterno, con la propaganda e, dove fosse possibile, con l'esempio di esperimenti modello. Questi nuovi sistemi sociali erano, sin dal principio, condannati ad essere utopie: quanto più erano elaborati nei loro particolari, tanto più dovevano andare a finire nella pura fantasia.»

Ogni Pierino può, per il momento e di sua sponte, rilevare quanto sia diversa la vulgata marxisteggiante (o antimarxista) dal reale contenuto dialettico del pensiero di Marx ed Engels.

Ecco dunque che ci troviamo di fronte alla critica marxista dell’economia politica che si occupa, in particolare, delle leggi e delle categorie che regolano il modo di produzione capitalistico e del movimento delle sue contraddizioni intrinseche.

La critica marxista dell’economia politica non studia i fenomeni della socità capitalistica così come essi appaiono alla superficie, in quanto tali, ma si propone di scoprire dietro ad essi le leggi e le categorie del modo di produzione capitalistico, i rapporti di produzione tra gli uomini, i rapporti di classe della società capitalistica (eh sì, perché tali rapporti di classe non sono esistiti solo per le società antiche – pur se anche ad Atene come oggi da noi dicevano che c’era la democrazia – e il medioevo!).

Mentre gli economisti borghesi considerano le categorie economiche (sono tali ad es. merce, denaro, valore, ecc.) come categorie naturali della produzione, date una volta per tutte ed immodificabili, la critica marxiana dell’economia politica considera le categorie economiche come riflesso dei rapporti sociali di produzione. Scopre in tal modo, per esempio, la reale natura del lavoro salariato, tipico della società capitalistica, lo sfruttamento della classe operaia e ciò che distingue l’attuale modo di produzione da quelli precedenti.

Pertanto, e per farla breve, occorre dapprima studiare, poi studiare ancora, e infine studiare. E invece gli apologeti – come ieri su Il Giornale – richiamano in vita il pensiero di Pareto, il quale sosteneva di non potersi pronunciare sulla "fatalità del progresso essendo un’entità a noi perfettamente ignota", ridicolizzava Il Capitale di Marx definendolo “il libro santo del socialismo” che possedeva “in grado eminente i caratteri che si notano in tutti i libri santi, ossia l'indeterminatezza e l'oscurità”.


Invece una cosa abbiamo chiara noi marxisti, nonostante la presunta oscurità di Marx, ossia di quanto siano stronzi quelli che sulla base di pregiudizio e ignoranza emettono simili sentenze (ad uso dei gonzi).

[*] Tale necessità, per quanto riguarda il comunismo, non è assoluta, perché se così fosse allora la comparsa del comunismo sarebbe determinata non come un semplice possibile, ma già come una necessità. Ed infatti la previsione teorica che ci indica un possibile, si completa e dipende però dall’attività sociale degli uomini, ossia dalla lotta di classe.

14 commenti:

  1. Il leninismo ci ha poi indicato come un "possibile" si possa esercitare attraverso un Partito della Classe, che abbisogna di una strategia corretta, di una tattica giusta dai quali dipende poi la scelta dei tempi giusti.
    Senza teoria corretta ,senza tattica giusta, senza l'analisi dello stato corrente del capitalismo (mondiale) ,senza un partito della classe (generale)(cose che mancano del tutto) si può fare ben poco ,meno che mai lamentarsi (infatti i veri marxisti, non fanno mai "piagnistei" )
    Olympe infatti non si lamenta mai, e meno che mai si pone "domande assurde sul futuro.
    I veri marxisti non sono fenomeni da baraccone.
    Poi ognuno è libero di crearsi le paturnie che più gli aggradano.. o fare giochini pseudo-intellettuali oltretutto da quello che vedo pure di livello" bassino".

    caino

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    1. L'essere più o meno fenomeno da baraccone dipende unicamente dalla propria coerenza che vale il rispetto per sè stessi, e ciò prescinde dalle singole attitudini ideologiche.

      Poi quale persona o ente sia delegato al metodo e merito per la valutazione della purezza ideologica di appartenenza è da decidersi, per la coerenza di vita è molto più facile oltrechè fondamentale.

      In quanto ai giovani non mi esprimo, quanto ai vecchi la categoria dei rancorosi è la più detestabile, seppur indigenti e acciaccati. Il genere non è molto frequente, sia tra i materialisti che i metafisici.

      Meno dici ,meno dovrai ritrattare.

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    2. "Meno dici ,meno dovrai ritrattare"

      Mi suona a metà tra massima filosofica e dichiarazione mafiosa.
      bah...g

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  2. a Caino

    non esiste il partito perchè non esiste la classe, esiste la realtà sociologica del proletariato così come generata dai processi capitalistici e recepita senza battere un ciglio dai subordinati.

    il riconoscimento immediato della classe operaia come nucleo d'avanguardia del proletariato mondiale non è più tale da tempo nei paesi a capitalismo maturo e per ora neanche dove la realtà industriale ha avuto una relativamente recente e prodigiosa accelerazione.

    per cui, venendo a noi, il proletariato è per ora la classe di chi presta le proprie facoltà per necessità ma tra un operaio agricolo e un ricercatore precario, tra un lavoratore del terziario arretrato e un impiegato pubblico per ora non ci sono comuni interessi e meno che mai una comune appartenenza di classe (e tralascio come declino questa appartenenza, concetto assai pericoloso)

    eppure tra chi fa lavori produttivi di plusvalore e chi invece, la maggioranza, improduttivamente trae uno stipendio dalla circolazione monetaria oggi c'è già la connessione -obbligata dal processo della valorizzazione- che sta nel lavoro sociale astratto, dallo scienziato passando all' operaio e finendo alla baby sitter.

    Inserire i propri interessi e definire la propria posizione rispetto al capitale nella reale genericità del lavoro sociale astratto ci obbligherebbe a ridefinire chi siamo e in particolare quale è la posta in gioco alla luce di milioni di vite spese non per un mestiere ma per alcuni quantum di lavoro in cambio di una non spesso assicurata sopravvivenza.

    come se si potesse vivere in pace, a non decidere se essere carne o pesce.

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    1. Credo possa essere un interessante contributo alla discussione e al bel post de lozittito questo passo tratto da "L'ideologia tedesca", che mi ha sempre colpito molto per la raffigurazione precisa di una tendenza oggi palesemente sotto i nostri occhi:

      《...[la rivoluzione comunista] è compiuta dalla classe che nella società non conta più come classe, che non è riconosciuta come classe, che in seno alla società odierna è già l'espressione del dissolvimento di tutte le classi, nazionalità, ecc.》.

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    2. @ Olympe
      Cos'è lo...spinto?

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    3. @ Olympe
      Scherzavo Olympe, si capiva benissimo che era un refuso.

      La seguo comunque. Saluti.

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  3. Per quell'anonimo....

    Io non devo ritrattare un bel nulla, mio caro, come vedi poi, dal proseguire dei commenti tu sei su un altro pianeta..

    caino

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  4. lo spinto spinge (ecchè dovrebbe fà?) coscientemente il processo. "Il proletariato si realizza soltanto in quanto si sopprime"

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  5. Certo che dopo quello che hai fatto a tuo fratello,mah...

    Ps Anonimi, acronimi, pseudonimi, nome de plume, nome de bataille sono luogo comune in questo mare fantasmatico.
    (Scusa il tu) :non impermalosirti,lo scritto era riferito alla categoria dei vecchi alla quale appartengo di diritto,purtroppo le contingenze dello spazio postale ma soprattutto i miei limiti intellettuali fanno prodigiosamente il resto. Non valgono la pena le piccole polemiche da tastiera nè tantomeno gli epiteti che circolano.
    Purtroppo raramente si riesce a tradurre nel testo l'aspetto ironico e mimico che nella vita ritengo fondamentale.

    [...] su un'altro pianeta...
    La vida no es la fiesta que habiamos imaginado,
    pero ya que estamos aquì
    bailemos.

    Buona domenica, e cerca di essere più gentile almeno con il resto di ciò che rimane della tua famiglia.

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  6. Senza rancore , ma su una cosa sono perfettamente d'accordo con te ,quando scrivi :

    "Purtroppo raramente si riesce a tradurre nel testo l'aspetto ironico e mimico che nella vita ritengo fondamentale".

    saluti pratici

    caino

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  7. A braccio. Quando leggo certi scambi d'idee, mi viene spontaneo dire "bravi, grandi". A prescindere.

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