domenica 26 aprile 2026

Finiremo tutti a fondo


Con la fine dell’Urss, le Forze armate statunitensi in Europa si sono trasformate da una forza a protezione dell’Europa a una “risorsa mobile” al servizio della strategia globale degli Stati Uniti (senza che ciò, tuttavia, abbia fin qui mutato il normale funzionamento dei meccanismi di comunicazione militare). Anche i legami basati su “valori condivisi” e impegni a lungo termine si sono allentati, tanto che, soprattutto con il secondo mandato di Trump, si è passati a una relazione transazionale incentrata sul calcolo degli interessi (prevalentemente statunitensi).

Mentre ciò accadeva, l’Europa non ha però elaborato un proprio piano strategico di difesa comune, ponendosi in una situazione di crescente incertezza, nonostante essa, nel suo complesso, non sia priva di mezzi e capacità di autodifesa. Complessivamente l’UE possiede un bilancio della difesa sufficiente e anzi in forte incremento, un complesso militare-industriale esteso e abbastanza sofisticato, una forza militare convenzionale potenzialmente di tutto rispetto. Salvo il fatto, appunto, l’assenza di una forza militare comune con degli stati maggiori unificati, quindi di organismi sovrannazionali di coordinamento per quanto riguarda le dotazioni (salvo gli standard NATO), l’industria bellica e gli approvvigionamenti (salvo dei consorzi industriali per l’aereonautica, l’aerospazio e poco altro).

Il fatto è che, Trump o non Trump, allentamento o non allentamento dell’alleanza atlantica, nessun Paese europeo ha intenzione di uscire dalla NATO o di farsi cacciare da essa. E anche le minacce di Trump alla Spagna sono solo un bluff. Il fatto che l’amministrazione Trump stia valutando misure punitive contro quegli alleati dell’alleanza militare che non appoggiano apertamente la guerra illegale condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, non significa in alcun modo lo scioglimento della NATO o anche solo l’espulsione di un qualsiasi Paese dall’alleanza. Un conto è la propaganda, a uso interno e internazionale, ma altri sono i fatti.

Il primo fatto riguarda il governo spagnolo, che pare non conceda libero accesso alle basi militari e non permetta il sorvolo di aerei militari statunitensi. Ciò sarebbe considerato un affronto, e ha portato a discussioni sull’espulsione della Spagna dalla NATO. E invece gli aerei statunitensi continuano a utilizzare queste basi in Spagna (vedi qui articolo di El Mundo). La stessa cosa vale per l’utilizzo delle basi italiane. Nulla e nessuno potrebbe impedirlo concretamente. 

Sebbene la retorica del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez sia indubbiamente piuttosto tagliente, e il suo “no alla guerra” lo abbia fatto apparire in Spagna come una persona con i “cojones” (coraggiosa), Sánchez sta essenzialmente cercando di coglionare i suoi elettori. Il suo partito ha chiarito mercoledì che non intende prenderlo sul serio. Lo stesso giorno, il Parlamento spagnolo ha votato su un possibile referendum sull’uscita dalla NATO, proposto da Podemos. Il partito di Sánchez ha votato all’unanimità contro, dimostrando ancora una volta la sua affidabilità transatlantica.

I parlamentari dell’alleanza spagnola di Izquierda Unida (IU), si sono astenuti da questa votazione. L’alleanza è guidata dal Partito Comunista. La spiegazione dell’IU dice che sarebbe una perdita di tempo un referendum e che è necessario un ritiro immediato dalla NATO. E però proprio la settimana scorsa si è svolta una marcia di protesta contro la base militare statunitense di Morón, vicino a Siviglia. I parlamentari dell’IU non vi hanno partecipato.

Insomma, la Nato fa comodo a tutti, perché prima ancora di essere o dichiararsi europeisti, i governi della UE e della NATO sono nazionalisti. Ognuno bada per sé e la NATO fa comodo a tutti, spagnoli e francesi compresi.

Ciò che Trump, Sanchez e altri ci raccontano è solo un grande abbaglio. Niente panico: finiremo tutti a fondo assieme. 

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