Si torna a parlare d’innalzamento dell’età
pensionabile. Su questo fronte non c’è pace per chi ha lavorato una vita. È una
continua rincorsa. E tutto ciò dopo la pantomima della
cosiddetta Ape. Il ministro Poletti, l’ineffabile, aveva promesso i decreti
attuativi “per i primi di marzo”, poi per il primo maggio. La gazzetta
ufficiale ha pubblicato il decreto venerdì scorso. C’è tempo per le domande
fino al 15 luglio, poi l’Inps risponderà entro il 15 ottobre. Quindi è previsto
un vincolo annuo di bilancio. All’appello manca anche il decreto ministeriale
per la semplificazione dei requisiti per il pensionamento anticipato dei
lavoratori impegnati in attività usuranti per almeno 6 degli ultimi 7 anni. Dell’Ape
volontaria, una vera truffa, e di quella aziendale si sono perse le tracce. E
avanti di questo passo, senza vergogna.
Ora, come detto, si riparla d’innalzamento dell’età pensionabile. Contrariamente a quanto comunemente si crede, tale innalzamento non è stato introdotto dalla famigerata legge Monti-Fornero, bensì è previsto da una legge del 2010, la 122, che convertiva il decreto 78/2010, durante il governo Berlusconi. Ad evincere che il fronte per dare addosso ai poveri cristi è sempre compatissimo. Si tratta dell’applicazione di un automatismo burocratico legato alla cosiddetta speranza di vita, parametrando allo stesso modo la speranza di vita a prescindere dalla tipologia lavorativa.
Oltretutto tale misura funge da “tappo”, e a pagarne
il prezzo sono anche i giovani che non entrano nel mercato del lavoro (suggerisco
a chi ha idee contrarie su questo punto – magari sulla base dei “dati” – di
alzare il culo e di venirsi a fare un giro nelle aziende venete, per esempio).
Ad ogni modo è tempo di farla finita con questo genere di terrorismo
previdenziale che non consente a nessuno di sapere con certezza quando andrà
effettivamente in pensione. Posto che abbia maturato tutta una serie di
requisiti che in non pochi casi rasentano il delirio. E tuttavia si può essere
certi che l’uso strumentale del tema previdenziale da qui alle elezioni sarà
stillicidio quotidiano.
