mercoledì 28 agosto 2024

L’interesse dello Stato!

 

Servono soldi? Passa alla cassa! Le casse dello Stato sono vuote? Taglia la spesa sociale! Per esempio, nuove finestre per le pensioni; nuovi tagli alle rivalutazioni delle pensioni stesse; eccetera. Il resto del tempo, chi governa lo passa in chiacchiere, previsioni strampalate, beghe politiche, a ricevere inchini e salamelecchi. Sotto scorta e resort di lusso.

Ti chiedi a che cosa serve la tua sovranità, se non puoi usarla? Loro ti rispondono: la democrazia rappresentativa esiste per evitare di mettere in discussione il sistema, l’interesse dello Stato, minacciato dal fatto che il popolo abuserebbe dei suoi diritti, che non è intelligente, che non capisce niente di politica, di economia e finanza.

L’interesse dello Stato! E da qui che deriva tutto lo scorbuto morale che affligge le nostre società. Credere che l’interesse dello Stato sia l’interesse di tutti. Spalmato come la Nutella.

martedì 27 agosto 2024

"La Russia non vincerà"

 

Ecco a cosa punta Biden e altri sanguinari come lui. Che ci vadano di mezzo milioni di persone in questa guerra assurda più di altre, non importa loro assolutamente nulla. Loro sono dalla parte della ragione e ciò basta. È un’altra volta la lotta del bene contro il male. Non importa quanto male comporti questo preteso bene perseguito con determinazione ostinata e armata.

Stiamo assistendo alla rinascita del fascismo, all’utilizzo del genocidio come strumento di politica statale e all’escalation dei conflitti militari verso una terza guerra mondiale nucleare. E la colpa di tutto ciò è sempre degli “altri”. Tutto ciò nel quadro di un capitalismo infantile e morboso. La cosa meravigliosa della crisi di questo sistema è che ci permette di chiamare le cose con il loro nome: il mercato non è altro che capitalismo.

In tutto questo bailamme mediatico la cosa che si tende a nascondere di più è la lotta di classe. Come, non c’è più? Ce lo fanno credere le consumate dichiarazioni dei politicanti, ma in Italia e anche altrove il debito finanziario contro il debito sociale è una questione di classe contro classe. Lo vedremo ancor meglio e una volta di più con i prossimi documenti economici, col fare cassa tagliando ciò che resta dello stato sociale. Chi parla dell’insostenibilità della spesa sociale, adducendo vari motivi, è solo uno spregevole infame. Tirano in ballo la demografia, che è un problema reale, ma tacciono sul fatto che gran parte della ricchezza sociale prodotta è appannaggio di una sparuta minoranza di speculatori. E questa ricchezza, meglio ripartita (chiaro che il capitalismo non è  solo un problema di distribuzione e allocazione delle risorse), risolverebbe molti problemi.

Basta vedere con quale avidità unita a spaventato servilismo politici ed economisti pronunciano “i mercati”, come se fossero divinità superiori con i quali ci deve comportarsi bene. Ed effettivamente sono i detentori di capitale finanziario a comandare la società, divinità superiori, impositori di ordini, il cui obiettivo è far crescere il loro capitale. Del resto è la legge dell’accumulazione, come processo naturale, che lo impone. Lo scopo è guadagnare di più, tutto qui. Come il cancro, il capitalismo vive solo di metastasi: sopravvive solo trasformando in denaro tutto ciò che tocca.

Di tutto il resto, non importa nulla. Per trent’anni il capitale è riuscito a disperdere la produttività del lavoro esternalizzando. La deindustrializzazione deriva dagli aumenti di produttività imposti al lavoro per garantire rendimenti sul capitale del 10, 15 o 20 e più per cento.

Basta vedere la Germania, quale esempio tra tutti: la strategia tedesca in Cina si è rivelata per lungo tempo molto redditizia, facendo di questo Paese il suo primo sbocco. Passano pochi lustri e la Germania, con una popolazione del 6% rispetto a quella cinese, risulta economicamente invischiata con la Cina a tal punto che esporta più del doppio rispetto a dieci anni fa. Le sue esportazioni sono più del doppio di quelle di Francia, Regno Unito e Italia. La creazione o l’acquisizione di aziende teutoniche in Cina, quelli che si chiamiamo “investimenti esteri diretti”, sono più importanti del totale degli altri 26 paesi membri dell’UE. Tutto bene, dunque?

Se non è una follia questa, ditemi che cos’è. Bosch, BASF e Volkswagen investono decine di miliardi in Cina, ma chiudono le loro fabbriche nella madrepatria. Non solo, per le aziende tedesche in Cina è sempre più difficile rimpatriare i propri profitti, che sono obbligate a reinvestire localmente. Dunque la questione centrale, anche in questo secolo è quella di

sempre: il capitalismo. Ma chi ha più voglia e interesse a discutere di questo, di mettere in chiaro che la questione delle questioni è e resta proprio questa?

lunedì 26 agosto 2024

Una questione democratica

 

Ascoltare un bel rumore continuo, fatto di silenzio. Ascoltare ciò che si sente quando non si sente nulla. Ma il silenzio non è il nulla, è la percezione del sottile, ci apre il mondo sconosciuto dei rumori infinitamente piccoli, ma a volte anche fastidiosi. Perché gli uccelli, le rane e gli insetti fanno così tanto rumore? Beh, come tutti noi: soprattutto per scopare. Nel linguaggio scientifico si dice attrarre il partner sessuale. Perché in campagna non proporre una petizione contro il gracidio delle rane, il frinire delle cicale, oppure, su a Fiera di Primiero, per vietare i campanacci alle mucche alle prime luci dell’alba?

L’assenza di rumore può essere assolutamente deliziosa o profondamente inquietante, dipende. Il silenzio di Proust nella camera da letto di zia Léonie, per esempio. Il silenzio non è solo fonte di piacere, è anche una questione di salute. Perciò almeno ogni tanto è salutare allontanarci dal rumore di fondo delle intrusioni umane, ma anche da quelle bestiali, dunque specie anche quelle della cosiddetta “informazione” (la cosa brutta del suo rumore è che arriva ovunque).

In effetti, ci sono silenzi buoni e cattivi. Se da un lato l’assenza di rumore procura benessere, dall’altro il silenzio può rivelare ben altro. Durante la reclusione per il Covid, alcuni hanno trovato il silenzio angosciante. È una questione di equilibrio.

Poi, alle 4,30 del mattino si sente il rumore di aerei o di macchine agricole, alle cinque in punto si avvicina minaccioso e rombante come un razzo impazzito il camion della nettezza (?) urbana e l’incanto svanisce. Del resto, qualcuno gli scarti del nostro benessere li deve pur raccogliere. Quindi i preti con le loro campane, come se non fossero stati ancora inventati gli orologi.

Il diritto al silenzio come questione democratica è uno dei messaggi di cui potrebbe farsi promotrice la sinistra, per esempio. Esiste la segregazione sonora: rumore per i poveri, silenzio per i ricchi. Dunque anche questa una questione che rientra nel novero di diritti civili. Tanto, di che altro ha da occuparsi la sinistra?


sabato 24 agosto 2024

Esiste ancora un luogo ...?

 

È davvero possibile essere liberi oggi? Fino a che punto puoi spingere l’idea di libertà nella tua vita? Che cosa facciamo veramente della nostra vita? Non è intessuta di vincoli di ogni tipo? Possiamo vivere assolutamente liberi, distaccati da tutto, aperti a ciò che viene? In realtà siamo tutti delle finzioni viventi.

Era il primissimo autunno, il cielo era ancora bianco e caldo. Nel 1966, la città non era ancora gentrificata. Una città operaia, laboriosa, che ammiravo; ho sonnecchiato al sole, con la mente concentrata, su una panchina della Bissuola. Andavo al cinemino di Carpenedo, costava poco, solo 200lire, ma per me significava qualche altra rinuncia. Splendore della povertà, che non era ancora diventata la miseria del nostro odierno benessere.

Per tutta la giornata non facevo altro che annotare i dettagli, lo scorrere dei colori, dei volti. Avevo la sensazione di essere alla fine di un mondo antico, liberato, aperto, sull’orlo di una calma estasi. Non avevo di me la più pallida idea di utilità. Ero un essere crudo, come si può esserlo a quell’età, mi sentivo trasparente. Non fare altro che essere disponibile all’emozione di un luogo, non è forse il lato migliore di quell’età, di cui sento ancora l’influsso benefico a distanza di quasi sessant'anni? Guardavo, ascoltavo, immaginavo: la città cresceva dentro di me come un paesaggio interiore. Stavo diventando come uno dei suoi abitanti.

Già vent’anni dopo, non la riconoscevo più. Figuriamoci oggi, che la città è totalmente un’altra cosa. Urbanisticamente, sociologicamente, antropologicamente. Ci hanno imposto un’altra narrazione delle cose e della vita in generale. Esiste un luogo, nel mondo, dove la distruzione non ha preso piede, dove non ha preso il posto dei vivi trasformandoli in spettri, dove si resiste ancora ai promotori della furia planetaria del “mercato”, alias del capitalismo più rapinoso e sfacciato?

mercoledì 21 agosto 2024

La felicità segreta del tempo

 

Mi pare fosse Marco Aurelio a dire: “Devi vivere tutto come se lo stessi rivivendo”. Mi capita sempre più spesso, specie con gli odori. Sono come l’indizio di una possibilità che non sempre è diventata realtà.

Era un vecchio sogno: volevo vederle, finalmente, le tombe che gli Etruschi scavarono nella roccia, non lontano dal Mar Tirreno. Dipingevano l’interno delle loro tombe affinché i morti potessero continuare a banchettare e la continuità tra la vita e la morte non fosse altro che un unico bagliore blu.

Non esistono affreschi così delicati, così felici. Ciò che è dipinto sulle pareti di queste morbide nicchie di stucco sono feste con danzatori dalla pelle vermiglia che si muovono tra gli ulivi, calzando sandali pregiati; altri soffiano nel doppio flauto. Il vino scorre liberamente. Le coppie, sdraiate sui letti della festa, alzano le coppe e si sorridono. Questo è importante: gli Etruschi sorridono. Il loro sorriso, quando condiviso, è la firma della vita più vibrante.

Ci offrono una verità sul mondo con una semplicità che ci è sconosciuta. Gli Etruschi ci invitano nel luminoso mondo della passione. Vivere è essere ardenti: l’esistenza è un banchetto scarlatto e azzurro dove gioia e malinconia si armonizzano. Il piacere è straziante: questi cavallini che non possiamo più vedere, questi delfini, leopardi e cervi maculati, questi uccelli azzurri che svolazzano come anime che godono.

Penso che anche la loro servitù domestica fosse più felice di quella odierna. Che viene tassata anche sulle mance.