mercoledì 10 giugno 2026

Patacche

 

Posto che sulle piccole bagatelle internazionali ognuno dice la sua, non resta che occuparci di quelle sulle quali la stampa libera e democratica non ha modo di intrattenerci per un semplice motivo: anche i giornalisti tengono famiglia.

Spesso anche più di una famiglia contemporaneamente, così come accadeva, ma non solo a lui, alla buonanima di Eugenio Scalfari. La bigamia è nulla di che, sia chiaro. C’è di peggio, per esempio un giornalista e vicedirettore di un telegiornale che, con la sua amante, un’insegnante di lettere, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minori e pornografia minorile. Magari poi si scopre che non c’era nulla di penalmente rilevante, oppure che i colpevoli erano altri. Ormai siamo avvezzi a qualunque scenario giudiziario. In caso contrario, ossia di condanna, potrebbero concedere ai due amanti, a richiesta, anche la grazia presidenziale. Più difficile, molto più difficile e imbarazzante, revocare la concessione di una grazia, oppure la revoca del conferimento di una onorificenza.

Per esempio, a Zelensky è stata conferito l’Ordine al Merito della repubblica italiana. Lo stesso Zelensky, motu proprio, ha conferito la decorazione dell’Ordine al Merito della repubblica ucraina a diverse personalità italiane: esponenti del governo e dell’informazione per il loro impegno a sostegno del popolo ucraino. Per esempio all’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari. Ma anche l’Ordine della Principessa Olga: assegnato all’inviata di guerra del Tg1 Stefania Battistini. E a Bruno Vespa niente? Ma certo, anche al principe del giornalismo italiano è stata conferita una patacca dorata, quella dell’Ordine del Principe Yaroslav.

Anche la Polonia ha conferito un’onorificenza a Zelensky. La più alta onorificenza polacca: l’Ordine dell’Aquila Bianca. Eh sì, sopra il 45° parallelo le aquile sono sempre piaciute. La Germania guglielmina, per esempio, ne era dotata di ogni colore. In seguito, il Reichsadler raffigurava un’aquila ad ali spiegate che ghermiva tra gli artigli una svastica all’interno di una corona di alloro. Ma questo era solo un simbolo generico. Il titolo della decorazione era un altro: Verdienstorden vom Deutschen Adler. La sola pronuncia è una dichiarazione di guerra. La Polonia, nondimeno, effigia un’aquila bianca nella propria bandiera di Stato.

E però attualmente in Polonia il dibattito pubblico è molto acceso proprio a riguardo della revoca dell’onorificenza a suo tempo conferita a presidente ucraino. Lunedì, l’organo responsabile del conferimento e della revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca si è riunito e ha discusso la questione per otto ore. Non è stata annunciata alcuna decisione; è stata formulata una raccomandazione che il presidente polacco Karol Nawrocki pubblicherà ... a tempo debito.

Nawrocki aveva presentato una mozione per revocare l’onorificenza conferita a Zelensky dopo che quest’ultimo aveva intitolato un’unità delle forze speciali militari del paese agli “eroi dell’UPA”, il braccio armato dei fascisti ucraini. Questa forza è nota in Polonia per aver massacrato almeno 100.000 polacchi nell’attuale Ucraina occidentale tra il 1943 e il 1944.

Zelensky, non può essere accusato di simpatie naziste. Del resto, lui è ebreo. Resta il fatto che 100.000 polacchi uccisi è un bel numero, pare abbia commentato Netanyahu. E però anche il premier israeliano, in quanto ebreo, non può essere accusato di avere simpatie naziste. Sionista sicuramente, ma non con la svastica. Preferisce la stella.

Questa sintonia tra i crimini nazisti e quelli di Netanyahu, così come la glorificazione degli “eroi dell’UPA” da parte di Zelensky, potremmo rubricarle alla voce “eterogenesi dei fini”, nel senso che le intenzioni sono diverse da quelle dei nazisti, ma il risultato pratico è lo stesso.

Nessun commento:

Posta un commento