sabato 17 marzo 2012

Storiella di un fraintendimento

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Ho trovato in internet una tesina dal titolo: Gli equilibri punteggiati e il marxismo: storia di un fraintendimento. L’elaborato finale è di Vera Lelli, l’anno accademico il 2003/2004, il relatore il prof. Dietelmo Pievani, il corso di laurea triennale in Scienze dell’educazione e l’ateneo è Milano – Bicocca.

Dirò subito che si tratta di una tesina di sicuro interesse e anche ben strutturata e, a una prima lettura, il difetto maggiore consiste nei rifermenti bibliografici. Esempio: trattando diffusamente di due opere di F. Engels, ”Anti-Dühring” e Dialettica della natura, ci si aspetterebbe che il riferimento dei singoli brani riportati fosse seguito dall’indicazione di pagina, e invece, come si può evincere soprattutto alle pp. 46-47 (note 110 – 117) e a p. 48 (nota 120), si rinvia genericamente alle opere citate a p. 5: F. Engels, Dialektik der Natur; trad. it. Dialettica della natura, Editori Riuniti, Roma, 1974; F. Engels, 1894, Antidüring; trad. it. Antidüring, La scienza sovvertita dal signor Düring, Editori Riuniti Milano, 2003. Il nome di Dühring, peraltro, risulta scritto proprio così: Düring. A parte il fatto che le due opere in questione sono reperibili nell’edizione delle Opere Complete, vol. XXV, l’impressione che si ricava leggendo lo studio di Vera Lelli è che la stessa laureanda queste opere englesiane non le abbia frequentate personalmente con l’assiduità e soprattutto con l’attenzione che esse avrebbero meritato.

Per farla breve vengo al punto che m’interessa di più, e cioè a una citazione che nella tesi è attribuita a Engels e tratta dall’Anti-Dühring. Scrive Lelli e avvalla Telmo Pievani:

«Come scrive Engels nell’Antiduhring parlando della società socialista auspicata:

“Marx non può dimostrare la necessità della rivoluzione sociale, l’instaurazione di una società fondata sulla proprietà comune della terra e dei mezzi di produzione creati dal lavoro, altrimenti che invocando l’hegeliana negazione della negazione; e basando la sua teoria socialista su questo giochetto analogico preso a prestito dalla religione, arriva al risultato che nella società dell’avvenire dominerà una proprietà ad un tempo individuale e sociale, intesa come unità superiore hegeliana data dal supera-mento della contraddizione”».

Mi parve subito evidente che questa critica a Marx, “al suo giochetto analogico preso a prestito dalla religione” per dimostrare “la necessità della rivoluzione sociale”, non può essere farina di Engels. E invece mi sbagliavo, il brano è proprio della penna di Engels, ma non nel senso che crede la nostra brava Vera Lelli. Se avesse letto bene la pagina della Dialettica della natura dov’è riportata, cioè se l’avesse letta de visu e quindi nel proprio contesto, si sarebbe accorta che Engels in questo brano non fa che riportare quanto asserito da Dühring, feroce critico e avversario di Marx. Infatti, il capitolo, del quale riporto la prima parte per esteso, ha inizio con una citazione tratta proprio dall’opera di Dühring:

« XIII. Dialettica. Negazione della negazione
"Questo schizzo storico" (della genesi della cosiddetta accumulazione primitiva del capitale in Inghilterra) "è tutt'ora relativamente la cosa migliore del libro di Marx e sarebbe ancora migliore se non si fosse puntellato per andare avanti, oltre che sulle grucce della dottrina, su quelle della dialettica. Cioè, in mancanza di qualche mezzo migliore e più chiaro, qui la hegeliana negazione della negazione deve far da levatrice ed estrarre l'avvenire dal grembo del passato. La soppressione della proprietà individuale, compiutasi nella maniera già detta sin dal XVI secolo, è la prima negazione. Essa sarà seguita da una seconda, caratterizzata come negazione della negazione e perciò come ristabilimento della "proprietà individuale", ma in forma più elevata, basata sul possesso comune del suolo e degli strumenti di lavoro. Se questa nuova "proprietà individuale" è stata ad un tempo chiamata da Marx anche "proprietà sociale", qui si palesa la superiore unità di Hegel, nel quale la contraddizione deve essere superata, ossia secondo un gioco di parole, deve essere insieme sorpassata e conservata (...) Conseguentemente l'espropriazione degli espropriatori è per così dire il prodotto automatico della realtà storica nelle sue relazioni materiali esterne (...) Difficilmente un uomo giudizioso si lascerebbe convincere della necessità della proprietà comune del suolo e del capitale sul credito dato alle fandonie di Hegel, una delle quali è la negazione della negazione (...) L'ibrida formula nebulosa delle idee di Marx non sorprenderà, del resto, chi sappia che cosa si può combinare o piuttosto che stravaganze debbono venir fuori prendendo come base scientifica la dialettica di Hegel. Per chi sia ignaro di questi artifici bisogna notare espressamente che la prima negazione hegeliana è il concetto catechistico di peccato originale, e la seconda è quella di una superiore unità che porta alla redenzione. Ora, non è effettivamente possibile fondare la logica dei fatti su questo giochetto analogico preso a prestito dal campo della religione (...) Marx resta tranquillamente nel mondo nebuloso della sua proprietà ad un tempo individuale e sociale e lascia ai suoi adepti di risolvere questo profondo enigma dialettico”.

Questo è quindi quanto scrive Dühring ed è riportato testualmente da Engels, il quale a sua volta sintetizza:

Quindi Marx [secondo Dühring, nota del blogger] non può dimostrare la necessità della rivoluzione sociale, l'instaurazione della società fondata sulla proprietà comune della terra e dei mezzi di produzione creati dal lavoro, altrimenti che invocando la hegeliana negazione della negazione, e, basando la sua teoria socialista su questo giochetto analogico preso a prestito dalla religione, arriva al risultato che nella società dell'avvenire dominerà una proprietà ad un tempo individuale e sociale, intesa come unità superiore hegeliana data dal superamento della contraddizione.

Dopo di che, commenta sarcastico Engels:

Lasciamo da parte per intanto la negazione della negazione e guardiamo alla "proprietà ad un tempo individuale e sociale". Essa viene caratterizzata da Dühring come un "mondo nebuloso" e, cosa meravigliosa, in ciò egli ha veramente ragione. Ma disgraziatamente chi si trova in questo mondo nebuloso non è Marx, ma invece ancora una volta proprio Dühring. Invero, come già sopra, grazie alla sua destrezza nel metodo hegeliano del "delirare", poteva stabilire senza fatica che cosa dovessero contenere i volumi ancora incompiuti del "Capitale", così anche qui senza fatica può rettificare hegelianamente Marx, attribuendogli quella unità superiore della unità di cui Marx non ha detto neppure una parola.

In Marx leggiamo:

"È la negazione della negazione. Questa ristabilisce la proprietà individuale, ma fondata sulla conquista dell'era capitalistica, sulla cooperazione di lavoratori liberi e sul loro possesso collettivo della terra e dei mezzi di produzione prodotti dal lavoro stesso. La trasformazione della proprietà privata sminuzzata poggiante sul lavoro personale degli individui in proprietà capitalistica è naturalmente un processo incomparabilmente più lungo, più duro e più difficile della trasformazione della società capitalistica, che già poggia di fatto sulla direzione sociale della produzione, in proprietà sociale".

Questo è tutto. Lo stato di cose instaurato mediante l'espropriazione degli espropriatori viene quindi caratterizzato come il ristabilimento della proprietà individuale ma sulla base della proprietà sociale della terra e dei mezzi di produzione creati dal lavoro stesso. Ciò significa che chiunque capisca il senso delle parole, che la proprietà sociale si estende alla terra e agli altri mezzi di produzione e la proprietà individuale ai prodotti, e quindi agli oggetti dell'uso. E perché la cosa sia comprensibile anche ad un bambino di sei anni, Marx suppone, a pag. 56, una "associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni e spendano coscientemente le loro molte forze-lavoro individuali come una sola forza-lavoro sociale”,  quindi una società organizzata socialisticamente, e dice: "Il prodotto complessivo dell'associazione è prodotto sociale. Una parte serve a sua volta da mezzo di produzione. Rimane sociale. Ma un'altra parte viene consumata come mezzo di sussistenza dai membri dell'associazione. Quindi deve essere distribuita fra di essi".
E questa cosa è davvero abbastanza chiara anche per la testa hegelianizzata di Dühring.

Eccetera. Pertanto, il brano attribuito a Engels non è altro che la sintesi di un lungo brano riportato dall’opera di Dühring, il quale si oppone a Marx.
Ecco come un buon lavoro può essere deturpato a causa di un metodo poco scientifico di operare. Eppure una regola basilare che dovrebbe insegnare la scuola e l’università è quella del controllo accurato delle fonti.


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