Per Lenin il cervello rappresentava la più alta organizzazione della materia che conosciamo. Effettivamente il cervello umano è l’oggetto più complesso dell’universo conosciuto. È un prodotto non solo dell’evoluzione biologica, ma è anche e soprattutto il risultato storico dello sviluppo sociale dell’uomo.
Il cervello umano non è digitale, e nemmeno analogico. Non è semplicemente un insieme di circuiti e reti composti da neuroni che emettono impulsi. Il cervello nel suo complesso non può essere abbassato al livello delle singole sinapsi o dei singoli neuroni, che non sono monadi isolate, bensì unità costituenti all’interno di strutture comunicative.
La mente e la coscienza non sono riducibili alla biochimica. La neurofisiologia non spiega come operi complessivamente il cervello e di come si trasformi in comportamento psicologico, ossia in idee, parole, scritti e discorsi. Per esempio, l’atto di ricordare non è passivo, ma attivo perché il fatto di rievocare ricrea un ricordo diverso (fatto ben noto nei tribunali), attinge a una varietà di processi cognitivi ed emotivi, che si trasformano in sentimenti. Ciò è inibito a qualunque macchina poiché le macchine, per quanto “intelligenti”, sono sprovviste del senso di identità propria, di coscienza e anche di falsa coscienza, di ricordi realmente propri, oppure di falsi ricordi.
All’inizio del film Blade Runner, si vede un soggetto sottoposto a delle domande per determinare se esso sia effettivamente umano oppure se si tratti di un “replicante”. L’esperimento si basa sull’evocazione di immagini tratte dalla memoria del soggetto esaminato; in base alle sue risposte e reazioni viene stabilito se i suoi ricordi siano genuini oppure se si tratti di una serie di ricordi innestati.
La memoria, nel suo complesso e nei suoi processi, è la nostra proprietà più caratteristica; prima di tutto essa costituisce la nostra individualità, fornisce alla nostra traiettoria di vita una continuità autobiografica, in modo che, perfino in tardissima età, siamo capaci di richiamare alla mente episodi della nostra infanzia. In effetti, considerando le numerosissime sintesi e demolizioni molecolari, la stabilità della mente stupisce.
Tuttavia, non esiste una sola memoria. Per esempio, la memoria emozionale sembra più potente di quella meramente cognitiva. Allo stesso modo non esiste una sola coscienza, non solo perché essa varia con l’età e in rapporto con diversi livelli di conoscenza (di ignoranza e incoscienza), ma perché esiste l’inconscio e perché ogni individuo, con il suo cervello, con la sua mente, si trova ad agire e ad essere agito nelle strutture culturali e sociali in cui vive.
Tuttavia, ciò posto, non mi lascio “abbagliare da quella luce indicibile che è l’essenza del nostro essere”, come scrive Letizia Renzini sul il manifesto a riguardo della posizione di Federico Faggin, il quale postula che la coscienza non sia un prodotto della materia, ma un fenomeno quantistico primario e fondamentale che plasma e precede la realtà fisica stessa.
Faggin pensa di usare la fisica quantistica per uscire dal campo delle credenze, ma in effetti ci cade dentro a piedi uniti. Addirittura arriva a dire che “La fisica quantistica si può spiegare partendo dall’esistenza della coscienza e del libero arbitrio”. Siamo alla solita metafisica, uscita dalla porta e rientrata dalla finestra. Il legame tra rappresentazioni e materia si dissolve e la coscienza viene considerata come un’unità indipendente e di carattere prettamente individualistico.
L’obiettivo è quello di trovare connessioni, a tutti i costi, tra il discorso razionale e scientifico sull’universo materiale, le società, la storia umana da un lato, e, dall’altro, la trascendenza, la spiritualità e altra merda simile senza chiamarla esplicitamente fede religiosa. È un altro tipo di fondamentalismo, ma sempre di ciò si tratta.
Tutto è basato su concetti come quello di entanglement e sovrapposizione, che alimentano tante seghe mentali ormai da tempo (i cattolici hanno tentato di rendere il cardinale Bellarmino un epistemologo migliore di Galileo!). La meccanica quantistica, per la sua natura misteriosa e controintuitiva, è diventata un terreno fertile per la proiezione di aspettative metafisiche. L’atto dell’osservazione provoca il collasso della funzione d’onda, la qual cosa induce Faggin a dire che la coscienza precede la materia, allineandosi così con le filosofie idealiste o orientali che pongono la mente al centro della creazione.
Al posto del nesso reale tra materia e coscienza, Faggin, che medita sotto risonanza magnetica, escogita dunque un “nuovo” legame misterioso, avvolgendo la fisica quantistica di un’aura divina. È stato trovato il passepartout “scientifico” che dovrebbe risolvere la crisi della trascendenza codificata dalle religioni tradizionali (ma del quale si avvalgono anch’esse). Ed infatti, sostiene che “La coscienza è un fenomeno puramente quantistico e questo prova che non può cessare di esistere con la morte del corpo, perché esiste in una realtà molto più vasta di quella della fisica classica”.
Non manca molto che arriveranno a dire che il conflitto tra scienza e metafisica (che chiameranno con un termine appropriato) è un mito. Non vale la pena di perderci altro tempo con le stravaganti idee di questi anziani angosciati dall’approssimarsi della loro data di scadenza, visto che ha anche cessato, per il momento, di piovere e grandinare.
Anziani angosciati: esatto, esatto. Ma anche tentati dall'idea di farla franca, dopo una vita nel peccato, e procurarsi il paradiso tramite furba negoziazione con l'Essere Supremo.
RispondiEliminaquando el corpo se frusta, l'anima se giusta
EliminaSono stato all'ultima edizione di https://macrolibrarsifest.it/ a Cesena che è un po' il festival dei venditori di fuffa. Ad occhio direi che il 90% lo sono in buona fede.
RispondiEliminaIn uno stand di libri c'era un elenco dei pensatori benefattori dell'umanità e oltre a figure come Steiner, Tesla figurava anche come ultimo arrivato Faggin.
Figurati se si lasciano sfuggire un sacrestano del genere
EliminaVanti col Cristo! Che ea procesion se ingruma. Faggin rischia di essere ricordato come l’inventore della microprocessione…
RispondiEliminaPer me più elegante vedere direttamente la Madonna, ma capisco che sebbene la coscienza sia sempre quella, i tempi son cambiati, e come diceva Darwin, ci si adatta
Inventore della microprocessione non è male
EliminaQuello che impressiona nel racconto autobiografico di Faggin, sulla visione extrasensoriale che nel 1990 cambiò la sua vita, è la "location". Certe rivelazioni richiedono una ambientazione adeguata. L'essenza della realtà gli apparve di notte sulle sponde del Lago Tahoe nella Sierra Nevada. Difficile immaginare un'esperienza trascendentale a mezzogiorno sul Lago della Vacca in Valcamonica.
RispondiElimina😂
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