venerdì 5 marzo 2021

Rosa Luxemburg

 

Centocinquanta anni or sono, il 5 marzo 1871, nasceva Rosa Luxemburg, una delle più importanti figure rivoluzionarie della storia moderna. Luxemburg ha svolto un ruolo di primo piano nella Seconda Internazionale. Durante la prima guerra mondiale ha combattuto, insieme a Karl Liebknecht, contro la politica di guerra dell’SPD, e fu protagonista della Lega di Spartacus nella Rivoluzione del 1918, quando, il 9 novembre, durante una manifestazione di massa, fu proclamata la freie sozialistische republik (libera repubblica socialista) di Germania.

Gustav Noske, il ministro responsabile della Reichswehr e uno dei principali membri dell’SPD, incoraggiò l’azione di gruppi paramilitari ultranazionalisti e ordinò che la divisione Garde-Kavallerie-Schützen, nota per la sua spietatezza, fosse schierata a Berlino contro i lavoratori che manifestavano. Durante il “natale di sangue” del 1918, le truppe spararono con l’artiglieria contro i marinai in rivolta che avevano occupato il castello di Berlino e repressero brutalmente la rivolta di Spartaco.

La fragile Rosa Luxemburg fu sequestrata con Karl Liebknecht, colpita con il calcio di un fucile nell’atrio dell’Hotel Eden e portata in un’auto dove le spararono. Il suo corpo fu gettato nel canale Landwehr, dove fu recuperato solo mesi dopo. Liebknecht fu assassinato a sua volta con tre colpi da distanza ravvicinata nel Tiergarten. La stampa successivamente scrisse che Liebknecht era stato colpito mentre cercava di fuggire e che Luxemburg era stata linciata da una folla indignata.

Luxemburg è stata la leader teorica indiscussa dell’ala rivoluzionaria della SPD, contro il revisionismo di Eduard Bernstein e il centrismo di Karl Kautsky. Lenin, per esempio, aveva nella sua biblioteca moltissime opere di Luxemburg, e 12 di queste nella sua stanza di lavoro, ossia tra i volumi che teneva a portata di mano.

Franz Mehring, studioso e biografo di Marx, scriveva in una rivista diretta da Kautsky, considerato quasi unanimemente come l’interprete più autorevole del marxismo, che Rosa era “il cervello più geniale fra gli eredi scientifici di Marx ed Engels”. Un giudizio analogo lo troviamo nella prefazione che György Lukács scrisse nel 1922 per una raccolta, laddove definisce Rosa come “la sola discepola di Marx che abbia prolungato realmente l’opera della sua vita sia sul piano dei fatti economici che sul piano del metodo economico”.

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mercoledì 3 marzo 2021

Una vita a colori

 


Agli inizi di questa storia si era affermata nella popolazione una sensazione diffusa di pericolo e perciò un dovere largamente riconosciuto come inevitabile, ossia quello di difendersi contro un’epidemia virale che metteva a dura prova il sistema sanitario nazionale e che, specie nei soggetti anziani e molto malati, poteva condurre a esiti fatali.

Oggi, dopo oltre un anno di “stato d’emergenza”, quell’imperiosa necessità è avvertita molto meno, anche a fronte di fatti innegabili, quali il fallimento sostanziale delle politiche e delle misure poste in atto. Non solo per quanto riguarda la prevenzione della diffusione virale, le insufficienti e saltuarie misure di sostegno del reddito per le categorie maggiormente colpite dal fermo imposto alle loro attività, ma anche e soprattutto per lo scandaloso fallimento della vaccinazione di massa, per la cui responsabilità si assiste al solito gioco dello scaricabarile con tanto di “siluramenti” cadorniani.

Non solo si è sbagliato molto a tutti i livelli, e ciò poteva essere in parte giustificato all’inizio, ma si continua a sbagliare anche sotto il profilo degli atteggiamenti e dei messaggi: le assenze, le contraddizioni, le bugie, i ritardi e le infantili assurdità.

Per esempio, che cosa c’entrano in questa faccenda i militari armati di fucile mitragliatore nelle piazze? È questa la rappresentazione che il governo accetta che si dia della situazione? E poi, chi ha autorizzato il signor Bertolaso, per citare l’ultimo caso, a fare dichiarazioni che riguardano l’Italia intera?

In particolare, il signor Mario Draghi, presidente del consiglio, vuole finalmente prendersi la briga di dire a noi anime comuni che cosa ha fatto finora e quali iniziative intende intraprendere in concreto per uscire da questo circolo infernale di vita e di pensieri fatto di pulsanti di pausa e accensione e di impasse vaccinale?

Oltre a spiegarci le ragioni per la nomina di generali, in servizio attivo nell’esercito, nei posti di vertice dellorganizzazione pubblica. Sta mettendo in piedi una vera macchina da guerra contro questo fottuto virus o, come allude la foto qui sopra, per la prevenzione di qualcosaltro? 


martedì 2 marzo 2021

Ineludibili leggi

 

A palazzo Chigi, al Quirinale, al Viminale e in altri covi romani (ma non solo in Italia) hanno chiara la situazione: se entro alcuni mesi non si sarà sbloccata la faccenda Covid e dunque quella vaccinale, il rischio che si scateni una vasta protesta sociale, difficilmente controllabile, diventerà reale e probabile.

Questa consapevolezza ha portato alla defenestrazione del commissario per l’emergenza Covid e la sua sostituzione con un generale di corpo d’armata, comandante della logistica dell’esercito (possono aver pesato, ma solo in aggiunta, altre valutazioni).

Il teatrino televisivo dei soliti stronzi non basta più. Da un anno ci vengono alternativamente a raccontare che il virus, poi nelle sue molteplici e continue varianti, è molto intelligente oppure troppo stupido, evocando una specie di evoluzione affidata a un continuo atto di creazione sovrannaturale (*).

L’arma del vaccino si rivela essenziale, e stringenti i tempi per la vaccinazione di massa, di modo che si possa tornare alla normalità o quasi. Tuttavia una domanda si sta facendo strada, anche se tendenzialmente elusa dall’industria dei media: posta la rilevanza socio-economica della pandemia e la necessità di affrettarsi, per quale motivo la produzione industriale e la distribuzione del vaccino è stata lasciata e continua ad essere in mano a società private?

I più arguti (non mancano mai!) osservano che Moderna (Lonza) non rivendica l’esclusiva per il proprio vaccino. Bravi, hanno capito tutto di come funziona questo manicomio, salvo non vedere l’essenziale davanti agli occhi (**). Poi ci sono quelli che ti spiegano quanto sia difficile arrivare a un vaccino come questo in così breve tempo (spiegatelo ai cinesi e ai russi, per dire).

Da cui deriva una domanda più generale, ossia quand’è che i ricchi e i potenti prenderanno sul serio i problemi del mondo? Quando anche loro moriranno per i problemi del mondo, risponde teleologicamente Jared Diamond.

Per allora saremo tutti morti, soccombendo non solo agli interessi particolari di questo demenziale sistema economico (e fin qui ci arriva anche il riformismo alla Diamond), ma alle sue ineludibili leggi, illudendoci nel frattempo che sarà la scienza e la tecnologia dei “ricchi e potenti” a salvarci con nuovi strabilianti ritrovati nei loro laboratori e stabilimenti.

(*) Come se i processi naturali non dipendessero dal movimento della materia in tutte le direzioni, con infiniti singoli movimenti casuali. Tuttavia di per sé questa casualità delle mutazioni e della diffusione del virus da sola non può rendere ragione della evoluzione della pandemia.

Si ricorrere a spiegazioni artificiose, introducendo cause fittizie, spiegando la casualità con la casualità stessa, che è quella dovuta alla diffusione del virus in relazione ai comportamenti umani “non rispettosi delle regole di contenimento dell’epidemia”.

In tal modo ponendo la natura e la società umana sullo stesso piano, quello immediatamente comprensibile, applicando la connessione diretta tra causa ed effetto, che ognuno può verificare empiricamente, stabilendo un principio deterministico, sulla cui validità, non solo sotto il profilo epistemologico, reputo inutile star qui a dire.

(**) Tra l’altro, è come se un fabbricante di auto con il quale fosse stata concordata una fornitura comunicasse: non posso fornire le auto nel numero previsto, ma vi metto a disposizione il manuale perché possiate produrle autonomamente.


lunedì 1 marzo 2021

Marx, inventore delle classi sociali


Porre le questioni sul piano etico e morale, su quello della responsabilità individuale, vuol dire avere interesse a deformare le questioni. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo ricevuto tutto il nostro patrimonio “razionale” verbale e terminologico dalla classe socialmente egemone. La lettura e la comprensione di questo patrimonio, la struttura e il contesto associativo che le accompagnano, corrispondono coerentemente all’ideologia e all’impostazione di chi ha tutto l’interesse che le cose rimangano sostanzialmente come sono.

La povertà e lo sfruttamento, così come la ricchezza, non sono una condizione meramente sociologica o psicologica, dei concetti astrattamente contemplativi, mero ambito della critica dei comportamenti sociali, siano essi soggettivi o di massa. Le ideologie economiche, giuridiche, politiche, morali, etiche, religiose ci presentano un mondo a testa in giù, e in tal modo dissimulano le cause reali dei fatti sociali.

Fin dalla nascita siamo esposti all’influenza ideologica della classe economicamente dominante, di cui interiorizziamo e assimiliamo i rapporti sociali, i comandi e le ingiunzioni fino a restarne profondamente segnati nel corpo e nella psiche. In fondo di ciascuno di noi c’è un padrone, un giudice, uno sbirro, un prete che tiranneggiano quelle che ci appaiono essere le nostre decisioni e le nostre scelte. Ecco perché, torno a ripetere ancora una volta, la lotta ideologica è una determinazione essenziale della lotta di classe.

Oggi è negata l’esistenza stessa delle classi sociali, così come m’è occorso di sentire da ultimo ieri mattina nella trasmissione radiofonica “Prima Pagina” su Radiotre, quando il giornalista di turno, in risposta ad un ascoltatore, affermava che, pur sussistendo ancora “disuguaglianze distributive, le classi sociali di Marx non esistono più”. Come se fosse stato Marx ad inventarsi le classi sociali e le loro lotte!

In tal modo le ragioni della cosiddetta “disuguaglianza distributiva” sono eluse nella loro realtà effettiva, concreta e storica. Non basta di per sé tirare in ballo la ricchezza e la sua distribuzione, dichiararsi contro la povertà”. C'è qualcuno a favore della povertà? dunque siamo tutti democratici”!

Come se fosse questione di miglioramenti di status, di bonus e politiche dei redditi, compreso quello di “cittadinanza”, come predicano i sacerdoti del liberalsocialismo, che hanno “sconfitto la povertà”, o i burocrati del liberalcomunismo che hanno sconfitto quella “estrema”.

Si demanda alla responsabilità individuale, al senso civico, al buon cuore, alla politica dei parlamenti o del partito-stato, dissimulando la realtà dei rapporti sociali dominanti, i rapporti di produzione, alias i rapporti di proprietà, che sono alla base del bisogno e dello sfruttamento di questo sistema sociale.