mercoledì 18 aprile 2012

Per chi suona la campana


Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra, fu l’ordine che il generale Cialdini, plenipotenziario del re a Napoli, diede al colonnello Negri. Quello che successe, e le relative testimonianze, si può leggere anche su wikipedia.

Nei primi sei mesi di pieni poteri nel napoletano furono 8.968 i fucilati, 10.604 i feriti, 7.112 prigionieri, 918 case bruciate, 6 paesi interamente arsi, 2.905 famiglie perquisite, 13.629 deportati e 1.428 comuni posti in stato d'assedio. E per fortuna che Vittorio Savoia era un galantuomo.

Il presidente della repubblica, che pure dicono essere un galantuomo partenopeo, nel 150° anniversario non ha trovato una sola frase per ricordare quelle stragi del 1861. Per non dire poi dei massacri seguiti, come nella repressione della palermitana Rivolta del sette e mezzo del 1866; provate a scovarne traccia nei libri di scuola.

Eppure gli “italiani” guidati da Garibaldi e sostenuti dagli inglesi (vedi alla voce miniere di zolfo) non furono accolti male, almeno inizialmente. Bisognerebbe sempre diffidare dei “liberatori”, e degli ospiti inattesi. Come i cosiddetti padri pellegrini, i quali, sopravvissuti a stento al primo inverno, furono avviati dai nativi americani alla domesticazione di mais e tacchini, cosa che consentì a quei fanatici religiosi e razzisti di passare indenni l’inverno successivo. Poi si sa come andò a finire sia per i tacchini che per i nativi.

Perfino la pizza, secondo molti americani, è un loro piatto tradizionale locale. Non è dato sapere se gli spaghetti siano prodotti su brevetto Apple. Per contro, abbiamo importato tante cose da loro, dalla coca cola a babbo natale, non ultime le teorie economiche fallimentari e Gianni Riotta. Per fortuna non ha preso piede la torta salata di patate dolci (non è un ossimoro, è un vomito ocra).

Il secolo trascorso è stato chiamato “americano”, quello in corso – dicono – sarà “cinese”. Scrivevo il 29 gennaio:

In Germania, le due maggiori industrie di produzione di pannelli solari hanno chiuso. Dato che la vulgata corrente ritiene in generale l’operaio tedesco più produttivo di quello italiano, com’è stato possibile tale fatto? Per la concorrenza cinese. In Europa si stimano ufficialmente 23 milioni di disoccupati e i proprietari di schiavi chiedono di lavorare di più e i salari sono diminuiti. Domanda: la deindustrializzazione, più accentuata in Italia per ragioni di struttura produttiva ma generalizzabile all’Occidente intero, dipende quindi dal livello salariale troppo elevato? Per i capitalisti e i loro servitori è così, ma il “troppo elevato” è in rapporto ai salari cinesi, indiani, turchi, ecc., a condizioni di sfruttamento bestiali. Ecco quindi perché i problemi dei capitalisti diventano problemi dei salariati e le sofferenze che questi ultimi sopportano, semplici cazzi loro.

La notizia di oggi, invece, riguarda il costruttore tedesco di pannelli solari Q-Cells, il quale ha deciso di portare i libri in tribunale (si tratta del quarto caso negli ultimi mesi), passando in poco tempo da un esempio di scuola (nel 2007 era arrivata a valere in Borsa 10 miliardi di euro), protagonista della conversione della Chemical Valley nell'ex-Germania Est, rimasta deserta dopo la caduta del Muro, ad azienda in difficoltà, a causa del taglio degli aiuti governativi e della diffusione dei pannelli solari a basso costo provenienti dalla Cina.

Ma non basta, la First Solar, colosso americano nella tecnologia del film sottile, ha annunciato la chiusura per fine anno dell'impianto a Francoforte a causa della crisi in Europa. «Un'area che non rende più profittevoli le nostre operazioni», spiega in una nota la società.

La concorrenza crescente dalla Cina ha fatto calare del 54% in un anno il prezzo medio dei moduli, mandando fuori mercato i concorrenti che operano nei Paesi con un costo del lavoro più elevato. Caso emblematico la Solyndra, simbolo della "green way" di Barack Obama, che non più tardi di due anni egli definì un'azienda simbolo del nuovo corso dell'economia mondiale (foraggiato con un prestito da 535 milioni di dollari, con l'obiettivo di accrescere i posti di lavoro), che lo scorso autunno è andata in bancarotta dopo aver perso rapidamente quote di mercato a vantaggio dei concorrenti asiatici.

Vuoi vedere che se l’acqua tocca il culo di tedeschi e americani tra un po’ sentiremo parlare di barriere doganali? Naturalmente le chiameranno in un altro modo, così come noi chiamiamo bresaola della Valtellina (IGP) lo zebù brasiliano, in attesa dell'antilope quadricorna.

4 commenti:

  1. Titolo e incipit mi portano a Pontelandolfo degli Stormy Six (oltre che naturalmente a John Donne), poi passo a Let the sunshine di Hair, per giungere alla profetica riflessione di Finardi in Cuba:

    "Forse è vero che a Cuba non c'è il paradiso
    che non vorremmo essere in Cina a coltivare riso
    che sempre più spesso ci si trova a dubitare
    se in questi anni non abbiamo fatto altro che sognare.

    E` che viviamo in un momento di riflusso
    e ci sembra che ci stia cadendo il mondo addosso
    che tutto quel cantare sul cambiar la situazione
    non sia stato che un sogno o un'illusione.

    Ma no non è un'utopia,
    non è uno scherzo della fantasia,
    no non è una bugia,
    è solo un gioco dell'economia"...

    Ciao.

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  2. Hai fatto benissimo a ricordare Pontelandolfo e quelle stragi.
    La storia - come spesso si sente ripetere, anche se poi non seguono sempre comportamenti conseguenti - la scrivono i vincitori, che tolgono ogni ragione ai vinti. E cercano di cancellare anche la memoria, quando alcuni fatti non si possono per nulla "addomesticare": una strage è una strage, ed è difficile farla digerire ai posteri: dunque, via, cancellata, dimenticata; o almeno - se qualcuno proprio insiste a scavare negli archivi del passato - minimizzata, come "conseguenza collaterale".
    Non c'è decisione più "politica", o più precisamente "autoritaria", imperialistica, di questa: stabilire cosa è importante, e fa parte quindi del corso della Storia (con la maiuscola), e cosa invece è solo "spiacevole conseguenza collaterale".
    Così, l'unità d'Italia disegnata dai Savoia (and friends...) in senso monarchico-borghese è "la Storia", e la strage di Pontelandolfo è "spiacevole-conseguenza" (di quello stesso disegno "ineluttabile"), eccetera, e quindi, via, ci dicono che è inutile starci ancora a pensare... "doveva andare così", era scritto nei libri della "Storia", perché poi chi morì in quelle e altre stragi era gente del popolo, figli di nessuno, lavoratori, contadini, ecc., gente senza nome illustre, perlopiù, nomi che nei libri di "Storia" non vanno menzionati.
    E l'ironia della "Storia" vuole però - come suggerisce il titolo del tuo post - che oggi sia l'Italia intera a diventare una "conseguenza collaterale" senza importanza della drastica riorganizzazione internazionale del capitale finanziario. Amara consolazione...

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  3. Andando a sindacare la storia, mi riferisco a quella sapientemente celata, mi è inevitabile pormi qualche domanda :"Chi è che fa di un uomo un "uomo grande"? Chi lo investe di titoli e privilegi? Chi davanti a questo si inchina e tace?". La risposta che mi sovviene è sempre la stessa "la comune gente". La storia è piena di "uomini grandi", i cui nomi passano ancora oggi di bocca in bocca con senso di ammirazione. Tranne per Adolf Hitler, che i più lo definiscono un pazzo satanico, sobillati da quella Chiesa che voleva farlo santo in vita, e non si avvede che di Adolf Hitler oggi ne è pieno il mondo dei potenti. Mi chiedo se tutto ciò è dovuto alla capacità della stessa gente di sognare di arrivare un domani a ricoprire quei ruoli, e poco importa se si muore con quella futile speranza. Mal che vada c'è sempre l'agoniato paradiso, quello dei "beati i poveri...".
    Americani e tedeschi, in un futuro prossimo, avranno comunque denaro in abbondanza, mezzi e uomini, per allearsi e dichiarare guerra alla Cina, che nel frattempo avrà più schiavi sfiancati che carne per l'esercito.

    Perdona la mia considerazione fuori tema, ma ultimamente più che soffermarmi a quanto accade, mi ritrovo a sindacare sul chi permette che accada.
    Buona Giornata

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