domenica 11 settembre 2016

Il tiro al Padoàn


Oggi abbiamo il piacere di leggere su Repubblica l’articolo di un maestro di vita astratta ed esperto di politica economica, a suo tempo – ma molti di voi sono troppo giovani per ricordare – chiosatore a L’errore monetario dell’Occidente, di Jacques Rueff. Eugenio Scalfari si è sempre illuso di giocare al ruolo di suggeritore discreto dei potenti pro tempore. Leggiamo:

Io non so cosa pensi [Draghi] in concreto che l'Italia debba fare. Ma poiché a questi problemi penso anch’io, la mia proposta a Renzi ed a Padoan è questa: un taglio se non totale almeno della metà del cosiddetto cuneo fiscale.

Il cuneo fiscale è il nome che si dà all'ammontare dei contributi che imprenditori e dipendenti versano all'Inps. Pesa molto su tutte e due queste categorie e produce una notevole differenza tra salari e profitti lordi e salari e profitti netti. Il taglio di almeno la metà di tale contribuzione produrrebbe un aumento dei salari e dei profitti. Un aumento tale da stimolare la domanda dei lavoratori e di profitti degli imprenditori. Nel complesso, secondo me, è questo il vero strumento per rimettere in moto il sistema. Romano Prodi fece qualche cosa di simile con il suo primo governo, ma il taglio fu del 3 per cento, eppure qualche beneficio lo produsse. Qui parliamo non del 3 ma del 50 del cuneo fiscale: secondo me una rivoluzione.

Se non totale, almeno della metà! Buona idea quella di Scalfari, anche se nessuno la prenderà in considerazione per un attimo, se non per sorridere. Resterebbe da definire come andrebbe distribuito tra padroni e salariati il taglio secco del 50 per cento, ma poniamo che il buon Samaritano intenda fifty fifty. Ciò da un lato rilancerebbe le gozzoviglie dei salariati e, dall’altro, una parte dei maggiori profitti padronali andrebbe, si canta e si spera, in nuovi investimenti. È il classico dei due piccioni presi al volo con un po’ di acqua e farina.



Dove recuperare tali somme? “Naturalmente a carico dell'Inps – risponde pacifico Scalfari – che ha alcune risorse proprie ma certamente insufficienti a sostenere un taglio dei contributi di queste dimensioni”. E dunque? “A questo punto l'Inps chiederà l'appoggio del governo il quale a sua volta dovrà aiutare l'Inps finanziandosi su tutti i contribuenti, fiscalizzando cioè il taglio dei contributi e addebitandolo a tutti i contribuenti in ragione del loro reddito”.

A questo punto è lecito chiedersi per quale oscuro motivo non sia stato assegnato a questo ingegno dell’economia, se non proprio il Nobel, almeno un premio cinematografico per la miglior sceneggiatura. Se non Venezia o Cannes, almeno Pordenone.

In un paese dove molti imprenditori dichiarano meno dei propri dipendenti, dove i gioiellieri sono alla fame, idraulici, parrucchiere, dentisti alla carità pubblica, società di capitale in rosso permanente, avvocati, ginecologi, rentier alla Scalfari, biscazzieri, chiropratici e chiromanti, in ragione del loro reddito avrebbero diritto alla tremontiana social card.

Viene il sospetto, lieve e soffice, che la proposta-supposta di Scalfari raggiungerebbe senz’altro almeno uno scopo: quello di infilarcelo ancora una volta nel cuneo.


Da parte mia reitero una vecchia proposta, un pallino, un’ossessione: tassiamo al 50% le donazioni, successioni, polizze vita e simili. Allora sì che i giornali liberi e indipendenti smetterebbero, almeno per qualche tempo, di occuparsi degli assessori alla monnezza per aprire la caccia e dedicarsi con i loro cannoni ad inchiostro al tiro al Renzi e Padoàn.

8 commenti:

  1. Sì sarebbe proprio arrivato il tempo di dirgli:
    < Adesso vi abbiamo beccato mollate il malloppo! >.
    Ciao,g

    RispondiElimina
  2. "In un paese dove i dipendenti dichiarano meno di molti imprenditori".

    Scusi, ma non è normale che i dipendenti dichiarino meno degli imprenditori?

    Poi per quanto riguarda il "tassiamo al 50% le donazioni, successioni, polizze vita e simili".
    Io sono pure d'accordo, ma il problema resta sempre quello: a chi vanno questi soldi recuperati da donazioni, successioni, ecc.?
    Allo Stato, e lo Stato poi, fa gli interessi di chi?

    Cordialità

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E per quanto riguarda la mia seconda osservazione?

      Elimina
    2. lo stato ci compra le caramelle

      Elimina
  3. Se non fosse perchè Eugenio'Mosè'Scalfari è letto da qualche migliaio di persone varrebbe ormai la pena di abbandonare l'accanimento critico; poi ci sono anche i Fubini,i Di Battista (in un numero di Agosto Fubini proponeva l'applicazione in Italia di una formula economica valida in Svezia,mah..)

    La possibile tassazione p.e.delle donazioni come altre misure, suppongo non possa essere applicata trasversalmente ma forse cum grano salis: in merito alle percentuali applicative il valore della donazione del bilocale di mia nonna ai figli non può essere considerato come una donazione fatta a John Elkan.
    Ce lo raccontiamo da sempre, ma il cambiamento è antropologico.Dalle cause che lo possano motivare, con probabilità divergiamo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il bilocale di sua nonna rientra nella franchigia di legge pari a 1 milione di euro

      Elimina