mercoledì 23 settembre 2026

Su Xiaobai

 

Palazzo Soranzo-van Axel è attiguo alla splendida chiesa di Santa Maria dei Miracoli, uno dei primi esempi rinascimentali a Venezia. Il palazzo, fondamenta de le Erbe, sestiere di Cannaregio (dunque da non confondere con l’omonimo palazzo Soranzo in Santa Croce), esternamente ricorda il tardo gotico e ha comunque un suo fascino, come quasi tutte le costruzioni veneziane dei secoli migliori.

L’edificio si può visitare in occasione della mostra dell’artista cinese Su Xiaobai, evento collaterale della Biennale di Venezia. L’ingresso è gratuito, anche perché l’interno del palazzo non presenta nulla di significativo, salvo la vera da pozzo posta all’ingresso per la compulsiva gioia digitale dei visitatori.

Su Xiaobai (1949), ha scoperto la sua vena artistica a quasi quarant’anni. Si dice abbia «sviluppato un’arte sensuale [?] ma rigorosa, che sfida ogni classificazione», e che «dialoga sia con il linguaggio dell’arte astratta occidentale sia con le tradizioni della filosofia cinese, incluso il sutra buddista: “Tutto è niente, niente è tutto”».

Mancandomi la conoscenza dei sutra di Siddhartha Gautama, accolgo senza riserve il giudizio: la sua “arte” è inclassificabile, un niente di tutto e un tutto di niente. Stesso giudizio che si ricava da AI di Google:

«Per lo sguardo occidentale, la semplicità radicale e il profondo legame con la spiritualità e la memoria rischiano di apparire hermetici [sic!] o difficili da decodificare appieno nei loro strati concettuali più intimi.»

Non vedo cos’altro si potrebbe aggiungere di più “intelligente” al riguardo degli “strati concettuali più intimi” di Su Xiaobai, di gente che antepone il primato del concetto sull’oggetto. Si tratta di “smaterializzazione” dell’arte, ossia dell’arte ridotta a un’idea o a un’azione astratta. Salvo che chi acquista queste “opere” lo fa sulla base del loro status di oggetti nella forma di merce, del prosaico concetto di “investimento”.

Del resto, a pensarci bene, il mondo è pieno di oggetti, più o meno interessanti; per quale motivo aggiungerne altri? A tal fine basterebbe un’arte ultra-concettuale fatta di soli International Bank Account Number degli artisti (non si vive di soli concetti, si deve pur mangiare).

Su Xiaobai non è così ortodosso nella prassi smaterializzatrice, al contrario, propende per opere concrete e di grandi dimensioni, laddove ogni opera è tutt’altro che invisibile o irrealizzata, fino a diventare ingombrante, e tuttavia deve comunque costituire arte priva di autentico interesse visivo e impossibile difficile da decodificare senza un’adeguata propedeutica.

L’artista cinese con residenza germanica, per il suo oggettivo sostentamento si aggiudica il 5730° posto nella classifica mondiale degli artisti più venduti all’asta (fatturato 2025). Ha realizzato le sue migliori vendite principalmente in Cina, ma le sue quotazioni sono in live declino, comunque ci vogliono circa 40k euro per mettersi in casa una sua opera (in tal caso avvertite la vostra colf che si tratta di un’opera d’arte e non di oggetto ingombrante da conferire in discarica).

Quando Su Xiaobai, artista sfuggito alla zappa maoista, non crea capolavori, scrive: «quando Dio creò la terra circa 6.000 anni fa, deve avervi impresso anche una lunga storia di formazione del territorio, che ha affascinato gli archeologi. Anch’io sono affascinato dal modo in cui la lacca e le piastrelle racchiudono antiche tradizioni e storie. Lo stesso vale per certi colori: non vengono usati semplicemente per rappresentare delle forme; sono storia e storie in sé».

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