mercoledì 26 agosto 2020

Girotondo



Wall Street continua a salire e l’indice S&P 500 ha fatto un balzo quasi del 50% dal crollo di metà marzo. Tutto ciò avviene nonostante la pandemia e le sue conseguenze in termini di economia reale e di disperazione sociale, quest’ultima per ora tenuta a bada con sussidi a pioggia.



La scorsa settimana, il Financial Times scriveva che mentre il mercato finanziario raggiungeva un livello record, la “sofferenza aziendale” negli Stati Uniti non era mai stata peggiore con “large corporate bankruptcy filings” (istanze di fallimento di grandi aziende) destinate a superare i livelli raggiunti all’indomani della crisi finanziaria del 2008.

Al 17 agosto, 46 aziende, ciascuna con un patrimonio di oltre 1 miliardo di dollari, hanno presentato istanza di fallimento (il famoso Capitolo 11), rispetto alle 38 dello stesso periodo del 2009 e più del doppio rispetto alle 19 dello stesso periodo dell’anno scorso.

JCPenney, Brooks Brothers e Chesapeake Energy sono tra le grandi aziende che hanno presentato istanza di fallimento.

Il giornale economico del Regno Unito, citando BankruptcyData.com, dà notizia che in totale 157 aziende con un patrimonio di oltre 50 milioni hanno presentato istanza di fallimento e si prevede che ne seguiranno molte altre.

Ben Schlafman, direttore operativo di New Generation Research, proprietaria di BankruptcyData.com, che tiene traccia delle dichiarazioni di fallimento, ha dichiarato al FT: “Siamo nel primo inning di questo ciclo fallimentare, che si diffonderà in tutti i settori man mano che ci addentreremo nella crisi”.

Goldman Sachs dichiara di aspettarsi che dei 22 milioni di lavoratori licenziati nella prima ondata della pandemia, quasi un quarto sarà eliminato definitivamente. Molti lavoratori hanno ripreso l’attività tra giugno e luglio, ma 9,2 milioni di disoccupati sono ancora in cassa integrazione.

Chi sta peggio di tutti sembra essere la Gran Bretagna, e la situazione potrebbe precipitare quando i programmi di prestito e di sostegno del governo si saranno esauriti. Uno dei maggiori avvocati fallimentari della City ha dichiarato: “Ci sono una serie di crisi che incombono, l’ondata d’insolvenze non è nemmeno iniziata”.

Nei maggiori centri industriali d’Europa si teme che, dopo una decisa ripresa dalla forte contrazione economica della primavera, le attività inizino ora a rallentare. C’è stato un aumento della produzione industriale in tutta la zona euro a maggio e giugno, proseguito anche a luglio, ma non sufficiente a compensare il calo dei primi due mesi della pandemia. La banca centrale tedesca ha riferito che i produttori della zona euro operavano a luglio ancora solo al 72% della capacità rispetto alla loro media dell’80%.

Per l’industria automobilistica tedesca si prevede che le vendite globali di auto scenderanno a 69 milioni quest’anno rispetto agli 88 milioni nel 2019. La dirigenza dell’Audi ha detto di non aspettarsi che i livelli di produzione di automobili tornino ai livelli pre-crisi almeno fino al 2022 o al 2023.

Stando così le cose, l’attuale euforia borsistica trova motivo nell’offerta di moneta a basso costo, nel calo del rendimento dei titoli del Tesoro USA e nel buy-back soprattutto delle società del settore tecnologico, che costituiscono una componente importante dell’indice S&P 500.

Il rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni, un punto di riferimento sia per i mercati finanziari statunitensi che per quelli globali, è ora di circa lo 0,6%, un punto percentuale al di sotto del livello di febbraio. Con il rendimento negativo, tenuto conto dell’inflazione, ciò ha alimentato una svolta verso il mercato azionario, l’oro e il debito aziendale. Questa ricerca di un rendimento positivo ha innescato quello che è stato definito un “rally di tutto”.

Tutto ciò ha basi molto traballanti. L’esplosione della crisi è solo questione di tempo, come sempre del resto. E sarà crisi economica e finanziaria segnata da giganteschi debiti e insolvenze generalizzate, che si accompagnerà a problemi di tenuta sociale. Se neanche più a Lourdes fanno miracoli, allora vuol dire che la faccenda è davvero seria. Non si può vivere a lungo di sussidi, di sconti e proroghe sulle imposte.

C’è da augurarsi, anche se non è realistico, che queste tensioni economiche e sociali non si trasferiscano sul piano dei rapporti internazionali, già tesissimi. Si susseguono sulla stampa tedesca articoli che invitano l’Europa, leggi la Germania, al riarmo per giocare una partita militare e strategica autonoma. Ci sono lampi di guerra nel Mediterraneo, e c’è sempre da tenere a bada un ex nemico non ancora amico (la Russia). Tuttavia credo si possa leggere la richiesta di riarmo e di autonoma strategica, nonché di unione delle forze armate europee, anche come risposta a un alleato che non è più tanto amico, come la vicenda del Nord Stream 2 insegna.

Per quanto ci riguarda direttamente, non ci facciamo mancare un coglione al giorno da arrostire sulla graticola mediatica. E tutti a fare girotondo.

6 commenti:

  1. alla finanza conviene che gli stati si indebitino. Più debito = più ricatto.
    Il manifestarsi così anacronistico della funzione pubblica, della burocrazia sempre fuori tempo, i sussidi a debito, l'arcaismo contro il virus, conviene loro, perché renderà i cittadini sempre più impiccati ai loro interessi.

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    1. un po' sarà anche così, certo

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    2. L'idea che la burocrazia sia subalterna non mi convince. Subalterna alla finanza, potrebbe pure darsi. Subalterna alla politica, mi pare idea di altri tempi. Subalterna a chi? Alla Azzolina? A Di Maio? Al ministro dell'economia professore di storia?

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    3. l'alta burocrazia non è subalterna, se non formalmente. in italia soprattutto. è di gomma.

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  2. O. T.
    https://www.adnkronos.com/soldi/economia/2020/08/26/meno-ore-lavoro-stesso-stipendio-allo-studio-misura-crea-occupazione_3BNo0bJVFqw2CwbGEtCQRL.html

    Lei ci crede? Io penso che chi campa spremendo profitto dal lavoro altrui, una cosa del genere è il cancro.
    Saluti

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    1. al momento no, deve essere una cosa concordata almeno a livello delle maggiori economie europee.

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