domenica 28 maggio 2017

Che cosa c'entrano i i wahhabiti con l'Arabia Saudita?



I media operano sostanzialmente su due piani: quello della formazione della notizia e quello dell’identificazione ideologica del lettore-fruitore del messaggio. Ed è proprio l'ansia di stare su questi due piani che produce materiale mediocre, nei libri e nei giornali, nelle tv e in rete, ovunque. Non resta che il passato.

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Se ci chiedessero quanto è vasta l’Arabia Saudita, ce la possiamo cavare rispondendo che è molto grande. Di più oppure di meno della Germania? La risposta più furba è: più grande! Sì, ma quanto più vasta della Germania? E qui sorgerebbe un dubbio che non farebbe dormire la notte prima degli esami. Ebbene, l’Arabia Saudita è più vasta di Germania, Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, Austria, Italia, Spagna e Portogallo messi insieme. Vale a dire che il suo territorio (2.149.690 km²) corrisponde  grossomodo a quasi tutta l’Europa occidentale. È il 13° Stato per superficie, la Germania solo il 63°. Conta 32mln di abitanti, che non è poco per quelle lande. Soprattutto rappresenta la più grande riserva di petrolio al mondo.

Un tempo l’attuale Arabia Saudita era costituita dal regno dell’Hegiaz, così come concordato, durante il primo conflitto mondiale, tra al-Husayn ibn Ali (sceriffo della Mecca) e l'Alto Commissario britannico per l’Egitto, Henry McMahon. Il nuovo regno fu riconosciuto a livello internazionale nel 1920, col trattato di Sèvres, e tuttavia a capo dell’Arabia Saudita da molto tempo vi è una dinastia di predatori provenienti dal Neged, i wahhabiti, che con dell’Hegiaz non c’entravano nulla.




Ecco un motivo per il quale lo studio della geografia è importante, non solo per sapere che Napoli è più vicina al Levante di Trieste. La geografia da sola però non basta, deve fondersi con lo studio della storia, e viceversa, altrimenti è come far visita al Colosseo e non trovare di meglio da dire che è grande quanto un campo da baseball.

Se guardiamo la carta del Vicino Oriente notiamo già al primo colpo d’occhio che i confini tra i vari Stati dell’area è come se fossero stati tracciati con il filo sulla polenta. Sono linee dritte, senza alcun riguardo per la realtà e i popoli interessati di quei territori. Immancabilmente ogni volta che ci troviamo di fronte a dei confini così definiti si può star certi che sono opera di politici cinici privi di qualunque scrupolo.

È quanto successe la mattina del 16 dicembre 1915, quando un giovane e promettente politico, sir Mark Sykes, entrò in fretta a Downing street per un incontro. Deputato conservatore, Sykes andava a presentare al primo ministro Asquith e a lord Kitchener, il ministro della Guerra, il suo tour d'orizont: una mappa di ciò che era ancora l’Impero ottomano, sulla quale era stata tracciata, per esempio, una retta da Haifa, a Sud Ovest, a Kirkuk, nel Nord Est.

È la genesi di quello che conosciamo oggi come Medio Oriente: gli Stati mediorientali concepiti sul modello dello Stato-nazione di matrice europea, e come tali imposti dalle potenze coloniali. Lo Stato-nazione con le sue guerre, i suoi nazionalismi irrisolti che hanno prodotto società civili irrealizzate, i settarismi chiusi in frontiere evanescenti che avrebbero prodotto solo conflitti. Il più insolubile, ora sopito ora in fiamme, è quello fra israeliani e palestinesi.

Sarà dunque questo il tema del prossimo post. Forse.

2 commenti:

  1. A proposito di "linee dritte", per i confini degli stati africani credo che abbiano chiesto una consulenza ad Euclide.
    AG

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    1. Petrolio, Maledetto Petrolio!

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