giovedì 9 aprile 2026

Sono la stessa cosa

 

Trump ha concesso alla civiltà iraniana altre due settimane di vita. Letti i 10 punti iraniani sui quali verte la trattativa con il vicepresidente Usa e i miliardari statunitensi al suo seguito, è probabile che le due settimane si accorcino. Nel frattempo Trump, più preoccupato di arredare la sala da ballo della Casa Bianca che delle numerose vittime della guerra, può rifornirsi di armi e inviare nuove truppe nella regione mediorientale poiché non ha vie d’uscita se non riprendere la guerra. Ma non è lui a decidere, come dirò tra poco.

Del resto, in questo momento, Trump ha semplicemente bisogno di salvare la faccia a tutti i costi. Il mondo intero capisce che ha subito una sconfitta. Un attacco fallito è sempre una sconfitta. È anche per questo che sta ritirando fuori la questione della Groenlandia e qualcuno gli ha suggerito di tener d’occhio anche le isole Langerhans.

Gli unici a trarre reale vantaggio da questa situazione sono i sionisti, i quali pensano di sloggiare Hezbollah radendolo al suolo il Libano. Per comprendere la strategia di Netanyahu e della sua cricca è sufficiente leggere la Torah, che altro non è che il Mein Kampf dei sionisti (non è una battuta).

La verità è semplice: nessuno sa ancora, nemmeno Trump stesso, come si concluderanno i prossimi negoziati e in che misura riuscirà a costringere Israele a rispettare gli eventuali accordi raggiunti con l’Iran. È impossibile separare Stati Uniti e Israele, perché a comandare è il potere occulto. Un potere profondo che ha messo Trump nella posizione che occupa attualmente.

Israele fa parte del potere occulto negli Stati Uniti. E questo potere occulto mette comunque i propri interessi, che in realtà non separa da quelli di Israele, al primo posto. L’idea che Israele influenzi questo potere occulto attraverso una lobby ebraica è elementare. Per il potere occulto, Israele appartiene semplicemente a loro. Sono la stessa cosa.

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