giovedì 21 maggio 2020

L’antenato sopra l'albero


“Faremo dei figli … Porci che ci lasceranno morire di fame.”
M. Yourcenar, Quoi? LÉternité, p. 293.

Chissà se Marguerite oggi scriverebbe “nonni” anziché “figli”.

Prendo spunto da un commento a un mio post recente, nel quale un lettore dubitava che tra Adriano Collini e Cosimo Alessandro Collini, segretario copista di Voltaire, vi possa essere qualche grado di parentela. La questione dei cognomi, delle parentele, delle ascendenze e discendenze, è assai complicata e c’è bisogno di studio al riguardo.

In tredici anni di scuola, dalle elementari al cosiddetto esame di maturità, mai durante le lezioni di storia un’ora o anche solo mezz’ora è stata, a mia memoria, dedicata alla genealogia. Certo, si raccontava del susseguirsi delle dinastie, e che un tal principe sposò una talaltra principessa, e che da quel matrimonio, sempre di ragione e mai d’amore, nacque un figlio, magari un Federico II, che poi ebbe il ruolo storico che sappiamo. Tuttavia mai vi fu un accenno alla genealogia come ad una scienza in sé. Forse taluno di voi che qui legge è stato più fortunato di me.

Del resto le attente e puntigliose ricostruzioni événementielles non vanno più di moda da quando Fernand Braudel è stato frainteso; ritenute come noiose vanitates dai “pigri, dagli ignoranti e dai venditori di fumo”, come scrive Franco Cardini. Così capita, soggiunge lo storico fiorentino, che chi si occupi degli intimi particolari della storia, venga “definito un dilettante da esponenti di quella genìa di vanitosi plagiari che allo scader di ogni anno sfornano puntuali il loro best sellers e che troppo spesso pontificano di cultura dai piccoli schermi, doverosamente straosannati e strapagati dall’intellettuale opinion maker di turno”.

Con ciò non voglio sostenere che la scienza genealogica possa rivelarci l’essenza dei processi storico-sociali, non è questo il suo compito, o che essa possa superare di per sé l’isolamento dei singoli fatti nella ricostruzione degli avvenimenti. Del resto l’ossessione specialistica è un limite di ogni ambito scientifico, come possiamo costatare in questo nostro particolare frangente, laddove la scienza che studia i virus e le epidemie è diventata parte del problema se non il problema stesso, e non solo perché abbiamo ascoltato opinioni e valutazioni tra loro molto discordanti da parte di cosiddetti scienziati.

Un tempo eravamo molti di meno, per esempio in Italia, attorno al Mille, non più di 5 milioni di individui, quasi tutti analfabeti, dispersi per infiniti borghi, casali e pievi, realtà dunque piccole, dove si nasceva e si moriva senza troppe preoccupazioni statistiche. Oggi siamo circa 60 milioni, in proporzione quasi con lo stesso numero di analfabeti. Veniamo ora alle parentele, tanto per dire al lettore di cui sopra come già in premessa sia complessa la faccenda.

Se due sono i genitori, quattro sono i nonni, otto i bisnonni, sedici i trisnonni, trentadue i quadrisnonni, sessantaquattro i cinquisnonni, centoventotto gli esavoli, e così via. Per ogni generazione che si risale il numero raddoppia, così che, risalendo di dieci generazioni (un arco di tempo di circa tre secoli, dunque dalla morte di  Luigi XIV od oggi) avremo, allineati al medesimo livello, cinquecentododici ottavoli, vale a dire cinquecentododici ascendenti, tra maschi e femmine, a ciascuno dei quali corrispondono una famiglia con una propria storia e un’area geografica di appartenenza!

Se risalissimo indietro al ‘400, potremmo scoprire di avere circa 131.072 sedecavoli (si chiamano così). A ciascuno di noi corrispondono 1.048.576 diciannovesimi nonni. Un nostro ventiseiesimo nonno non sarebbe altro che uno dei nostri 134.217.728 nonni. Porca Eva, andando all’indietro così arriviamo ai miliardi!

Questo in linea strettamente aritmetica, cioè teorica. Nella realtà storica il discorso cambia: se abbiamo due genitori e la popolazione mondiale è ora di circa 7 miliardi, il calcolo aritmetico finora esposto porterebbe a stimare che la generazione precedente contava 14 miliardi, senza contare i nonni! Qualcosa non quadra.

Dobbiamo tener conto che non tutti siamo figli unici e che la maggior parte di noi ha dei fratelli e delle sorelle. Ecco dove sta il primo errore (*).

Risalendo indietro nel tempo per generazioni il numero degli esseri umani complessivo diminuisce invece di aumentare, perché ogni coppia di genitori fa in media più di due figli. Inoltre, più si va indietro nel tempo e meno sono gli antenati comuni, per la ragione che negli alberi genealogici di ognuno di noi ci sono persone che sono anche negli alberi genealogici degli altri. Ciò non toglie però che più si risale nel tempo e più lontani parenti abbiamo in comune (forse laspetto più interessante della faccenda). 

Ciò dimostra una volta di più che la matematica, scienza esatta, va maneggiata con precauzione quando si ha a che fare con qualsiasi tipo di dinamica sociale (non siamo una colonia di topi come credeva Malthus). 

Per quanto riguarda l’ereditarietà, così ci mettiamo il cuore in pace in famiglia, è bene ricordare che i figli possono ricevere caratteristiche fisiche e intellettuali indifferentemente dal padre o dalla madre, da entrambi i genitori, oppure, escludendo i genitori, direttamente da antenati più remoti dell’uno o dell’altro. Tuttavia anche sul ruolo dell’ereditarietà bisogna andarci cauti: nella formazione dei caratteri psichici individuali l’influence du milieu è spesso più decisiva che l’eredità biologica.  

Non ricordo più chi osservò che i monarchi attuali potrebbero discendere da antichi servi, così come degli schiavi moderni potrebbero contare tra i loro avi degli antichi re. Personalmente gli alberi genealogici di grandi e piccoli personaggi mi affascinano, tuttavia rilevo che spesso si tratta di alberi morti.

(*) È l’errore che compie Luca Sarzi Amadè nel suo L’antenato nel cassetto, Mimesis, 2015, p. 41 e ss., dal quale sono tratte le cifre riportate. Non si tratta di un errore di calcolo, bensì di impostazione del problema.

11 commenti:

  1. Come rimediare ex post a questa lacuna "delle genealogie"?
    Integrazioni bibliografiche?
    Grazie

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  2. Cara Olympe,
    scrivendoti da un paesello delle estreme lande delle prealpi occidentali,dopo aver assistito ad un "pezzo" del "dibattito" alla Camera dei deputati,quasi, quasi, rimpiango di non poter essere cittadino di quel famoso "dipartimento della Dora" a cui appartenne qualche mio trisavolo.
    Poi mi trattengo, poiché anni fa venni a sapere che proprio un mio trisavolo fu un "bannato",molto probabilmente appartenente ad una banda di quella "mini-vandea"che scoppiò a seguito delle "tasse" imposte dalla "borghesia nascente" ai piccoli proprietari contadini.
    Devo dire che qualche simpatia per quell'antico avo mi venne ,dopo aver letto un libricino di Michel Ragon (anni fa): "i Fazzoletti rossi della Vandea".
    Poi la mia formazione , mi portò a dimenticare.."in fondo sic! arrivò pure da noi, la "civilization" borghese.
    Nonni, sempre due vacche nella stalla polli ,conigli,un vino mediocre, e poco altro..meno male che i figli andarono in "fabbrica..sic!
    Tronco qui,poiché il "ramo materno" risulta ben più interessante e in fondo queste storie personali possono interessare a pochi, mentre i dibattiti alla Camera in tempi di Covid rapiscono la mente..
    Ottima la tua "digressione" sulle genealogie".

    caino

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  3. Pur condividendo la massima che la matematica va usata con precauzione, non posso astenermi dal farti notare che in questa gustosa dissertazione hai dimenticato il fattore C, dove C sta per "corna". Recenti statistiche basate su ricerche sul DNA hanno mostrato come, nel mondo occidentale, circa il 10% dei nati abbiano un padre naturale diverso da quello legale. Anche non applicando a cascata questa percentuale(sarebbe altro imperdonabile errore) non v'è chi non veda come gli alberi genealogici si arricchiscano vieppiù di rami. Diciamo che siamo tutti parenti, anche se, nel caso di Renzi, un po' mi dispiace riconoscerlo.

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  4. Poco male..nel senso di cui parla Louis Aragon.."«Io sono il nemico di quel regno dell'uomo che non è ancora finito. Per me, la donna è l'avvenire dell'uomo, nel senso in cui Marx diceva che l'uomo è l'avvenire dell'uomo.»

    caino

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  5. In più..

    E' arrivato il mio gatto,dopo quasi due giorni che non lo vedevo.
    Ha mangiato , è ripartito, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo..beata felinità..
    Per cui l'annosa diatriba tra le storie individuali e quella collettiva è a mio avviso poco consistente e datata.
    Fanno entrambi parti del "movimento" quindi entrambi a pieno titolo del materialismo dialettico.
    Per cui, forse, leggerò l'ultimo libro di Mantellini sui dieci piccoli oggetti,ma per favore sostenere che "questi" distruggano il materialismo dialettico..per favore, per pietà..
    Sennò vi racconto per intero la storia del mio gatto, magari a Malvino piace.

    caino

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