In base alle decisioni del vertice NATO dell’Aia (giugno 2025), i paesi membri, inclusa l’Italia, si sono impegnati a un sostanziale aumento delle spese militari, con l’obiettivo di raggiungere il 5% del PIL entro il 2035. Il tempo corre veloce.
Questa strada ci viene presentata come l’unica opzione, plasmando l’immagine di una Russia che non esiste, ossia di una Russia che attaccherà la NATO tra qualche anno. Ma questa minaccia è essenzialmente una fantasia. Persino i rapporti dell’intelligence statunitense affermano che la Russia non ha né i mezzi né l'interesse per attaccare la NATO.
Come l’esercito russo, già in difficoltà in Ucraina, possa improvvisamente trovarsi di stanza a Riga, Varsavia, Berlino o Parigi è al di là di ogni comprensione razionale. Ma questa minaccia viene invocata per giustificare il rafforzamento del complesso militare-industriale in una crisi strutturale del capitalismo e, al contempo, per smantellare ulteriormente lo stato sociale.
Più in generale, la motivazione di fondo è un’altra: l’Occidente, che ha dominato il sistema capitalistico mondiale per secoli, sta perdendo la sua egemonia. Pertanto, non solo gli Stati Uniti ma anche l’Europa stanno ora tentando, attraverso il riarmo, di perpetuare ciò che è stato il nucleo dell’ordine coloniale e neocoloniale per secoli, elo fanno attraverso la militarizzazione, perché la carta militare è l’unica rimasta all’Occidente.
Due conti: il bilancio di previsione dello Stato per il 2025 conta spese finali per circa 915,7 miliardi di euro, a fronte di entrate finali stimate in 728,8 miliardi, con un saldo netto da finanziare (deficit) di circa 186,9 miliardi di euro. In altri termini, per quanto riguarda i conti pubblici, siamo un paese fallito senza rimedio.
Il valore nominale del Pil per il 2025 è previsto in circa 2.258-2.543 miliardi di euro. Prendiamo per buona una cifra media, ossia 2.350 miliardi. L’anno scorso sono stati destinati alla spesa militare 45,3 miliardi di euro, pari al 4,9 per cento della spesa pubblica. Sulla base dei valori 2025, spendere il 5% del Pil nel settore militare equivarrebbe a una spesa attorno a 117 miliardi annui, ovvero quasi il 13% della spesa pubblica per la sola Difesa. In soldoni e rispetto alla spesa pubblica, la spesa militare quasi triplicherebbe.
Promemoria: ricordiamoci tra qualche tempo questo titolo qui sotto preso dal sito del PD.

Il PD se servirà farà anche con la Meloni il governo.
RispondiEliminaForse con la Meloni no, ma con forza Italia sì
EliminaL'invenzione del NEMICO funziona sempre:
RispondiEliminahttps://www.officinadeisaperi.it/materiali/nato-londra-gia-con-major-e-blair-ingannava-mosca-sullallargamento-da-il-fatto/