martedì 3 settembre 2013

Verso la guerra


Scrive Furio Colombo nel suo giornale:

Se fossi cittadino americano sarei orgoglioso del presidente del mio Paese. Barack Obama ha mostrato con durezza e chiarezza la sua condanna per quelle centinaia di cadaveri, donne e tanti bambini, sterminati in un modo orrendo e crudele e tuttora misterioso. E ha dichiarato che non ne starà fuori. Ma invece di correre dietro al carro delle prove, che persino il suo Segretario di Stato gli stava offrendo, ha preferito rivolgersi al Congresso del suo Paese, dunque deputati e senatori che in questo momento ascoltano i cittadini. Non si fa una guerra da soli, una guerra che può diventare immensa e globale in ogni istante.

Dunque, è ammirevole che si rischi un conflitto regionale e forse mondiale per una strage i cui esecutori e mandanti restano – a detta del medesimo Colombo – “misteriosi”.

Il vero potere


Siamo sottoposti quotidianamente al bombardamento democratico fatto delle più incredibili menzogne, a cominciare dal fatto di essere liberi e di vivere in democrazia.

Com’è possibile dirsi liberi, se ogni giorno dobbiamo venderci a un padrone? Com’è possibile chiamare democrazia un sistema sociale quando lo stesso popolo è carne comprata e venduta in nome e per conto del profitto di pochi?

«Chiunque offra il suo lavoro in cambio di denaro vende se stesso e si mette a livello degli schiavi» (Cicerone, Dei doveri, I, CL).

Oggi noi siamo formalmente liberi, ma non è data libertà se non come libertà dal bisogno. Una libertà che non sia anzitutto libertà dal bisogno è una libertà fasulla, di carta.

Oggi i nostri padroni non hanno neppure l’obbligo di mantenerci in vita, con la perdita di un salariato non corrono il rischio di perdere il loro capitale poiché possono comprarci a piacimento, a ore, ogni giorno, a capriccio. Non hanno nemmeno più bisogno di usare la frusta, poiché ci sono altri metodi, più democratici appunto, per obbligarci a lavorare per loro e per tenerci agevolmente al guinzaglio.

lunedì 2 settembre 2013

No, non sono mai stati una democrazia


Il segretario di Stato, Kerry, uno dei meno intelligenti della storia degli Usa, ha dichiarato che Assad è come Saddam e Hitler. È come avergli fatto un complimento ad Assad. E come dovrebbero essere, per piacere agli Usa, i dittatori? Come Pinochet, senz’altro. Kerry dice di avere le prove che a Damasco è stato usato il gas sarin. Può essere, dato che le vittime sicuramente non sono morte di freddo. Il problema, ma questo è un fatto scontato per gente come Obama e Kerry, è chi ha usato le armi chimiche contro la popolazione. E su questo punto essenziale ci sono solo le dichiarazioni dei banditi dell’amministrazione statunitense.

Gore Vidal di Stati Uniti d’America se ne intendeva, eccome. Basta leggere la sua biografia, la sua prolifica produzione letteraria. Fu intimo dei Kennedy (parente di Jackie) e candidato tra i democratici a New York per il Congresso e in California per il Senato. In un’intervista a David Bersamian, dell’aprile 2006 (si può rintracciare cliccando qui), lo scrittore statunitense afferma:

Gli Stati Uniti hanno compiuto in passato atti spietati contro altri paesi, ma mai su una scala così vasta, e mai in maniera così profonda. È come se noi fossimo il male. Noi attacchiamo per primi. Vi distruggeremo. Questa è una guerra eterna al terrorismo. È come una guerra alla forfora. Non c’è niente come una guerra contro il terrorismo. È idiota. Questi sono soltanto slogan. Sono bugie. È pubblicità, l’unica forma d’arte che abbiamo mai inventato e sviluppato (*).

Ma chi sono gli Stati Uniti d’America per dare lezioni di democrazia al mondo intero? Sono esattamente così come li descrive il New York Times, dei guerrafondai che spadroneggiano per il mondo intero. Un sistema oligarchico che usa i servizi segreti per spiare non solo i propri cittadini, ma le comunicazioni private (miliardi di mail) dell’intero pianeta, compresi i paesi “amici”. Un paese dove il 3% della sua popolazione vive in carcere o in libertà provvisoria – dove la carcerazione, divenuta privata, è un segmento economico tra i profittevoli – si può definire un paese libero e democratico?

Un paese libero e democratico dove i cittadini non possono eleggere il presidente che vorrebbero (basti pensare ad Al Gore, il quale ha ricevuto mezzo milioni di voti più di Bush), ma debbono tuttalpiù scegliere tra due candidati espressione dei grandi interessi economici e industrial-militari. Come dice Gore Vidal, gli Stati Uniti non sono mai stati una democrazia.

domenica 1 settembre 2013

Che cosa avrebbe detto James Monroe?


Il livello di radiazioni nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi è di 1.800 millisievert per ora. Da notare che 20 millisievert per ora è l’equivalente di 1.000 radiografie in un anno (di norma un individuo è esposto a 3 millisievert di radiazione ambientale in un anno). Nei giorni drammatici del marzo 2011 furono toccate quote superiori a 400 millisievert per ora, all’esterno della centrale, mentre all’interno furono toccati livelli di 800 millisievert. Ciò che scrissi allora nei miei post sull’argomento, sta trovando conferma. Purtroppo non è una soddisfazione.

* * *

Putin ha ridicolizzato Obama chiedendogli di portare all’Onu le prove dell’uso di gas sarin a Damasco per mano dell’esercito regolare siriano, cioè di Assad. Quest’ultimo dovrebbe essere dichiarato il re degli imbecilli se – come sostengono i banditi della Nato – avesse gasato due quartieri di Damasco a pochi passi dalle residenze degli ispettori dell’Onu.

Quella di Obama è ormai una farsa, un gioco scoperto che funziona solo con la connivenza di certi media. E poi, con quale diritto dovrebbe intervenire in Siria, peraltro bypassando l’Onu? E perché il segretario generale dell’Onu non prende una chiara e aperta posizione in merito a tali minacce proferite contro un paese membro e mentre sono in corso ispezioni per verificare la veridicità delle accuse?

Il termometro rotto di Scalfari


Sarà per via della giornata che si preannuncia nuvolosa e anche un po’ fresca, ma non riesco proprio a vedere nulla di positivo laddove Scalfari vede brillare il sole dell’avvenire. Se ci si limita a valutare con speranzoso entusiasmo qualche dato statistico in leggera e incerta controtendenza dopo anni di tracolli, ebbene ci s’illude non solo sul momento, sul contingente, ma tanto più sul futuro. Ecco cosa dice:

«In un mondo sempre più interdipendente gli elementi negativi e quelli positivi si intrecciano senza posa e il termometro che ne misura l'andamento ne registra ogni giorno l'intensità e le aspettative che ne derivano.

Nella settimana appena trascorsa l'alternarsi degli eventi e gli effetti che hanno prodotto hanno toccato il culmine della confusione tra timori e speranze, ottimismo e pessimismo. Pensate all'Egitto, ai venti di guerra in Siria che potrebbero incendiare tutto il Medio Oriente, ai sintomi di crisi nell'economia dei Paesi emergenti, ma anche alle buone notizie sulla ripresa dell'economia americana e ai segnali  -  timidi ma visibili  -  d'un miglioramento dell'economia europea.

I mercati, sempre molto sensibili a queste diverse sollecitazioni, hanno registrato fedelmente quanto accadeva. Alla fine il bilancio della settimana è moderatamente positivo anche se il circuito mediatico tende a mettere in evidenza le cattive notizie che producono più sensazione delle buone.

Insomma il mondo è una variante soggettiva dipendente dagli umori dei media che, com’è noto, per ragioni d’interesse tendono al pessimismo».