martedì 16 giugno 2026

Fortezza America: una superpotenza che riorganizza il proprio dominio

 

L’interpretazione occidentale della guerra scatenata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran è piuttosto univoca: Washington ha perso il controllo, è stata trascinata da Israele in un conflitto che non voleva e ora sta pagando il prezzo di decenni di politica mediorientale. Questa interpretazione è troppo semplicistica, confonde la strategia con la perdita di egemonia.

La guerra contro l’Iran è solo un aspetto della strategia statunitense. Serve simultaneamente a diversi interessi egemonici globali: impedire un mondo multipolare e controllare le rotte di approvvigionamento rendendo vulnerabili i concorrenti e regolamentando l’accesso alle risorse energetiche, anche dei propri alleati (anzi, costringendo questi ultimi a una nuova divisione imperiale del lavoro e della tecnologia). Nel contempo, fornire all’esercito statunitense l’ambiente per l’apprendimento necessario al cambio di paradigma dalla guerra, da quella di piattaforma a quella “mobile” (*).

Il concetto analitico chiave è quello di “fortezza”. Fortezza America: un’area centrale sicura, protetta da una rivisitazione più stringente della Dottrina Monroe (vedi Venezuela e ora Cuba) e difesa dal sistema missilistico Golden Dome e dall’autosufficienza energetica nordamericana.

Oltre quest’area, si trovano gli avamposti periferici: Europa, Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Israele quale caposaldo in Medio Oriente. La guerra con l’Iran è il perno operativo di questa transizione.

Questa mentalità da fortezza non rappresenta una ritirata dalla politica mondiale, bensì una sua riorganizzazione come superpotenza egemonica globale di un ordine futuro. È sufficiente, come già rilevai tempo addietro, prendersi la briga di leggere diligentemente i documenti strategici dell’amministrazione Trump.

La Strategia di Sicurezza Nazionale (NSS), pubblicato nel novembre 2025 (nel blog ho già richiamato esplicitamente e in dettaglio), indica come obiettivi il “dominio economico e la duratura superiorità militare”. È ancora più istruttiva la lettura della Strategia di Difesa Nazionale (NDS) del gennaio 2026, che descrive la Cina come “lo Stato più potente rispetto agli Stati Uniti dal XIX secolo” (**).

Come ho rilevato in più occasioni, l’espansione verso est della NATO e la conseguente guerra in Ucraina, provocata dagli Stati Uniti, non erano dirette principalmente contro la Russia, ma contro l’asse energetico tedesco-russo e più in generale contro la UE. Infatti, si tratta del programma di disarmo economico per l’Europa avviato da Washington, anche a colpi di dazi. La guerra in Ucraina è stata il primo colpo. La Guerra del Golfo è il secondo (***).

Washington definisce la direzione strategica, ma lascia che siano le difese estere a sopportarne il peso maggiore. L’Europa viene spinta ad armarsi con il pretesto dell’autodifesa, a sopportare i rischi ed essere al contempo economicamente disciplinata.

L’obiettivo NATO di destinare il 5% del prodotto interno lordo alla spesa per la difesa entro il 2035 è stato adottato sotto la forte pressione degli Stati Uniti. L’Europa deve essere sostanzialmente indebolita come concorrente indipendente per le risorse, la capacità industriale, i diritti di emissione, eccetera.

Si tratta di una “grande strategia primatista”, laddove ovviamente la multipolarità è lo scenario da scongiurare a ogni costo. Il nuovo ordine imperiale, perseguito da Washington sin dall’insediamento della seconda amministrazione Trump, ha un nome che ha origine all’interno dello stesso Pentagono: “Grande Nord America”: un perimetro di sicurezza statunitense che incorpora Stati e territori sovrani dalla Groenlandia all’Ecuador nella zona cuscinetto strategica di Washington. Non si tratta di una zona di partenariato, bensì di un cortile fortificato: le vie di accesso, i fianchi e le linee di rifornimento verso il cuore del continente devono rimanere sotto il controllo degli Stati Uniti.

Nessuna presenza militare nemica, nessun accesso ostile alle infrastrutture strategiche, nessuna interruzione delle catene di approvvigionamento critiche nell’entroterra continentale. L’area centrale americana deve essere consolidata verso l’esterno. Basta leggere il citato documento NDS la cui formula operativa è: “Ripristinare il dominio militare americano nell’emisfero occidentale” (****).

Il Canada è economicamente dipendente e ricattato dagli Usa attraverso dazi doganali, dipendenza dal mercato e interdipendenza energetica. Washington tratta il Messico come una zona di sicurezza con diritto di intervento: l’ambasciatore statunitense ha risposto alla domanda su un’eventuale azione militare unilaterale in territorio messicano affermando: “Tutte le carte sono sul tavolo”.

La Groenlandia rappresenta il caso estremo, a livello territoriale, di questa logica di consolidamento. Com’è noto, l’interesse degli Stati Uniti ad acquisirla è una fissazione imperialista che risale al XIX secolo. La Groenlandia, in un modo o nell’altro, diamola di fatto per acquisita da Washington.

Gli Stati Uniti si stanno preparando a un mondo in cui le risorse, l’accesso all’energia e la capacità industriale saranno oggetto di una contesa sempre più aspra. Anche la migrazione, come s’è visto nella cronaca recente, non viene trattata di là dell’Atlantico come una questione sociale, ma come un problema di sicurezza. Per quanto riguarda segnatamente l’Italia quale penisola mediterranea, il partner politico ideale di Washington in questo frangente, più che Meloni, è oggettivamente un tipo affidabile e ideologicamente conforme come Vannacci  (*****).

(*) Il XX secolo è stato dominato dalla guerra di piattaforma: aerei da combattimento, navi da guerra, carri armati, veicoli costosi per armi in grado di infliggere danni ingenti all’avversario. L’Iran è stata la prima potenza militare a minare sistematicamente questa logica: droni Shahed, missili balistici, missili da crociera prodotti in serie, resistenti alle perdite e progettati per esaurirsi (vds. mio post specifico del 31 marzo: Armi e logica economica nella guerra attuale).

(**) By any measure, China is already the second most powerful country in the world— behind only the United States—and the most powerful state relative to us since the 19th century .
As early as the 19th century, our predecessors recognized that the United States must take a more powerful, leading role in hemispheric affairs in order to safeguard our nation’s own economic and national security. It was this insight that gave rise to the Monroe Doctrine and subsequent Roosevelt Corollary. But the wisdom of this approach was lost, as we took our dominant position for granted even as it started to slip away. As a result, we have seen adversaries’ influence grow from Greenland in the Arctic to the Gulf of America, the Panama Canal, and locations farther south. This not only threatens U.S. access to key terrain throughout the hemisphere; it also leaves the Americas less stable and secure, undermining both U.S. interests and those of our regional partners (p. 9).

(***) Prima del 2022, la Germania importava il 52% del suo gas naturale dalla Russia; il petrolio greggio e il gas naturale rappresentavano il 59% di tutte le importazioni tedesche dalla Russia (e ciò senza l’entrata in funzione del Nord Stream 2). Dopo il 2022, questa dipendenza si è invertita: nel 2025, il 96% delle importazioni tedesche di gas naturale liquefatto (GNL) proveniva dagli Stati Uniti, un monopolio di fatto, più costoso, più volatile e più dipendente politicamente di quanto non lo fosse mai stato il gasdotto russo. Nel febbraio 2026, la Germania ha negoziato contratti a lungo termine con Qatar, Abu Dhabi e Arabia Saudita. Questi accordi con i Paesi del Golfo rappresentavano un tentativo di limitare la nuova dipendenza dagli Stati Uniti: più fornitori, più margine di negoziazione, meno monopolio statunitense sul GNL. Il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Non si tratta di “complottismo”, ma di unire i famosi “puntini”.

(****) [...] the Department of War will restore American military dominance in the Western Hemisphere (p. 17).

(*****) U.S. partners throughout the Western Hemisphere can do far more to help combat illegal migration as well as to degrade narco-terrorists and prevent U.S. adversaries from controlling or otherwise exercising undue influence over key terrain, especially Greenland, the Gulf of America, and the Panama Canal. The Department will work with nations across the hemisphere to advance these objectives, incentivizing and enabling them to step up accordingly (p. 19).

1 commento:

  1. Sempre un piacere venire ad abbeverarsi da questo blog.

    Alessandro Iervolino

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