domenica 28 giugno 2026

I nazi vinceranno

 

Oggi compie 100 anni.

L’amministratore delegato di Volkswagen, Oliver Blume, prevede di tagliare 100.000 posti di lavoro di qui al 2030 e chiudere quattro stabilimenti (Zwickau, Hannover ed Emden, oltre allo stabilimento Audi di Neckarsulm). Circa il 15% dei posti di lavoro totali dell’azienda a livello globale. La produzione del gruppo ristagna a nove milioni di veicoli l’anno. Il marchio VW, secondo Manager Magazin, verrà scorporato per ridurre l’influenza del sindacato e del consiglio di fabbrica. Il “consiglio di sorveglianza”, secondo Reuters, è già stato informato.

I titoli della stampa non debbono trarre in inganno: la cifra di 100.000 non è menzionata esplicitamente in nessun documento del consiglio di amministrazione. VW aveva già tagliato 50.000 posti di lavoro in diversi anni. Da allora 28.000 lavoratori hanno accettato pacchetti di buonuscita. Oliver Blume ora intende intensificare i tagli al personale con ulteriori 50.000 licenziamenti. Che comunque non sono poca cosa. La notizia però ne contiene anche un’altra.

La struttura del gruppo è soggetta alla Legge VW, che concede allo stato della Bassa Sassonia una minoranza di blocco. L’obiettivo è quello di sottrarre il marchio alla Legge VW e quindi ridurre drasticamente l’influenza dei dipendenti Volkswagen. In tal modo, il presidente del consiglio di sorveglianza del marchio scorporato, insieme ai rappresentanti degli azionisti, avrebbe la facoltà di scavalcare i rappresentanti dei dipendenti. Manager Magazin cita fonti interne che hanno fornito informazioni su una riunione del consiglio di amministrazione tenutasi mercoledì scorso.

Il presidente del Consiglio della CDU della Sassonia, Michael Kretschmer, ha dichiarato che la chiusura della fabbrica a Zwickau “non deve essere permessa”. Di rincalzo, il presidente del Consiglio della SPD, Olaf Lies, ha minacciato indirettamente di usare la sua minoranza di blocco nel consiglio di sorveglianza. La portavoce della Die Linke per le politiche automobilistiche al Bundestag, Agnes Conrad, ritiene che lo Stato della Bassa Sassonia abbia la responsabilità di non “rimanere in silenzio di fronte a questo attacco contro i lavoratori e gli stabilimenti”.

Buffonate. Questa notizia ci racconta soprattutto una cosa: a comandare è il grande capitale, la politica esegue, al massimo proponendo rimedi omeopatici. Quanto alle organizzazioni sindacali, al momento non vi è motivo di credere che porteranno masse di persone in piazza per settimane intere il prossimo autunno. Del resto, anche a riguardo della riforma pensionistica, il presidente della Federazione delle industrie tedesche ha espresso soddisfazione per la proposta di riforma e il tono dei principali quotidiani è, manco a dirlo, eccezionalmente favorevole.

Governo e sindacati tedeschi

I meccanismi del capitalismo e le dinamiche sociali tendono a riproporsi ovunque. In Germania i nazi vinceranno a man bassa le prossime elezioni e ancor di più quelle successive.

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