giovedì 3 marzo 2022

Da dove iniziamo a raccontarcelo?

 

Il maggiore generale Igor Konashenkov, del ministero della Difesa della Federazione russa, ha comunicato nuovi dati sulle perdite dell’esercito russo negli eventi bellici in corso in Ucraina. Sarebbero 498 i militari russi uccisi e 1.597 sono rimasti feriti.

Durante il briefing, Konashenkov ha sottolineato che i coscritti (cioè i militari di leva) e i cadetti delle istituzioni educative del ministero della Difesa, non partecipano all’operazione. Rammento, a tale riguardo, che i volontari a contratto costituiscono circa i due terzi della forza terrestre russa, la quale attualmente ammonta a circa 700.000 effettivi.

Il rappresentante del ministero della Difesa ha parlato anche delle perdite della parte ucraina. Più di 2870 persone sono state uccise, 3700 soldati sono rimasti feriti. Il numero dei prigionieri è di 572.

Chi sono queste persone uccise o ferite da una parte e dall’altra? Da parte russa sono soldati a contratto, vale a dire dei poveracci che per un salario hanno accettato di vestire un’uniforme e di correre il rischio, da remoto diventato concreto, di dover combattere e morire non per finzione.

Da parte ucraina (ricordiamoci sempre che i russi non sono una sparuta minoranza e non abitano tutti nel Donbass), il comunicato del ministero della Difesa russo non dice se tra i morti e feriti ci sono anche dei civili. Se tra i civili ci sono anche quelli che imbracciano un‘arma, in tal caso non fanno parte della categoria. Difficile però che delle persone non siano rimaste vittime del fuoco di una parte o dell’altra, come dimostra il razzo lanciato dalla contraerei ucraina (ma attribuito come russo) e finito accidentalmente su un palazzo. Sicuramente, come sempre accade in simili frangenti, della povera gente inerme sta subendo le conseguenze della guerra.

In una guerra la prima vittima è la verità. La Russia e Putin, come aggressori stanno dalla parte del torto, e su questo non si dovrebbe discutere. Così s’è deciso fin dal primo istante e perché le controversie internazionali si dovrebbero risolvere diplomaticamente, a tavolino, evitando spargimenti di sangue. Tutto ciò appartiene a una concezione ipocritamente irenica poiché non fu così in passato, non lo è oggi e non sarà così in avvenire.

La Russia si sarebbe dovuta limitare, al massimo, ad annettere le zone separatiste, così dicono. E continuare la guerra in quelle zone all’infinito? Perché gli ucraini non sono stati mai fermi, né sarebbero rimasti inerti in tale situazione. Ciò che è taciuto generalmente riguarda ciò che è l’Ucraina, dal punto di vista della sua popolazione, della sua politica e di ciò che vi fermenta intorno. Anche lasciando da parte gli USA-NATO (già sono tanta roba in questa vicenda e solo i disonesti non vogliono ammettere), resta da chiedersi che cosa è l’Ucraina di per sé, soprattutto dopo il 2014.

Perché Putin insiste sulla denazificazione dell’Ucraina? È propaganda, solo pretesto? Questa vicenda continua a ricordarci che in essa si nasconde qualcosa di non detto, di rimosso. Anche su questo è calato il silenzio, anzi, si è sempre preferito tacere.

È questo un buon motivo per muovere guerra? Non ci sono buoni motivi per una guerra. C’è la realtà, in cui le rivalità, le contese e i conflitti, anche quelli bellici, sono parte costitutiva e storicamente essenziale. Altrimenti parliamo di un mondo che non esiste.

È bene ricordarlo, i confini della Russia trent’anni fa erano ben diversi dagli attuali. Tre decenni, in termini di tempo storico, equivalgono a ieri. Vi sono Stati confinanti che si dichiarano apertamente nemici della Russia, della federazione russa di cui facevano parte integrante. Sono nuove entità statali dichiaratesi indipendenti e che si oppongono in ogni occasione alla Russia, anche ospitando basi e truppe degli USA-NATO.

Gli Stati Uniti, se accadesse ai loro confini e nelle loro sfere d’influenza (che coprono il globo intero) ciò che è accaduto negli ultimi decenni ai confini della Russia, non avrebbero dubbi su come reagire. Contra factum non valet argumentum, dicevano un tempo. Ora però valgono solo le opinioni, quelle che sostengono che questi fatti appartengono al passato e non contano più nulla.

Se non ricordo male fu Benedetto Croce a dire che la storia passata è storia presente oppure è accademia.

Ecco il punto, accademia: non può essere ammessa alcuna giustificazione per questa guerra. È probabile che non vi sarà una controprova, tuttavia questa guerra, che possiamo esecrare seduti comodi nelle nostre case e parlamenti, ne sta evitando una futura e di ben peggiore (aggiungo: forse, perché in ballo non c’è solo l’Ucraina come zona cuscinetto e sfera d’influenza russa). Si può obiettare: vallo a raccontare alle vittime innocenti. Eh, vasto e intricato capitolo. Da dove iniziamo a raccontarcelo?


mercoledì 2 marzo 2022

[...]

 
La pattuglia di marines avanza verso il villaggio vietnamita,
sono una quarantina.
Sotto un albero sventrato c’è una bambina, ferita.

Ha perso molto sangue, è rimasta tanto sola.
Sorride ai salvatori, non fa una parola.
Un marine depone l’M52, le s’inginocchia davanti.
Lei sta tremando e tirando le cuoia.

Un reporter scatta una fotografia
che farà il giro del mondo
suscitando queste identificazioni:
innocenza-dolore, potere-pietà.

In realtà il marine domanda al marine:
“Faccio in tempo a chiavarla prima che muoia?”.


Questa cruda poesiola, per quanto ne so, è scomparsa dalle più recenti raccolte di Charles Bukowski, e anche dalle antologie, da una delle quali più di quarant’anni fa l’ho tratta.

L'antichissimo combattimento


Ogni conflitto bellico è accompagnato sempre dalla stessa poesia: ci devono essere ragioni legittime per fare la guerra, in linea con il diritto internazionale.

Il diritto internazionale non è riuscito, dal 1945, a essere qualcosa di più di un insieme di regole che tutti violano costantemente. La possibilità per un Paese di attivare un intervento militare deve essere votata all’unanimità dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, USA, Regno Unito, Francia e Russia). Quale istituzione può operare con una norma del genere, dove prevalgono i veti incrociati? Viene da chiedersi se questa non sia stata introdotta fin dall’inizio in modo che l’ONU risultasse impotente e inefficace.

Inadatta alle esigenze delle nazioni, dalla fine della seconda guerra mondiale molti paesi hanno ignorato tale assurda regola per ingaggiare conflitti che ritenevano legittimi. I paesi arabi e gli israeliani, Sudafrica e Angola, Argentina e GB, India e Pakistan, Iran e Iraq, quante bombe sono cadute su Laos e Cambogia, per tacere del Vietnam? In queste condizioni, perché la Russia dovrebbe rispettare le leggi che molti altri paesi hanno infranto prima di lei?

Il criterio giuridico non è il modo migliore per vedere le cose chiaramente. Si possono violare i trattati, non la realtà. Gli incidenti invocati per scatenare una guerra sono reali o immaginari? Questa è l’unica griglia di lettura ragionevolmente affidabile per giudicare i meriti di un conflitto.

Gli Stati Uniti hanno attaccato, per fare un solo esempio, l’Iraq nel 2003, sostenendo che Saddam Hussein deteneva armi di distruzione di massa. Oggi sappiamo che questo era completamente falso, inventato a tavolino di sana pianta, e che l’Iraq non ne aveva. E anche ammesso le avesse avute, chi dava agli USA il diritto d’intervenire militarmente? I fatti sono molto reali.

Quando la Russia ha invaso l’Ucraina la scorsa settimana, con quale motivazione l’ha fatto? La guerra fredda è ancora calda lungo i confini con la Russia. Qualunque motivazione o provocazione, da una parte e dall’altra può andar bene oggi e anche domani. Chi, sano di mente e di principi, non è contro l’ignominia della guerra? Tuttavia questa è la realtà, il diritto internazionale ed eventuali impegni presi, anche solo verbali e sottintesi, contano solo nella misura in cui confortano le posizioni di ognuno.

È solo Putin a riscrivere la storia per muoversi in questa realtà, o anche altri l’hanno riscritta ben prima di lui? I vincitori della guerra fredda, non per loro merito, ma per demerito e abbandono dell’avversario, hanno dichiarato motu proprio finita la storia e garantita in eterno la loro esclusiva supremazia. Chi non ci sta è considerato un nemico da abbattere. Dapprima con le armi dell’economia, poi se non bastano quelle, un pretesto si trova sempre.

La difesa dei propri interessi essenziali, veri o pretestuosi, come quello della propria sicurezza, è una pratica comune a tutti i regimi, anche a quelli che si rappresentano per essere i più democratici, e non ha nulla a che vedere con una riscrittura della storia o i criteri del diritto, ma ha a che fare con la realtà intesa hic et nunc.

Quanto a “democrazia”, Putin non è forse stato eletto e poi rieletto con libere elezioni? Non erano libere, erano truccate, decise dallo strapotere mediatico di un partito? Vogliamo farci raccontare da Washington come si comprano e controllano i media, come si vota e soprattutto come si contano i voti? La Russia è dominata da una classe di oligarchi? Per l’amor di dio, a che cosa è ridotta la democrazia negli Stati Uniti e anche altrove?

Atene contro Sparta, la democrazia contro la dittatura di un’élite, l’antichissimo combattimento tra il Bene e il Male continua a essere rappresentato ai nostri giorni, a dar retta agli ideologi e agli idioti al seguito, come scontro tra due specie di ordinamenti politici, economici e sociali: quello buono e quello mafioso. Non rimpiangiamo il vecchio impero del male ma, da quando non c’è più, l’impero del bene ha prodotto disastri e tragedie. 

martedì 1 marzo 2022

La domanda

 

La domanda che mi è stata posta e che molti si pongono è: fino a che punto la Russia ha previsto l’impatto delle sanzioni economiche e quanto saranno efficaci? Il futuro lo dirà.

Oltre al congelamento dei beni della Banca centrale russa e di alcune personalità dell’establishment putiniano, si parla soprattutto della esclusione di alcune banche russe dalla messaggistica globale SWIFT, definita da alcuni “l’arma nucleare finanziaria”.

Pure il mio coiffeur sa tutto della rete SWIFT (lui sa tutto di tutti), tuttavia abbozzo una definizione: creata negli anni Settanta in sostituzione del telex, SWIFT (acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) è una società privata con sede in Belgio. È il mezzo attraverso il quale le banche del pianeta si scambiano ordini di trasferimento. Praticamente è il notaio delle banche: qualsiasi messaggio inviato su di essa ufficializza il valore del contratto. Gli accordi tra banche di tutto il mondo possono richiedere giorni, ma le transazioni sono istantanee.

SWIFT tiene ogni banca responsabile davanti alle altre per gli ordini di bonifico che ha effettuato: se questo è stato scritto su SWIFT, si deve pagare. Nessuna banca al mondo, nemmeno la Bank of America o la Goldman Sachs, l’ha dimostrato la crisi del 2008, può tradire la sua parola senza essere immediatamente esclusa dal gioco mondiale.

Perciò è stata ottima, direi scontata, l’idea di privare le banche russe dell’accesso alla rete. À la guerre comme à la guerre, diceva mio bisnonno.

La Germania, inizialmente contraria al provvedimento perché temeva perturbazioni sul suo commercio e di non essere più in grado di pagare il suo gas russo, si è trovata isolata dopo la presa di posizione dell’Austria e dell’Italia, è dunque ha aderito alla decisione congiunta. Certamente Putin ha una sua agendina dove con scrittura minuta annota dei nomi.

La Banca centrale russa non potrà utilizzare le sue valute per sostenere le sue banche, che, private dell’accesso alla rete SWIFT, saranno indebolite, salvo ricorrere a canali di pagamento transfrontalieri alternativi, come il CIPS cinese, che però si esprime in renminbi, ma ciò non impedisce che ordini di pagamento siano regolati dai conti di corrispondenza che le istituzioni hanno tra loro (inoltre CIPS ha firmato un protocollo d’intesa con SWIFT).

CIPS l’anno scorso ha trattato un volume d’affari di 79,6 trilioni di RMB, vale a dire una dozzina di trilioni di euro. La media giornaliera di febbraio ha registrato negli ultimi giorni del mese un aumento di circa il 18%.

Pertanto, la pressione esercitata sul sistema bancario russo appare allo stato delle cose massima. Abbassa la Russia al livello di pochissimi paesi al mondo, come Iran, Venezuela o Corea del Nord, notoriamente molto amiki di Washington.

Di tutti gli eventi del momento, il fatto di paralizzare l’azione della Banca Centrale Russa è senza dubbio il più efficace fino a questo momento. La decisione di Stati Uniti, Canada,

Francia, Italia, Germania e Regno Unito di vietare alla Banca centrale russa di utilizzare euro e dollari avrà l’effetto di impedire la difesa del rublo, il cui corso è già fortemente precipitato.

Per difendere la tua valuta, devi comprarla, come sanno anche turchi e argentini. E per comprarla servono valute estere, euro o dollari: la Banca centrale russa non può comprare rubli con rubli. La sua valuta infatti è crollata, tanto più che i detentori di rubli ora sanno che le autorità monetarie russe non possono difenderla.

Inoltre e ovviamente, con un rublo in calo, sono i prezzi dei prodotti importati ad aumentare immediatamente, suscitando il malcontento della popolazione. Politicamente, tutto ciò è senza dubbio molto ben giocato da parte degli occidentali.

Ora non ci resta che attendere la risposta della Russia, in una probabile continua escalation. Sono e saranno gli effetti della guerra tra Russia e Stati Uniti, combattuta militarmente, almeno per ora, in territorio ucraino, una delle 15 ex repubbliche sovietiche, e, prima ancora, provincia zarista.

La guerra in rete

 

La guerra virtuale, delle parole, sembra ancor più cruenta di quella reale. La maggior parte degli individui che abitano questa strana dimensione ha una gran voglia di combattere. Collegati ai loro dispositivi, la maggior parte di quelli che si sentono di sinistra o di destra si uniscono per una volta nella celebrazione di un evento che quasi nessuno osa apertamente dire ciò che esso è realmente. Afferma qualcosa fuori dal coro e gli abitanti di cui sopra ti morderanno con tutta la loro suscettibilità spaventosa. Insulti e offese cumulativi. Se il “nemico” proprio non è possibile eliminarlo, deve essere screditato con una rabbia che soffoca la sua voce contraria.

Mentre aspettiamo l’evolvere della guerra, quella vera, nelle redazioni dei giornali e delle tv, dove hanno preso l’abitudine di far accadere le cose, in frigo hanno già lo champagne e lavato i bicchieri. Ora che il covid sta esaurendo il suo potenziale mediatico, vorrete che si occupino di poveri, immigrazione, lavoro nero, disoccupazione, rincari dei prezzi, scuola, eccetera? Questa volta hanno messo l’elmetto per davvero e non solo metaforicamente. O sei con loro o sei contro. Sotto una valanga di propaganda vergognosa traspaiono evidenti cause e interessi essenziali.

L’Ucraina è solo il campo di battaglia fisico iniziale in quella che è, in sostanza e di fatto, una guerra tra la NATO e Russia.