sabato 11 aprile 2026

Sovranità e sicurezza non sono gratuite

 

Le crisi come opportunità di profitto non sono una novità. Tra qualche mese, o forse anche prima, si potrebbero vedere le autocisterne di carburante scortate dalla polizia, se non si giungerà a un accordo sulla nota questioncella dello Stretto di Hormuz. Perché una cosa è ormai chiara, la guerra la sta vincendo l’Iran e la stanno perdendo tutti gli altri.

Tranne i sionisti, che questa guerra l’hanno voluta più di Trump stesso. Si tende a fraintendere completamente gli obiettivi ideologici e geopolitici del governo Netanyahu, del fanatico movimento dei coloni che esso rappresenta e, più in generale, del sionismo. Non vogliono la pace con chicchessia, bensì territorio, risorse idriche e controllo su tutto il resto.

Sebbene sia l’Iran che il Pakistan, in veste di mediatore, dichiarino che il Libano è parte dell’accordo di cessate il fuoco, Netanyahu ha sottoposto il Paese vicino ai più pesanti attacchi dall’inizio della guerra. Il motivo non è semplicemente quello che vuole sbarazzarsi di Hezbollah.

Ad opporsi all’annessine del Libano, al momento fino alla linea del Litani, è Hezbollah, ossia l’Iran. Tutto ciò è di una evidenza perfino scandalosa, e tuttavia molti sembrano ancora nutrire pericolose illusioni sulle intenzioni israeliane. Lo scrivo da tempo, i sionisti hanno in mente molto di più della loro semplice “sicurezza”. Non è nemmeno un sospetto ma una certezza che sapessero in anticipo dell’attacco del 7 ottobre 2023.

Per decenni, l’esercito libanese ha dimostrato di poter opporre ben poca resistenza all’occupazione israeliana e ai tentativi di annessione. A frapporsi c’era dapprima l’OLP e ora Hezbollah. Non è casuale che il governo iraniano rischi una nuova ondata di guerra contro il proprio paese insistendo su negoziati con gli Stati Uniti solo a condizione che il Libano sia incluso nell’attuale cessate il fuoco, come originariamente concordato. È in Libano che si gioca la partita, per opposti interessi; lo Stretto di Hormuz è solo uno strumento di guerra, di ricatto.

In una situazione in cui gli Stati Uniti sono indeboliti per non aver raggiunto i propri obiettivi di guerra in Iran, il governo libanese dovrebbe porre delle condizioni: un cessate il fuoco immediato, il ritiro di tutte le truppe israeliane dal Libano e la garanzia che Israele non attaccherà nuovamente il Libano.

Sovranità e sicurezza non sono gratuite. Richiedono fermezza, che l’Iran ha dimostrato nelle ultime settimane e continua a dimostrare. Il governo libanese, guidato dal presidente Joseph Aoun e dal primo ministro Salam, preferiscono sottomettersi ai diktat israelo-americani, a spese del popolo libanese.

2 commenti:

  1. Salve Olympe
    Su Facebook ho letto questo scritto, che ne pensa?

    CHI SOFFRE E CHI GODE - L'America ha tutto
    l'interesse che il prezzo del petrolio continui a salire.
    Il primo produttore di petrolio al mondo sono gli USA,
    e con oltre 13 milioni di barili estratti ogni singolo
    giorno hanno appena battuto ogni record storico.

    I produttori americani, quando il petrolio supera i 100
    dollari al barile per colpa della guerra, incassano
    cifre enormi. Solamente quest'anno le compagnie
    petrolifere americane stanno per mettersi in tasca
    oltre 60 miliardi di dollari di profitti extra.

    Si chiama petrodollaro e da 50 anni ogni goccia di
    petrolio scambiata nel mondo deve essere pagata in
    dollari americani; per acquistare il petrolio, occorre
    prima comprare dollari. Quindi se il prezzo del
    petrolio aumenta del 30 per cento la domanda
    globale dei dollari esplode! Quindi tutti hanno un
    disperato bisogno di dollari per pagare l'energia e il
    valore del dollaro si rafforza contro l'euro e contro
    qualsiasi altra valuta.

    Ogni volta che un leader mondiale ha provato a
    vendere petrolio in un'altra valuta è finita sempre
    malissimo:

    Saddam Hussein voleva utilizzare gli euro ed è stato
    invaso

    Gheddafi voleva usare il dinaro d'oro ed è stato fatto
    fuori

    oggi l'Iran prova a far pagare in yen cinesi e guardate
    cosa sta succedendo nel Golfo Persico.

    La guerra è sempre per difendere il dollaro. E mentre
    l'Europa e l'Italia vengono schiacciate dall’inflazione
    e dalle bollette che prosciugano il conto in banca,
    dall'altra parte dell'oceano stanno stappando
    bottiglie da mille dollari festeggiando profitti record.

    F. G

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    Risposte
    1. Troppo unilaterale nell'individuare le cause delle guerre

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