giovedì 9 giugno 2011

Passato e presente



Fa un po’ strano sentire persone che non mancano d'acume meravigliarsi, dopo il voto amministrativo, che tutto resti come prima. Le solite baruffe tra comari per gli assessorati ecc.. Potrebbe essere diversamente? No. Nemmeno quando è caduto il fascismo è cambiato molto. I padroni di ieri, in camicia nera, erano gli stessi che poi foraggiavano con i milioni il Cln (Vittorio Cini, divenuto conte di Monselice per i suoi servigi nell’ascesa del fascismo, divenne dopo il conflitto il mecenate veneziano noto in tutto il mondo, ma fu ministro fascista fino al giugno 1943). Il re era lo stesso, la monarchia pure. Solo perché c’erano le truppe alleate, il re alla fine se ne andò e dopo non poche resistenze e tentazioni golpiste. La Cassazione per proclamare il risultato definitivo del referendum si prese ancora più tempo, e solo dopo aver salutato il monarca partente. A Badoglio vennero date tre pensioni e intitolato un paese. A Degasperi, già deputato austriaco durante la prima guerra, e ai suoi amici che avevano sostenuto i primi governi Mussolini, si diede il posto occupato da quest’ultimo. Il Vaticano contava più di prima e a Togliatti fu dato il ministero di grazia e giustizia, in modo che fosse il capo dei comunisti ad amnistiare i fascisti e i fucilatori. La chiamarono prima repubblica, come se poi ce ne fosse stata un’altra.

2 commenti:

  1. Un Paese che non sa (o non vuole) fare le rivoluzioni, insomma.

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