giovedì 17 ottobre 2019

La metafora


      Pronto, parlo con il sior Toni, l’idraulico?
      Chi parla?
      Sono la siora Tal dei Tali, quartieri alti, ricorda?
      Ostia se me la ricordo [quella che mi voleva pagare con la carta di credito e mi ha fatto do cojoni sul contrasto d’interessi, che ci ho capito un casso, con rispetto parlando].
      Tornando a casa ho trovato l’appartamento allagato, un tubo che perde o che so … .
      Mi spiace siora, ma per questa e la prossima settimana ho tutte alluvioni urgenti come la sua, mi chiami fra quindici giorni, dopo allovin.
      Vuole schersare, ci ho l’acqua ai calcagni, dio latte!
      Stia calma, siora, telefoni al governo, sono specialisti in emergense, sarà estratta a sorte per lotteria, potrebbe vincere un gommone con i remi, oppure un F-35 …
      Mi prende in giro?
      La vita xe una metafora, siora, dia retta al governo.

mercoledì 16 ottobre 2019

La causa delle crisi finanziarie


Ci risiamo. Ricordate i famigerati subprime? Le banche statunitensi concedevano mutui per la casa (subprime) a persone che non avevano un reddito sufficiente per poi far fronte alle rate, gonfiando così il mercato immobiliare e quello dei mutui che venivano cartolarizzati, cioè impacchettati in titoli finanziari, CDO (Collateralized Debt Obligation), che nel caso specifico avevano tranche con un sottostante di bassissimo merito creditizio, poi venduti sul mercato finanziario.

Oggi abbiamo a che fare con i leveraged loans, ossia prestiti erogati a imprese già molto indebitate e generalmente classificate sotto il livello d’investimento. Come i subprime anche i leveraged loans vengono cartolarizzati e impacchettati in titoli finanziari: CLO (Collateralized Loan Obligations). In buona sostanza i CLO sono strumenti di debito emessi su un portafoglio con varie attività, diverse l’una dall’altra, composte da obbligazioni, titoli di vario tipo, ecc.. Hanno oggi un volume di mercato di 1.400 miliardi di dollari, dimensioni simili a quelle del settore dei subprime nel 2007 (1.300 miliardi).

martedì 15 ottobre 2019

Riflessioni demografiche



Perché siamo un Paese che fa sempre meno figli?

La risposta è, ovviamente, articolata. La compongono ragioni biologiche (calo drastico della fertilità maschile), ragioni sociologiche (diminuzione del numero delle donne in età fertile causa invecchiamento della popolazione), ragioni politiche (mancanza di adeguati programmi di sostegno alle famiglie). Detto ciò, dobbiamo essere onesti con noi stessi. Abbiamo compiuto 50 anni, smettiamola di lamentarci e di raccontarci favole della buona notte. Un ceto politico irresponsabile e la concentrazione di spermatozoi nel nostro seme non bastano a spiegare l’entità di questa ecatombe bianca. E nemmeno sono sufficienti la precarietà del lavoro o i servizi carenti. Il pragmatismo qui non spiega niente. La parte più amara di questa verità è che il calo demografico in Italia — e in Occidente — non accade per ragioni materiali e contingenti. Nessuna analisi delle nostre condizioni di vita materiale giustifica la nostra infecondità generazionale. La controprova è semplice. Basta voltarsi indietro: i nostri padri e le nostre madri nacquero, numerosi, sotto le bombe. La nostra infecondità, il nostro braccino corto con la vita, va imputata, invece, principalmente, a ragioni culturali e — mi si permetta il parolone, non a caso desueto — a ragioni «spirituali».

Così parlò, dalle colonne del Corriere della Sera, Antonio Scurati.

Conseguentemente, dovremmo desumere che quando le nostre nonne e bisnonne sfornavano mediamente 7-10 figli, lo facevano principalmente per “ragioni culturali” e – mi si permetta di riprendere il parolone di Scurati – per ragioni «spirituali».

*

Posto che vi sono ragioni anche di tipo culturale, provasse Antonio Scurati a mantenere tre o quattro figli in età scolare con lo stipendio di operaio, d'infermiere e finanche d'insegnante. E con quali prospettive per quei figli? Non potremmo nemmeno mandarli ad arare i campi, visto che ormai anche i trattori sono senza pilota e assistiti da GPS.

lunedì 14 ottobre 2019

Totalitarismi democratici



Il libro di Aram Mattioli, Mondi perduti, edito quest’anno per i tipi della Einaudi, descrive e documenta come la più grande democrazia del mondo ebbe a pianificare e attuare, tra deportazioni e sistematici massacri, una politica di etnocidio a danno dei “selvaggi” per rieducarli e farne dei “buoni americani”.

Il libro è dedicato alla memoria di Lucy Pretty Eagle, che in realtà si chiamava Take the Tail, una bambina lakota nata due anni prima della battaglia di Little Bighorn. Nel novembre del 1883 i funzionari governativi la sottrassero ai genitori, che vivevano nella riserva di Rosebud, per portarla nella lontana Indian Industrial School di Carlisle, in Pennsylvania. Come migliaia gli altri bambini indiani dalla fine dell’Ottocento, anche lei avrebbe dovuto essere “americanizzata” e radicalmente rieducata. Già cagionevole di salute, all’arrivo in collegio incomincio a stare così male che il 9 marzo 1884 morì. Fu la trentaduesima di centonovanta bambini indiani che, tra il 1879 e il 1905, vennero sepolti nel cimitero di questo collegio modello. Take the Tail aveva solo 10 anni.

sabato 12 ottobre 2019

[...]




Cara signora Jane, sapesse quanta chimica ci vuole per un rosso così.

*


Metà di tutte le emissioni da combustibili fossili e cemento dal 1751 ad oggi sono state prodotte dal 1990 ad oggi. Alla faccia di Kyoto e del capitalismo sostenibile.

martedì 8 ottobre 2019

Ne pagherà il prezzo



Ancora qualche riga sulla polemichetta innescata dalla reductio ad unum tra nazismo e comunismo, incentrata sul concetto storicamente fuorviante di “totalitarismo”. Tanto più fuorviante in un’epoca che è la meno adatta ad offrire un giudizio onesto su sé stessa: i suoi retori umanisti sono troppo impegnati nella conservazione dell’ordine vigente e a presentare se stessi come incarnazione della razionalità e del bene.

Se l’epoca stessa si rivela spiritualmente povera e disillusa, disperata e disorientata, è allora inevitabile e comprensibile che ci si sforzi di far apparire pericolosa ogni prospettiva di radicale cambiamento. Parafrasando la celebre locuzione extra ecclesiam nulla salus, i diaconi del “libero mercato” minacciano l’inferno del “totalitarismo” perché è su un tappeto di cadaveri che si procede spediti verso il sole dell’avvenire (viceversa il capitalismo s’è affermato su scala globale mettendo in atto i detti evangelici).

Eh sì, perché il comunismo è diabolico inganno: la profezia di un mondo perfetto porta dritti al totalitarismo, ai grandi cimiteri sotto la luna. È ciò che è accaduto indubitabilmente nel corso del secolo scorso. Il male è in radice, affatto nell’idea stessa del comunismo. Così ci raccontano.

lunedì 7 ottobre 2019

Non firmò


Dalle dichiarazioni rilasciate negli ultimi 41 anni alla stampa o per confidenze fatte ad amici, parenti o semplici occasionali conoscenti, risulta che nel 1978 una buona parte degli italiani adulti o anche solo adolescenti fossero a conoscenza del luogo dove si trovava detenuto l’onorevole Aldo Moro. Da ultimo si rilevano le dichiarazioni testimoniali della signora Vittoria Michitto, classe 1928, messe a verbale da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera.

Per i più giovani, i quali non sapessero quale ruolo ricoprisse allora Vittoria Michitto, ovvero donna Vittoria, notifico che ella era la moglie dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone. Con il marito e la famiglia risiedeva presso il palazzo del Quirinale. Dichiara oggi la signora in riferimento alla prigionia di Aldo Moro:

«Arrivò una lettera anonima, indirizzata a me, che segnalava il covo brigatista. La portai al ministero dell'Interno. La ignorarono. Quando la chiesi indietro, mi dissero che era sparita. E le Br lo uccisero poche ore prima che Giovanni firmasse la grazia per una terrorista malata che non aveva sparso sangue, Paola Besuschio».

Sentita questa testimonianza, il verbalizzante, ovvero Aldo Cazzullo, non ha trovato nulla da eccepire.

domenica 6 ottobre 2019

Un'epoca di scarabocchi


C’è chi sperimenta “ingredienti scovati nei mercatini multietnici” e adora “il midollo alla plancia con fave e cioccolato”, e invece chi come me si accontenta di una gallinella patavina in umido ai funghi campagnoli, innaffiata con bianco superiore dei Colli Berici e accompagnata da un’imperdibile recensione di Alvar González-Palacios sul Domenicale di oggi. Costa così poco godersi il meglio senza farsi spennare da Carlo (Cracco) e Camilla al Duomo, ingurgitando “creme di peperoni al latte di cocco, caviale di melanzane, polvere di olive, cappesante marinate con blue tea e ibisco, crema di avocato, yuzu, estratto di mela verde e wasabi” (Domenicale, p. 37, per credere).

Nell’articolo in prima pagina, González-Palacios  recensisce un libro fotografico dedicato alle dimore di John Richardson, critico d’arte scomparso nel marzo scorso, già disegnatore di stoffe e noto al secolo per aver scritto una monumentale biografia di Pablo Picasso. Un tipo non simpatico, ammette González-Palacios, che “portava con prepotenza le rovine di un’antica bellezza”. Richardson fu amico, molto intimo, di Douglas Cooper, storico e critico d’arte, collezionista di roba cubista. Questi, a sua volta, fu amico di Picasso, ed ebbe l’onestà e la franchezza di giudicare le opere degli ultimi anni dell’artista andaluso come degli “incoerenti scarabocchi”.

González-Palacios scrive che quando incontrava Douglas Cooper si sentiva “squillare una sorta di campanello d’allarme, uno sguardo elusivo inquietante che faceva sorgere, malgrado l’ammirazione per le sue frasi piene di brio e di savoir faire, un richiamo alla prudenza”. Cooper invitò González-Palacios a “passare un weekend con lui e il suo young friend, rather gifted (come definì Richardson in modo leggermente incomprensibile)”.

Per chi ama l’orrido, González-Palacios soggiunge: “Incontrai Richardson ormai da solo a Firenze. Era ospite di un mio buon amico il quale dopo qualche tempo mi disse che si era un po’ pentito di aver invitato il giovane rather gifted: la domestica si era lamentata delle frequenti macchie di sangue che trovava nel letto”.

Nello scorrere via e nel disperdersi di ogni elemento del bello, l’imbruttimento di tutto è stato senz’altro il prezzo inevitabile che in un'epoca di scarabocchi abbiamo dovuto pagare in cambio del caviale di melanzane.

sabato 5 ottobre 2019

Anniversari



Ricorre in questi giorni il 70° anniversario della proclamazione della Repubblica popolare cinese. La lotta contro l’imperialismo occidentale e nipponico consentì l’unificazione del paese, la rivoluzione sociale sollevò le condizioni di vita della popolazione ed eliminò gran parte di ciò che era culturalmente e socialmente arretrato. Ciò posto, resta da spiegare come e perché i sogni e le aspirazioni dei lavoratori cinesi per un futuro socialista abbiano portato infine al vicolo cieco del capitalismo.

I livelli inediti e miracolistici della crescita economica cinese degli ultimi tre decenni hanno provocato un abisso sociale tra gli oligarchi miliardari e le masse di lavoratori e contadini cinesi (centinaia di milioni) che lottano per sopravvivere in un ordine sociale dominato dal profitto e dalla più feroce competizione.

La domanda più generale che ci dobbiamo porre è: perché le rivoluzioni del secolo scorso, soprattutto in Russia e Cina, si sono concluse con la vittoria del capitalismo?

In entrambi i casi la risposta più frequente riguarda l'emergere e il consolidarsi di una burocrazia di partito, sia nell'Unione Sovietica e sia in Cina, che giustificava il proprio potere e i suoi privilegi sulla base della prospettiva nazionalista del socialismo. In effetti, in paesi con uno sviluppo capitalista tardivo non si sarebbero potute soddisfare né le aspirazioni democratiche della borghesia né, dall’altro lato, le istanze sociali delle masse.

Con la guerra di Corea, Mao fu costretto, dal blocco economico degli Stati Uniti e dalla minaccia diretta di guerra, a nazionalizzare le compagnie straniere e nazionali, che stavano sabotando lo sforzo bellico, e istituire una pianificazione economico-burocratica lungo le linee guida dell'Unione Sovietica. La proprietà veniva nazionalizzata e la pianificazione economica stabilita, ma nel nuovo Stato la classe operaia era privata di qualsiasi voce politica e di diritti democratici.

La prospettiva di Mao di una Cina autosufficiente portò rapidamente in un vicolo cieco. Come risultato di tale programma, basato su una prospettiva antimarxiana, il regime maoista passò da una crisi all'altra: dal catastrofico Grande Balzo in avanti degli anni 1950 alla contesa sino-sovietica e alla disastrosa rivoluzione culturale degli anni 1960.

Deng Xiaoping, a sua volta, fu autore di politiche a favore del mercato e di restaurazione della grande proprietà privata, portò avanti la logica del riavvicinamento di Mao con il presidente americano Richard Nixon del 1972. La riforma di Deng coincise con il rapido sviluppo della produzione globalizzata, guidata dagli Stati Uniti, laddove gli investimenti stranieri si riversarono nel paese per sfruttare le infrastrutture e l'industria di base e una forza-lavoro rigidamente irreggimentata e a costi bassissimi.

Nel suo discorso celebrativo, Xi vanta gli indubbi successi della Cina, rende omaggio ai rivoluzionari maoisti ed evoca il suo sogno di riportare il paese alla grandezza e al ruolo internazionale che gli compete. L'ascesa economica della Cina, tuttavia, la mette faccia a faccia con l'ordine mondiale imperialista dominato dagli Stati Uniti, che sono fermamente intenzionati a usare tutti i mezzi a loro disposizione, compresi quelli militari, per impedire alla Cina di sfidare la loro egemonia globale.

venerdì 27 settembre 2019

Necessariamente



Mi fanno pena quei ragazzi che oggi vengono fatti sfilare per le strade chiedendo ai governi di d’intervenire sulle cause antropiche dei cambiamenti climatici. A essi è fatto credere proprio questo, e cioè che questo sistema sia riformabile. Essi sembrano inconsapevoli di vivere nello stadio supremo della produzione mercantile, ostaggi di forze potentissime e soverchianti, dominati da rapporti sociali che agiscono su ciascuno e su tutti come invisibili catene.

Si spendono decine di miliardi per mettere in piedi dei baracconi con lo scopo di “nutrire il pianeta”, laddove quattro multinazionali controllano il 70 per cento della produzione cerealicola. Poi i media s’incaricano di dispensare paure nevrotiche sul consumo di questo o quell’alimento. Patetici e ridicoli.

Articoli e libri contengono perlopiù denunce generiche, contro gli “uomini maledetti, ingordi e ciechi”, insomma le solite chiacchiere contro questo e quello, ma nell’insieme si tratta di una critica laterale che non dice nulla sulla realtà del capitalismo e sulla necessità del suo superamento, sull’impossibilità della sua continuazione, sull’urgenza della lotta contro la dittatura borghese.

Questa è l’epoca che ha ogni mezzo tecnico per alterare in modo assoluto e definitivo le condizioni di vita sul pianeta, ma è anche l’epoca che ha tutti i mezzi necessari di controllo e previsione per misurare con esattezza e in anticipo dove ci sta portando un’economia lasciata libera di crescere senza limiti e che ha come scopo assoluto ed esclusivo il profitto, l’accumulazione fine a se stessa.

L’impossibilità di proseguire oltre è dunque già dimostrata, e tuttavia, come si sente e si legge, si confida in un’azione politica riformatrice e in una scienza che dovrebbe escogitare dei rimedi a tutto; ma una tale politica e una tale scienza, controllate e finanziate dal capitale stesso, possono soltanto garantirci la catastrofe.

Il timore più grande che ha la borghesia è quello che questi giovani comincino a pensare con la loro testa e prendano coscienza del reale stato di cose. La ferocia con cui ci si scaglia contro l’idea stessa di un possibile radicale cambiamento, che passa necessariamente per un lungo processo rivoluzionario, è la dimostrazione di questa paura.

giovedì 26 settembre 2019

Quello stalinista di Ottaviano


«Io so che è certamente eretico paragonare Augusto a Stalin, però qualcosa in comune l’avevano: facevano fuori la gente prima che cominciasse a congiurare. Io credo che Augusto e Livia, sua moglie, che l’aiutava a fare gli elenchi, abbiano provveduto a far fuori tanta gente prima che diventasse pericolosa e così da liberarsi il campo dai rischi di congiure e di opposizioni.»

Alessandro Barbero, Rai Storia, Passato e presente, 24 settembre 2019.

*

Il dittatore polacco Piłsudski, alleato di Francia e Regno Unito, operò in ogni modo per impedire un’eventuale intesa che a lungo l’Urss di Stalin cercò di stabilire con Francia e Regno Unito in funzione antitedesca. Stalin fece benissimo, nel settembre 1939, a riprendersi i territori russi ceduti ai tedeschi nel 1918, in cambio della pace, e poi assegnati a Versailles ai polacchi. Nell’occasione si sbarazzò di un po’ di quella borghesia polacca che aveva appoggiato il dittatore Piłsudski. Nel 1944, attestò le sue truppe davanti a Varsavia per dar tempo alla Wermacht di radere al suolo la città. In seguito, Stalin si dimostrò troppo di buon cuore con il clero cattolico polacco. Questo fu un suo gravissimo e imperdonabile errore politico e strategico. Ancora oggi l’Europa e la Russia pagano per quell’errore. Mi auguro di vedere il giorno nel quale sarà posto rimedio a quello e ad altri errori consimili.

mercoledì 25 settembre 2019

Totalitarismi




A proposito di totalitarismi, il Parlamento europeo farebbe bene a occuparsi di ciò che ci minaccia realmente tutti e quotidianamente. Ma non ha alcun potere per farlo, né formale, né reale. Il Parlamento europeo è solo un’accolta di chiacchieroni con alti stipendi e molti privilegi.

martedì 24 settembre 2019

Equiparazioni


Nazismo e impero romano furono due totalitarismi, l'equiparazione contenuta nella risoluzione del Parlamento europeo è relativa a questo tratto comune, che è incontestabile.

Nazismo e monarchie assolute furono due totalitarismi, l'equiparazione contenuta nella risoluzione del Parlamento europeo è relativa a questo tratto comune, che è incontestabile.

Nazismo e rivoluzione francese furono due totalitarismi, l'equiparazione contenuta nella risoluzione del Parlamento europeo è relativa a questo tratto comune, che è incontestabile.

Nazismo e impero napoleonico furono due totalitarismi, l'equiparazione contenuta nella risoluzione del Parlamento europeo è relativa a questo tratto comune, che è incontestabile.



Alleati dei fascisti.

*
La ricchezza da sola non costituisce il vero potere; è un mezzo per avere potere. Ma chi ha il potere oggi? Forse quei miliardi di esseri umani, schiavi, che ogni giorno devono vendersi e stentare la vita? Forse la piccola e media borghesia, con i suoi professionisti, avvocati, giudici, notai, medici, commercianti, direttori, artisti, predicatori di questo e quello, eccetera? Neppure. La media borghesia avverte la sua impotenza, il guscio vuoto della rappresentanza politica. Chi detiene il vero potere di governo delle nazioni e del mondo? Chi controlla le risorse naturali, l’industria, i mercati, la finanza? Chi ha il potere di stabilire i prezzi, di strozzare gli agricoltori, di sfruttare la forza-lavoro, di piegare il piccolo commerciante, di saccheggiare impunemente la natura? Chi possiede il controllo su quei grandi mezzi di comunicazione che stabiliscono il clima mentale di tutti noi? Il Parlamento europeo non ha tempo e volontà di occuparsi realmente del tallone di ferro che ci schiaccia nel presente, perciò si dedica ai totalitarismi ormai innocui del passato.


lunedì 23 settembre 2019

Sono sinceri, conoscono il gioco



Non conosco alcun sistema economico, nella storia moderna, più totalitario del sistema borghese. Nessun sistema come quello borghese che abbia saputo incatenare e sfruttare più a fondo, con crudele razionalità, con scientifica brutalità, il lavoro di uomini, donne e bambini. Un viaggio attraverso la storia del modo di produzione capitalistico è un viaggio attraverso l’inferno, non meno orribile di quanto lo sia stato l’inferno nelle epoche più remote. Lo stesso nazismo è stato il prodotto diabolico per eccellenza del sistema borghese. Coloro che lo negano, non lo fanno per ignoranza. Sono sinceri, affermano quello in cui credono, salvo il fatto che la loro sincerità s’incontra perfettamente con le ragioni accampate dagli sfruttatori, quelli di oggi non meno di quelli di ieri. Al massimo criticano la società borghese nei modi e nelle forme che i padroni del mondo particolarmente gradiscono perché non minaccia l’ordine stabilito, anzi lo rafforza. Concepiscono il capitalismo sub specie aeternitatis, conoscono il gioco e incassano il dividendo che spetta alla loro saggezza.

domenica 22 settembre 2019

Asini, ipocriti e falsificatori


Il 19 settembre, il Parlamento europeo, non avendo evidentemente nulla di meglio di cui occuparsi, ha adottato una risoluzione che tra le altre cose “sottolinea che la Seconda guerra mondiale è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop, e dei suoi protocolli segreti”.

Ergo: la responsabilità della Seconda Guerra Mondiale è dell’Urss. Evidentemente questi fannulloni ipocriti ignorano, oppure fingono di non sapere, qual era la situazione in Europa negli anni Trenta.

venerdì 20 settembre 2019

Gli alieni sono tra di noi


Il tema degli UFO è off limits nelle conversazioni tra persone per così dire “normali”, nel senso che ad occuparsene sono spesso persone bizzarre e con un rapporto fin troppo disinvolto con la materia (*). Il fenomeno degli avvistamenti è datato dagli anni Quaranta del secolo scorso (da notare che da allora questi oggetti si sono tecnologicamente evoluti). Avvistamenti asseriti, poiché la maggior parte dei casi trovano risposta razionale e adeguata. Un’altra percentuale di questi fenomeni non trova spiegazione semplicemente perché non sempre è possibile stabilire le cause di un fenomeno descritto approssimativamente o in modo contraddittorio dai suoi testimoni. Solo un piccolissimo numero di tali avvistamenti riguarda oggetti effettivamente “misteriosi” e dal comportamento molto anomalo.

In questi giorni viene riciclata la notizia relativa ai filmati della marina militare americana in cui si vedrebbero degli oggetti non identificati viaggiare a velocità ipersonica e soprattutto con manovre considerate impossibili delle leggi fisiche che conosciamo: non hanno apparentemente motori, né ali, e sono in grado di sfidare gli effetti naturali dell'attrazione gravitazionale della Terra.

mercoledì 18 settembre 2019

Una causa comune





La figura di Napoleone Bonaparte ispira indubbiamente una grande ammirazione, e la sua epopea quasi un sentimento di empatia cui nemmeno molti storici sono riusciti a sottrarsi. Bonaparte è stato il modello di molti, spesso in modo sottaciuto e in certi casi in forme perfino imbarazzanti.

Considerato un genio, Bonaparte fu indubbiamente un uomo, un generale e uno statista di qualità e capacità non comuni. Viene descritto come ambizioso, ma ciò è riduttivo, poiché siamo di fronte a un fenomeno dai tratti patologici, che rivela una mentalità tirannica nella gestione del potere. Non si accontentò del titolo d’imperatore, ma si sentiva in diritto di nominare i propri fratelli, o persone di sua stretta fiducia, sovrani di porzioni del continente europeo. È stato l’incarnazione dell’idea moderna di conquistatore, ma fu con cinismo e inganno, richiamandosi agli ideali di liberazione dei popoli oppressi, che indusse la gioventù francese e quella dei popoli “liberati” ad arruolarsi nelle sue armate e trovare la morte, spesso in modi orribili, sui campi di battaglia di tutta Europa e oltre.

*

martedì 17 settembre 2019

Autosuggestioni


Per il soggetto e per lo stile, a che cosa serve sapere da Renzi perché lascia il Pd, ossia di leggere le sue autosuggestioni? A quel che resta del Pd, dopo tanto inganno, è caduta tra le braccia questa fortuna, ma dubito saprà metterla a frutto. Qualunque cosa possa accadere nel prossimo futuro o anche in quello più lontano, in questo paese non cambierà effettivamente nulla.

Siamo il paese del cattolicesimo sotto la camicia, del fazzolettino nel taschino e del santino nel portafoglio, del riciclaggio e della frode continua, delle smemoratezza e della banalizzazione, dell'abrogazione della geografia e della storia, delle inesauste e astratte diatribe, delle riforme abortite e della limitazione delle libertà civili in nome e mediante la Costituzione più bella del mondo, un pezzo di storia postbellica che revoca al secondo comma quanto osato stabilire nel primo. 

lunedì 16 settembre 2019

Grandi cimiteri sotto la luna


Immaginiamoci un cimitero con 90.000 tombe. Sulla lapide di una di esse potrebbe esserci iscritto il nostro nome o quello di una persona a noi cara. Sono le tombe delle persone che solo quest’anno in Italia moriranno precocemente a causa dell’inquinamento atmosferico: 1500 per milione.

Nove persone su dieci vivono in luoghi con livelli d’inquinamento (particolato atmosferico) più alti di quelli raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il nostro paese rimane quello con l'aria più fetida fra i grandi paesi europei, non solo per quanto riguarda la Pianura Padana, ma anche per Napoli, Taranto, la Sicilia sudorientale, Frosinone, Benevento, Roma e la valle dell'Arno.

Circa due terzi dei decessi è dovuto alle cosiddette polveri sottili (sistemi di trasporto, di riscaldamento, ecc.), il 30% circa per il biossido d’azoto prodotto prevalentemente dalle attività agricole (*), il 4% circa per l'ozono (varie cause).

L’inquinamento atmosferico è la prima causa di morte precoce in Europa, 790.000, e nel mondo, 9.000.000, pari a 15 volte di tutte le vittime delle guerre e delle morti violente in un anno nel mondo!

(*) Le attività agricole e di allevamento animale emettono nell'atmosfera ammoniaca (NH3), dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti. L'ammoniaca nell'aria reagisce con nitrati e solfati (prodotti degli autoveicoli) e va a formare particolato fine.

domenica 15 settembre 2019

Da Marignano a Marengo


Il 13 e 14 di settembre del 1515, a Marignano, pochi chilometri a sud-est di Milano, fu combattuta una cruenta e celebre battaglia, per il controllo del Ducato, fra i franco-veneti guidati dal re Francesco I, e i confederati svizzeri. Questi ultimi, con le loro lunghe alabarde, avevano rotto il dominio secolare del Panzerreiter (la cavalleria pesante, “corazzata”), ed erano considerati i più agguerriti soldati del loro tempo, in grado di sopportare gravi perdite in scontri asprissimi. Il loro più grande trionfo nel 1512, quando con la presa di Milano conquistarono la porta per l'Italia e installarono un sovrano fantoccio, Ludovico Sforza. Nientemeno che Niccolò Machiavelli profetizzava per loro la creazione di un nuovo impero.

Poiché ogni Cantone era consapevole della propria indipendenza, gli eserciti federali non avevano né una direzione unificata né un sistema di comando gerarchico, per non parlare del fatto che i capitani dei vari dipartimenti concordavano accordi strategici con chiunque. Ed infatti Francesco I riuscì con trattative e denaro a convincere i dipartimenti di Berna, Soletta, Valletta e Friburgo a tornarsene a casa. Ad ogni  modo ad affrontare i franco-veneti restarono circa 20.000 uomini, metà dei quali non avrebbe più lasciato quel luogo.

Notizie dall'interno


Conte è primo, spread in calo (versus Torino).

venerdì 13 settembre 2019

Il twitter di Napoleone


Mia nonna materna sosteneva che repetitio est mater studiorum, ma più spesso che in latino me lo significava inchiodandomi sulla sedia per interi pomeriggi con letture assai meno interessanti di quelle del libro di Terry Crowdy (Marengo 1800), che dopo averlo letto merita davvero un ripasso e una scheda.

Prima di porre e rispondere alla domanda sul perché è importante da un punto di vista storico la battaglia di Marengo, ritengo sia il caso di porsi la domanda del perché sia importante lo studio della storia militare, posto che lo studio della storia in generale, anche se in termini di utilità collettiva non dà un rendimento immediato, non è mai fine a se stesso.

Se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, se dunque la guerra è uno strumento della politica, fosse pure solo in chiave di deterrenza, alias minaccia, allora consegue che per chi vuole stare al mondo non solo per mangiare e fischiare, è d’uopo un minimo di conoscenza della storia e dell’arte militare, sposata alla storia e all’arte della diplomazia (*).

Denaro, il resto sono chiacchiere


Mentre ci lambicchiamo con elenchi di ministri, sottosegretari e altre mene, l'élite della ricchezza mostra di avere altre priorità, e cioè quella anzitutto di accrescere e concentrare il proprio potere finanziario ed economico. Qui in Italia, in Europa, ovunque nel mondo (*).

Una singola persona, Dieter Schwarz, cittadino onorario di Heilbronn, possiede un patrimonio in capitale azionario, immobili, collezioni d'arte e valori aziendali, di 41,5 miliardi di euro. È il tedesco più ricco di Germania. Quasi niente rispetto ai soliti Gates, Bezos, Buffett, Zuckemberg, Arnault, Ortega, ecc..

In Germania la ricchezza totale dei 1.000 tedeschi più ricchi è cresciuta del 3,33 per cento su base annua, a 1.053 trilioni di euro. Se si aggiungono le attività dei 16 grandi gruppi familiari più ricchi, per un importo di 142,9 miliardi di euro, l'élite della ricchezza locale possiede un totale di quasi 1,2 trilioni di euro.

Tale importo corrisponde a oltre un terzo del prodotto interno lordo tedesco, ossia al valore totale di tutti i beni e servizi prodotti o realizzati nell'ultimo anno. Le cose non vanno molto diversamente per altri paesi, europei e no. Non si tratta d’invidia e risentimento, ma di chiedersi se sia razionale e sostenibile, ancora nel secolo attuale, che un migliaio di persone possieda una ricchezza pari ad un terzo del Pil di una nazione ricca come la Germania.

Nel 1917-22 si dissolsero quattro imperi e le loro aristocrazie che solo qualche decennio prima sembravano dover durare eterni. I poveri e, per converso, i ricchi, non sono spariti.




(*) In Italia i patrimoni sono molto solidi e però spesso quasi invisibili. Passavo il mese scorso ai margini di una tenuta agricola, in Friuli, di oltre 3.800 ettari (una superficie di circa cinque per otto chilometri) con oltre 2.000 vacche da latte, di proprietà di un tizio, molto amico di un imprenditore di Arcore, che nel ranking di Forbes risulta solo dopo il 2000esimo posto (Giuliana e Luciano Benetton sono 877esimi, dei poveretti). Un sindaco del Veneto, sconosciuto alla classifica Forbes perché ancora troppo povero, s‘è comprata una buona fetta dell’Etruria, tra l’altro con una tenuta in Val di Chiana, un allevamento di chianina che stando alle voci dovrebbe assumere dimensioni colossali, dove l’anno scorso ha invitato a una festa 3.800 persone, tra le quali la presidente del Senato. La società capofila è la Umana S.p.A., agenzia per il lavoro!

lunedì 9 settembre 2019

Standard


«De Luca: sanità e scuola devono avere standard uguali al Nord e al Sud.»

Preside', un po’ di pazienza e ci adegueremo agli standard della sua regione.

domenica 8 settembre 2019

L'indomabile ruolo del caso





L’odierno numero del Domenicale è corposo ed interessante. Vi si trova una recensione di Salvatore Settis dedicata a sei saggi di Ernst H. Gombrich finora inediti in italiano. Dall’arte si passa alla genetica con un articolo di Lucio Luzzatto dal titolo Il senso della genomica. L’articolo si chiude con una considerazione che mi sento di condividere: “Chiunque oggi può ottenere da un laboratorio di biotecnologia la sequenza del proprio DNA, corredata da stime probabilistiche delle malattie che potrebbe avere nel presente o nel futuro. […] dal punto di vista medico per ora non lo consiglio a nessuno, perché in quella sequenza non figurano fattori ambientali di gran peso, e tanto meno il ruolo indomabile del caso”.

C’è un articolo sulla crisi dell’antropocentrismo, di Leonardo Caffo, il quale tra l’altro dice che non sta finendo il mondo, ma questo tipo di mondo. E questo, soggiungo, è già accaduto parecchie volte, anche in modo radicale e catastrofico, ma mai come sta avvenendo nel nostro tempo. Sostiene Caffo, sulla scorta della scuola di Francoforte, che “il concetto di umanità attraverso cui ci siamo pensati è semplicemente sbagliato, finito, convenzionale in modo ingiustificato”. Sarà, ma non mi ci vedo a “descrivere il reale nel senso di Martin Heidegger”.

In prima pagina apre questo numero del Domenicale un articolo di Luigi Mascilli Migliorini, uno dei maggiori storici a livello internazionale dell’epopea napoleonica (sua anche una preziosa biografia di Metternich). Si tratta della recensione al libro di Terry Crowdy, Marengo 1800, LEG edizioni, Gorizia. Il titolo originale è semplicemente Marengo, essendo superflua la precisazione della data in cui avvenne l’unica battaglia combattuta in quel luogo divenuto celebre.

L’articolo di Luigi Mascilli Migliorini è godibile ma non  dice nulla di nuovo su quanto accadde a Marengo (seconda coalizione antinapoleonica) e accenna incidentalmente al personaggio che dà il titolo alla recensione stessa, Napoleone e la spia: doppio gioco a Marengo, vale a dire il torinese Carlo Gioelli, un doppio agente responsabile della molta confusione che caratterizzò il giorno della battaglia, rendendo impossibile ai vari comandanti qualunque previsione sul suo sviluppo. L'indomabile ruolo del caso!

Chi possieda uno o più scaffali delicati all’epopea napoleonica non può farsi mancare il libro di Terry Crowdy. Un lavoro poderoso e meticolosissimo, ricco di mappe esplicative, basato su fonti di primissima mano, come del resto si evince dalle note a piè di pagina e dalla Nota dell’autore sulle fonti (pp. 325-332). Vi sono dettagliati anche gli ordini di battaglia dei due schieramenti, con i comandanti, le unità, la rispettiva forza suddivisa per le varie armi (pp. 320-24). In appendice al volume illustrazioni in nero e a colori. Si legge davvero come un avvincente romanzo.

venerdì 6 settembre 2019

Sul fallimento del capitalismo di Stato





Il 26 e 27 maggio 1923, la Pravda pubblicava un lavoro che Lenin, già molto malato, aveva redatto nel gennaio precedente con il titolo: Sulla cooperazione.

Nella seconda parte del lavoro (*), Lenin scriveva:

«In che cosa consiste l'irrealtà dei piani dei vecchi cooperatori, a partire da Robert Owen? Nell'aver sognato la trasformazione pacifica della società contemporanea mediante il socialismo, senza tener conto di una questione cardinale, come quella della lotta di classe, della conquista del potere politico da parte della classe operaia, dell'abbattimento del dominio della classe sfruttatrice. E perciò abbiamo ragione nel considerare questo socialismo "cooperativo" come del tutto fantastico, romantico e persino banale nel suo sogno di trasformare mediante la semplice organizzazione cooperativa della popolazione i nemici di classe in collaboratori di classe e la lotta di classe in pace di classe (cosiddetta pace civile)».

Lenin in questo passo ricalca la critica già espressa a suo tempo dal giovanissimo Marx nel Manifesto a riguardo del socialismo utopistico. Critica fondatissima, anche se bisogna riconoscere che l’operato di Owen, da un punto di vista storico, merita considerazione.

Venghino



Venghino, venghino in Italia, dove funziona tutto molto più meglio che nella scalcagnata Germania. I treni? Puntualissimi ed economici. L'alta velocità sulla tratta Padova - Bologna, orario ferroviario alla mano, può raggiungere la folle media di 120 km/h. Venghino, venghino a prendersi una bella infezione (quando va bene) negli ospedali. Venghino ed apprezzino la nostra raccolta differenziata come la fanno dal 42° parallelo in giù. Venghino a vedere come crollano i nostri ponti, le nostre bellissime scuole. Venghino sulla costa veneta ed apprezzino la nuova mandata d'incredibili "iniziative" edilizie (le vie a Carlo Scarpa, invece che a Genny). Venghino, ultimi posti disponibili e soprattutto tariffe trasparenti.

mercoledì 4 settembre 2019

Il trasferimento


In tutte le epoche storiche, a ogni scossone sociale faceva seguito un trasferimento della “roba”.  Accadde nell’antica Grecia e probabilmente ancor prima, e durante la repubblica romana, quindi in età imperiale ed inevitabilmente a seguito delle invasioni che durarono fin sulla soglia del X secolo. Il basso medioevo non fu da meno, e massicci sotto questo profilo sono stati anche i “trasferimenti” in età moderna proseguiti in quella contemporanea.

martedì 3 settembre 2019

Nascita di una democrazia



Il cadavere di Jean-Jacques Rousseau era in avanzato stato di decomposizione quando l’Assemblea nazionale francese votò per la colpevolezza di Luigi XVI ritenuto reo di tradimento. Nel primo scrutinio, che doveva decidere sulla pena, solo per un voto prevalsero i sostenitori della pena di morte (366 a 365). L’esito del voto non piacque e si decise il rinvio a una nuova votazione. Bastarono pochi giorni perché una cinquantina di deputati cambiassero opinione (387 a 334). Era nata la democrazia moderna.