giovedì 31 dicembre 2015

Perché 2016


Post un po’ lungo che ha lo scopo d’ingannare la noia, quasi l’angoscia, di queste ore che chiudono l’anno. È inadatto a passeggeri frettolosi di arrivare al 2016 e a quelli che vogliono scansare il rischio di imparare qualcosa che già sanno. Consigliato invece a chi non considera la propria sorte un difetto del destino e che, non potendo fare la storia, anche per gusti sedentari, preferisce farsela raccontare.

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Uno degli aspetti più ingannevoli della percezione del tempo storico ritengo sia dato dal sistema di datazione del quale noi oggi quasi universalmente ci avvaliamo. Il tempo storico, per quanto riguarda l’evo antico, si presenta ai nostri occhi di anime comuni come un rapido assottigliarsi, una diminuzione che procede con cadenza più secolare che annuale; poi, a cominciare dall’evo volgare, inizia una tortuosa risalita che diventa sempre più aspra quanto più s’avvicina alla nostra contemporaneità, laddove ogni più succedanea banalità è acclamata con iperboli come queste: “il matrimonio, il match, il summit, l’accordo, … del secolo”!

Di queste evanescenze ce ne offre uno scampolo paradossale il protestante La Peyrère, guascone, autore dei Preadamiti (1655), secondo cui nemmeno Adamo fu il primo uomo, poiché la Genesi riguarda solo il popolo ebraico e altri uomini vissero altrove prima di lui, senza essere coinvolti nel peccato originale. Ne prendano nota i testimoni di Geova e pure gli altri battezzati.

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martedì 29 dicembre 2015

L’aria ammorbante


Scrivevo, poco prima del Natale, che siamo sazi e distratti, inconsapevoli di come va il mondo, di come stanno realmente le cose. Salvo poi – dicevo – mostrare sorpresa e disgusto per i traffici, i giochi spietati nei quali chi conosce bene le regole può rovinare senza pericolo i poveri ingenui che credono ancora nell’equità e nella giustizia di questo sistema.

L’altro giorno rilevavo che nella generale confusione e inversione di ogni cosa, dunque nel mondo sovvertito, ciò che accade realmente di essenziale e importante è solitamente mantenuto segreto o capovolto a tal punto da renderlo irriconoscibile. Perciò chissà cosa si nasconde – oltre alla palese malversazione e mistificazione – in quello che accade nelle banche, nell’economia in generale e nella politica.

Non è solo a causa dello smog se viviamo come in una notte dove tutto appare grigio e annebbiato. A contraddistinguere quest’epoca così veloce e duttile è l’apatia, e ciò conduce inevitabilmente a dare al presente significati ch’esso non possiede e in definitiva a non porre in luce i reali motivi del dramma delle nostre società.


lunedì 28 dicembre 2015

Non piove, capitalismo ladro



Gli uomini sono gli esseri più intelligenti del pianeta e però spesso si comportano come se fossero anche i più stupidi dell'universo. Pur conoscendo in anticipo le conseguenze che possono causare le loro azioni o taluni eventi naturali, si comportano con noncuranza. Fino a quando gravi ed urgenti circostanze non impongono di agire se non vogliono soccombere. Ed anche in tal caso spesso affrontano i problemi da un punto di vista dove hanno preminenza gli interessi particolari rispetto a quelli collettivi. Un esempio tra i tanti riguarda il tema dei mutamenti climatici.

Meglio un accordo che nessun accordo, potrebbero dire i saggi, e tuttavia il Protocollo di Kyoto è stato salutato come una svolta drammatica quando è stato approvato nel 1997, ma la maggior parte ora lo considerano un fallimento. Quello di Parigi non sortirà risultati tangibili e decisivi perché si tratta di un accordo che non vincola realmente nessuno, posto che i paesi possono recedere dall’accordo senza conseguenze, come fece il Canada col protocollo di Kyoto.

Ciò che è politicamente possibile non s’accorda con ciò che sarebbe realmente necessario. E anche l’intesa politicamente raggiunta, ossia il contenimento dell’aumento della temperatura entro 1,5 ° C, è semplicemente incompatibile con un’economia non pianificata e gli interessi degli Stati-nazione.

Infatti, si parla molto di cambiamenti climatici ma giammai di agire per cambiare l’anacronistico modo di produzione basato sull’estorsione di lavoro, nonché sulla distruzione e dissipazione di risorse naturali, allo scopo di consentire agli Stati di veder crescere il Pil e a pochi individui di continuare ad accumulare enormi ricchezze. In buona sostanza non abbiamo mai superato l’economia degli antichi greci e romani con la differenza che la nostra epoca non lascerà quasi nulla ai posteri che meriti di essere conservato e ammirato per la sua universale bellezza.  

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domenica 27 dicembre 2015

L'eutanasia di classe e di condizione


La politica borghese, dopo essersi contaminata per qualche tempo con idee progressiste e perfino estremiste, non solo non è riuscita ad elaborare un nuovo grado di cultura politica (figuriamoci), ma è tornata su se stessa, estetizzando una creduta fredda obiettività rivolta ai fatti reali dell’economia e della società. Per dirla in breve, essa per interesse di autoconservazione non solo si riconosce come antirivoluzionaria, ma anche contraria al pur blando riformismo d’impronta socialdemocratica che ha cavalcato per lungo tempo in funzione stabilizzatrice.

Più in generale, nel rifluire a suo tempo dei movimenti di contestazione, la borghesia non si è più sentita minacciata e aggredita da idee che enunciavano la sovversione dell’ordinamento sociale esistente. L’establishment politico che detiene la vera coscienza degli interessi della classe borghese (*), ha potuto ben permettersi ogni più ardita “sperimentazione” sul piano economico, politico e sociale, fino a spingersi a livelli di effettive pratiche terroristiche che includono anche l’annientamento pianificato di parte della popolazione “eccedente”.

Tutto ciò accade in modo meno palese e cruento ma non diversamente da altre epoche e vicende che noi oggi, lontani da esse, tendiamo a stigmatizzare e condanniamo come retaggio di arretratezza e di barbarie.  

venerdì 25 dicembre 2015

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In buona parte del mondo in questi giorni si festeggia il Natale e poi il Capodanno scambiandoci auguri e regali. Questi sentimenti spesso, tra le persone comuni, sono genuini, favoriti da uno “spirito natalizio” creato dalla connessione tra religione e frenetico merchandising. Si calcola, non so con quanta verità, che circa un quinto degli acquisti è effettuato in questo periodo. Ieri mattina, per dire, ho assistito, in un parcheggio e poi in un negozio affollato, a scene di autentica follia da parte di gente altrimenti compassata.

Chiunque visiti un centro commerciale o un aeroporto in questo periodo sente canti natalizi convogliati attraverso gli altoparlanti che esaltano la “pace sulla Terra e agli uomini di buona volontà”. E tuttavia dalla fine della seconda guerra mondiale, settanta anni fa, mai è stata così marcata l'assenza di “pace sulla Terra” e assente la “buona volontà degli uomini”. Aerei da guerra e droni sciamano in Medio Oriente e Nord Africa uccidendo e mutilando indiscriminatamente, in un conflitto che provoca milioni di profughi.