giovedì 11 giugno 2026

Quando c'era Andrade

La prima Coppa del Mondo di calcio si giocò nel 1930. Il paese ospitante era l’Uruguay, all’epoca uno dei paesi socialmente più progressisti al mondo, e tutte le 42 federazioni affiliate alla FIFA furono invitate (non gli inglesi e gli italiani). L’Uruguay trionfò sul campo (batterono in finale l’Argentina), guidato dal suo fuoriclasse José Leandro Andrade (da non confondere con Oswald de Andrade, evocato anche da De André in una sua canzone), discendente di schiavi africani, considerato il primo idolo calcistico internazionale.

Già il secondo Mondiale mise in discussione l’ideale di “comprensione internazionale”: la FIFA assegnò il torneo all’Italia di Mussolini, nonostante fosse disponibile un’alternativa non fascista in Svezia. Sia l’Italia che la Germania usarono il Mondiale come piattaforma di propaganda: saluto romano e saluto hitleriano prima delle partite, ovviamente effigi fasciste sulle maglie, la delegazione tedesca con una bandiera con la svastica alla cerimonia di premiazione – il tutto con il tacito consenso della federazione calcistica mondiale.

Poiché la FIFA aveva concesso alla nazione ospitante il controllo del comitato organizzatore, gli arbitri favoriti dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio venivano assegnati in esclusiva alle partite della nazionale azzurra, con conseguenze di vasta portata. I cronisti concordano in larga misura: l’Italia vinse il suo primo titolo mondiale solo grazie al trattamento di favore degli arbitri.

Dopo la vittoria per 1-0 degli azzurri contro la Spagna nei quarti di finale, l’arbitro svizzero René Mercet fu squalificato a vita dalla Federazione Svizzera di Calcio, tanto fu giudicata parziale la sua direzione di gara. Per il regime di Mussolini, questo era irrilevante, ciò che contava era il trionfo dell’Italia fascista.

I Mondiali del 1934 introdussero anche uno squilibrio strutturale: la sovra-rappresentazione europea. L’Europa occupò la maggior parte dei 16 posti disponibili, mentre le squadre provenienti da Africa e Asia furono sistematicamente svantaggiate (partecipò solo l’Egitto). Solo nel 1970 entrambi i continenti riuscirono ad assicurarsi stabilmente un posto fisso nel torneo, a testimonianza di quanto esclusivi siano rimasti i Campionati del Mondo per decenni.

La strumentalizzazione politica continuò nel 1938: in Francia, sotto il governo del Fronte Popolare, anche i Mondiali di calcio divennero palcoscenico di spettacoli fascisti. Dopo l’annessione dell’Austria, la Federazione calcistica tedesca (DFB) unì le due nazionali in una selezione della Grande Germania. Indossando svastiche sulle maglie e facendo il saluto nazista prima del fischio d’inizio, la squadra della DFB fu eliminata al primo turno dopo una sconfitta per 2-4 contro la Svizzera. Hitler non era un appassionato di calcio.

L’Italia, invece, difese con successo il titolo, anche se Giuseppe Meazza salutò il presidente francese Albert Lebrun con il braccio teso durante la premiazione. La guerra sarebbe scoppiata un anno dopo e avrebbe anche interrotto la storia dei Mondiali per dodici anni.

Il torneo tornò nel 1950: in Brasile. L’Uruguay conquistò il suo secondo titolo con una vittoria per 2-1 contro la nazione ospitante nel celebre Maracanão. Quattro anni dopo, le squadre tedesche furono ammesse nuovamente alle qualificazioni per la prima volta: la Germania Ovest e la Saarland (rappresentativa calcistica nazionale della Saar, all’epoca protettorato francese), membro indipendente della FIFA. La squadra della Germania Ovest raggiunse la fase finale in Svizzera e causò una sorpresa: in finale, sconfisse la favoritissima Ungheria per 3-2 e divenne campione del mondo per la prima volta.

Nel contesto politico della Guerra Fredda, la finale fu particolarmente carica di tensione. Sul campo, Est e Ovest si fronteggiarono: l’Ungheria comunista, e la Germania Ovest, baluardo dell’Occidente capitalista. Nei decenni successivi, sia i conflitti tra i due blocchi politici, sia le tensioni tra un Nord coloniale e un Sud globale avrebbero plasmato la storia della Coppa del Mondo.

Nessun commento:

Posta un commento