martedì 5 agosto 2014

L'idiozia di massa


La prima guerra mondiale ha contato circa diciotto milioni di morti dalla prima grande battaglia combattuta il 4 agosto 1914 fino all’armistizio dell’11 novembre 1918. Il trattato di pace di Versailles, firmato il 28 giugno 1919, esattamente cinque anni dopo che l'erede al trono austro-ungarico fu assassinato a Sarajevo, è stato il più grande esempio di miopia politica dimostrata finora dal genere umano. Una generazione più tardi, un’altra guerra mondiale causò 73 milioni di morti.

Prima che il trattato di Versailles fosse firmato, e prima che la Società delle Nazioni fosse stata creata, Gran Bretagna, Francia e Italia inviarono loro truppe in Russia per combattere contro il governo rivoluzionario. Nella guerra civile russa sostenuta dall’occidente vi furono almeno tre milioni di vittime. Poi venne Hitler e la Russia contò 26 milioni di morti. In entrambe le guerre, la Russia fu alleata alla Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti e, in entrambe le guerre, la Russia ha messo in campo il più grande esercito e sostenuto il maggior peso della guerra in termini di vittime. Senza tale tributo di sangue, l’Europa non sarebbe stata liberata dal fascismo.

Quali lezioni abbiamo imparato? Dalla prima guerra mondiale, nessuna. E anche dopo la seconda, a guardare il mondo in cui viviamo, sembra che siamo pericolosamente ritornati a 100 anni fa.

lunedì 4 agosto 2014

Dalla parte dei banditi


Nessuno se ne ricorda più, e non per caso. Non se ne parla nei documentari di rievocazione e raramente vi si fa cenno nei libri, ossia al fatto che cento anni fa, il 4 agosto 1914, il Partito socialdemocratico tedesco (SPD), primo partito di Germania, votava i crediti di guerra, sostenendo che non si poteva abbandonare la patria nel momento del bisogno. La storia della sinistra europea è ben sintetizzata da tale dichiarazione e da quell’evento: il tradimento. Con il voto a favore dei crediti di guerra, la sinistra europea siglò la condanna a morte di milioni di proletari.

domenica 3 agosto 2014

Scalfari esclude


Questa mattina devo prendere atto di due cose: che molta gente è in ferie e Il Gattopardo è di Lucchino Visconti (così come, anzitutto e conseguentemente, Il dottor Zivago sarebbe di David Lean). Visconti ha realizzato un capolavoro, il suo, ma non ha saputo tradurvi il senso più vero del romanzo, attratto più dal fasto del ballo, dall’ambientazione, dal carattere dei personaggi, che dal motivo più autentico del racconto, quello che molti credono di ravvisare nella quarta parte, mentre esso è quasi tutto raccolto nel finale (che nel film non c’è).

sabato 2 agosto 2014

Volevano fare la rivoluzione


Beppe Grillo dice che questo sistema è peggiore del fascismo. Come solito gli piace dirne tante ed esagerare. Peggiore del fascismo non certo, ma presenta molti tratti del regime autoritario, laddove si pensi che la nostra è sempre stata una democrazia (borghese) incompiuta e vincolata dapprima agli Usa e ora anche a Berlino e a una cupola economico-finanziaria internazionale dai tratti nettamente criminogeni.

Dal punto di vista politico, a gestire il mazzo e a mischiarlo come vogliono sono alcuni partiti che si sono fatti padroni in nome e per conto dello Stato. Gestiscono lo stato delle cose, la liquidazione di ciò che c'è ancora in cassa. Resta il simulacro delle libere elezioni, ma sappiamo bene che esse sono tali solo formalmente, e se anche fossero le più libere e democratiche il discorso non cambierebbe nella sostanza. 

L’unica formazione politica sorta esterna ed estranea ai partiti è stata proprio il movimento di Grillo. E però come tutte le formazioni politiche borghesi nate per riformare “il sistema” dal suo interno, essa è stata ridotta all’impotenza nel gioco parlamentare. Perciò Grillo strilla come una zitella tradita nella speranza.

Non lo sapeva di già ben prima Grillo che non c’è nemmeno l’ombra di democrazia in questo paese, laddove tutto è controllato dalle oligarchie e sottoposto al gioco delle fazioni? Si dirà che è così dappertutto, e che ciò rispetta l’ordine economico sociale vigente. E per l’appunto, non lo sapeva che oltretutto l’Italia presenta delle particolarità, delle unicità nelle democrazie occidentali? Certo che lo sapeva.

Anche se ora hanno smesso di dirlo, fino ad un anno fa volevano fare la rivoluzione i grillini, passando alla cassa a fine mese, riscuotendo l’assegno, il premio per il loro impegno parlamentare. Tutto contabilizzato, scontrini alla mano. Puerili. Volevano cambiare le regole del gioco, rendere il sistema efficiente e trasparente. Illusi, questo gioco non ha regole. Non volevano scendere a patti coi partiti, non accettavano alcun compromesso. Velleitari, la politica è l'arte del compromesso. Insomma, chiedevano di comandare sulla base del risultato elettorale ottenuto. Davvero stupidi.

I problemi non riguardano più solo l’ambito politico nazionale, ma l'ordine globale. E perciò le risposte possono venire solo avendo chiara l'origine delle contraddizioni. Pensiamo solo alla questione del lavoro, della sua internazionalizzazione, dello sviluppo delle tecnologie, della disoccupazione, ecc.. Immaginiamo che basti ridistribuire qualche soldo ai disoccupati e cose del genere come dice Grillo? O imporre dei dazi, come farneticano quelli della Lega?

E d’altronde, anche dal punto di vista riformistico, possiamo sperare, come dice Scalfari, in gente come Renzi, Padoan, Madia, Boschi, come già prima in Monti o Letta? Gente che ha deciso, tra l'altro, di monetizzare il trattamento inumano (cioè la tortura) in carcere? Possiamo credere che i responsabili politici pro tempore dell’Europa, come la Merkel, degli Usa, come Obama, e di altre potenze come la Russia o la Cina, siano interessati a trovare un qualsiasi accordo nel merito di questa come di altre problematiche?

venerdì 1 agosto 2014

I cinesi pensano agli affari e noi alle madonne



I media ci ingentiliscono la vita con notizie come questa. La ministra (centrosinistra) della burocrazia, va a cantare litanie a Medjugorje, coronando così il sogno della sua vita (testuale). Sapesse quanti italiani invocano madonne e santi quando sono costretti ad avere a che fare con un ufficio pubblico. Il Corriere della Sera dedica ampio spazio a pagina tre alle battute da scantinato tra tali Mineo e Bonaiuti, quindi alla battuta sottilissima di Bersani (con foto) sul voto al senato. Sempre il giornale dell’indimenticabile De Bortoli, però a pagine nove, taglio che più basso non si può, ci informa con 22 righe della cerimonia della cessione di congruo pacchetto azionario da Cdp Reti a State Grid of China per via di Saipem e Terna. Presente Renzi che sorride divertito come se avesse piazzato la fontana di Trevi. Anche Liu Zhenya, presidente della State Grid sorride divertito, sicuramente pensa: questi fessi credono di averci rifilato ‘na sòla.