domenica 28 febbraio 2016

La tempra democratica di sinistra


Devo dire, con molta franchezza, che invidio la lucidità di cui dà prova Eugenio Scalfari alla sua età, anche se fin troppo spesso, negli ultimi anni, ha dato assai spazio al suo egocentrismo così come troppa pubblicità alle angosce per il suo game over. Ad ogni modo conserva e dà prova di una rara lucidità politica, ovviamente di marca tutta borghese, e le sue parole non vanno trascurate perché possono offrire il senso di una fase e anche di una prospettiva.

Un esempio di tale lucidità si può trarre da questo suo – non nuovo – auspicio:

Una nuova destra non populista e non berlusconiana è un tentativo ancora in una fase iniziale che sarebbe da incoraggiare, […] non solo per affrontare in forze tempi assai oscuri (quelli attuali non sono oscuri ma neri come l'inchiostro) ma anche per aiutare la nascita d'una destra moderna alla quale in un futuro auspicabilmente prossimo si fosse contrapposta una sinistra riformatrice.

Dove Scalfari possa rintracciare differenze tra “sinistra” e “destra” in questo deserto d’idee generali, non è questione che possa appassionare. Peraltro andrebbe qui detto, ma non solo ad uso di Scalfari, che la classe politica non è di per sé una classe sociale, bensì una categoria sociale differenziata ed articolata in strati e frazioni di classe diverse, e così si può comprendere perché – diversamente dal Novecento – “le posizioni sono molte, la politica è estremamente frazionata non solo in Italia ma in tutta Europa”.



Andrebbe analizzata dunque l’attuale fase tenendo conto che la funzione di questa categoria sociale non è determinata direttamente dall’appartenenza di classe dei suoi componenti, o da una rappresentanza esplicita e diretta degli interessi di classe – come poteva avvenire un tempo, denotando di un significato ideologico più netto termini come destra e sinistra. La funzione di questa categoria sociale è definita dal ruolo complessivo degli Stati e della UE come organi rappresentativi di un progetto politico apertamente reazionario imposto anzitutto dalla crisi del debito, dalla crisi finanziaria e dalle difficoltà del processo di valorizzazione.

Tutti aspetti questi della crisi generale, la quale reclama il restringimento drastico dei margini della spesa pubblica corrente, operando un taglio netto sulle risorse destinate alla riproduzione delle classi subalterne, in modo da stornare risorse a favore dell’accumulazione del capitale e per l’espansione della struttura produttiva. Questo processo di ridimensionamento della spesa pubblica, che inevitabilmente va sempre più a colpire fasce sociali e categorie finora in gran parte solo sfiorate dai provvedimenti, non è certo privo di conseguenze anche rilevanti sul terreno politico.

Ed è appunto coscienti di questo e in tale contesto, detto tra parentesi, che si va riconfigurando il quadro degli apparati di “orientamento” dell’opinione pubblica.  

Ritornando al nostro Grande Vecchio della borghesia nazionale, v’è da osservare il suo involontario – forse – humour quando dice:

La separazione di Alfano da Forza Italia fu incoraggiata da Monti e da Enrico Letta, la cui tempra democratica di sinistra non è mai stata in discussione.


Con le lacrime agli occhi non ho potuto proseguire la lettura dell'articolo

7 commenti:

  1. Cara Olylmpe,

    ti sei persa la lettura della chiosa finale ,ove il Pope laico,da buona mosca cocchiera,ci annuncia le nuove bandiere da abbracciare se si vuole essere di SX:

    La sinistra italiana ed europea deve porsi alla testa di questo ideale e farne una concreta realtà dove le diseguaglianze siano rimosse e la produttività economica sia tutt'una con l'equità sociale, la comunione dei valori, il riconoscimento dei diritti e dei connessi doveri, la separazione dei poteri che garantiscano la nobiltà della politica



    e la democrazia. L'Inno alla gioia e la bandiera stellata europea, come ha proposto Laura Boldrini, divengano i simboli della Nazione Europa. Da questo punto di vista ben venga il Partito democratico se lotterà affinché la Nazione Europa diventi una realtà.

    Mi sembra il programma del PdAz ,travolto nei fatti e dai fatti economici dalla Storia un cinquantino fa.E'la riproposizione classica di una Fraz di Borghesia,che solo su un punto sembra azzeccarci,è cioè sulla necessità della formazione di uno Stato Continente.
    Vecchi girondini si arruffano, come sempre !

    caino

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    1. la lucidità non va oltre le prime 15 righe

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  2. Che Letta - attualmente professore di politica borghese a Parigi - legga agli studenti il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte? Ne dubito.

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    1. ti svelo un segreto di Pulcinella, perciò tienilo per te:
      fa parte della famosa pattuglia di cui parlavo in un post di qualche giorno addietro. è una riserva strategica di prim'ordine, in sonno, i circoli borghesi che contano (quindi fuori dell'italia) lo tengono in grande considerazione.

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  3. Dopo una costituzione italiana inattuata e tradita abbiamo il manifesto di Ventotene che fa la stessa fine...ma cos'abbiamo fatto di male? forse il diavolo sta nei dettagli e non nelle intenzioni?

    io non credo che il Socratico Scalfari ignori che l'Europa nacque dall'esigenza di controllare da vicino i tedeschi che a cadenze regolari cercavano spazio vitale fuori dai confini incendiando l'Europa, ovviamente tutto ciò con l'assenso dei due veri vincitori della guerra, in particolare di quello atlantico che degli alleati europei non si è mai fidato troppo fino ad oggi: quando si dice la saggezza che deriva dall' esercizio del dominio

    e allora il Bianco Intellettuale che ci vuole comunicare? credo che si interroghi, come hai colto, su una carenza storica della politica italiana e che ritiene necessario colmare anche in chiave europea: l'assenza di un partito realmente riformista, mi ci interrogo perfino io da qualche tempo.

    si rende conto che la pressione della società civile sulle istituzioni politiche è esattamente quello che sembra, un pò ovunque ma nei paesi più in crisi con più evidenza: anzichè fare riforme nel interesse generale borghese (l'idealista ora sono io..) potere esecutivo e legislativo devono soddisfare le richieste economiche particolari e talvolta antagonistiche di potentati e lobby grandi e piccole che vogliono tutte la loro fettina di torta. La politica non riesce più ad esercitare nessun tipo di ricomposizione tra i molteplici attriti interborghesi.

    Hai ragione: il personale politico non è una classe a sè: per come sta in rapporto al Capitale è assimilabile alle classi medie improduttive

    Un esigenza, quella del riformismo, che sta nei termini di fare almeno dell' Italia un sistema-paese e magari dell' Europa federata un sistema-continente, e in effetti in passato è stato nei momenti di crisi che il politico ha ritrovato un pò di autonomia dall'economico ma forse stavolta, con le enormi faglie sociali che si sono aperte e che s'apriranno, vedo difficile ricomporre il quadro borghese attorno ad un interesse generale, a meno che non si svegli il nemico di classe

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    1. esatto, scalfari non ignora, infatti, il Trattato di Parigi del 1951 aveva proprio lo scopo di mettere in comune due risorse strategiche (carbone e acciaio) necessarie alla guerra. scalfari vede bene, solo un'europa unita (ma non come lo è ora) può avere peso nella contesa internazionale. solo che, come dico nel post, deve vedersela con tre grandi questioni: debito, crisi finanziaria, lotta per i mercati, nel quadro generale di crisi (invecchiamento della popolazione, migrazioni, aumento del pauperismo e del conflitto sociale, eccetera).

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  4. io non vedo la salvezza dell'europa nella sua unità - né com'è pensata adesso né come possono pensarla Scalfari, Renzi, Napolitano ecc - ma semmai, come storicamente sempre avvenuto, l'Europa si salva nella sua disgregazione.
    La pace tanto a lungo vissuta e difesa (militarmente!) ha comportato la disperazione di popolazioni vicine. Fra cui l'Italia, che di europeo in senso politico liberal borghese non aveva né ha nulla. Se questa Europa nacque da una necessità di tutela, presto la germania ne ha fatto un mercato delle vacche dove i sensali son sempre loro. Cosa serve l'Italia alla Germania? a vendere golf e riforme. Ma, anche se pagate a caro prezzo, che riforme si son poi viste in Italia? Dove risiedono in pianta stabile tutte le forze "cospirative" elencate da Draghi? Come si può affrontare una competizione globale con al proprio interno paesi ricchissimi ma sostanzialemnte immobili e falliti come Grecia e Italia? Paesi dove ogni minima movenza democratica necessita ancora di massicce dosi di antifascismo...
    Se si deve affrontare il mare aperto ha più senso sbarazzarsi dei pesi morti. Oppure intervenire con forza in questi paesi perdendo quindi l'unità di facciata. E forse anche la faccia. ma questo la Germania non se lo può permettere...

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