venerdì 9 ottobre 2020

Benvenuti nella nuova realtà

 

Mentre stiamo lottando eroicamente contro le leggi di natura, dal clima a tutto il resto, la Federal Reserve statunitense ha intensificato le sue richieste al Congresso e all’amministrazione Trump di adottare ulteriori misure di stimolo economico, con il presidente Jerome Powell che prevede conseguenze “tragiche” se ciò non accadesse.

Martedì, in un importante discorso a una conferenza, ha avvertito dei rischi per l’economia statunitense, affermando che “un prolungato rallentamento del ritmo di miglioramento nel tempo potrebbe innescare tipiche dinamiche recessive poiché la debolezza si nutre di debolezza”.

La sua preoccupazione principale è che, sebbene abbia usato i suoi poteri finanziari per rilanciare il mercato azionario pompando trilioni di dollari, da soli questi stimoli non sarebbero sufficienti a prevenire lo sviluppo di “dinamiche recessive” che alla fine avranno un impatto su Wall Street e sul sistema finanziario più in generale.

Mercoledì in un’intervista con il canale CNBC, il presidente della Fed di Minneapolis, Neel Kashkari, è entrato nella mischia con più impeto di Powell, avvertendo che ci sarebbero “enormi conseguenze” per l’economia statunitense se non ci fosse un nuovo pacchetto di stimoli.

La scorsa settimana il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha segnalato 840.000 nuove richieste d’indennità contro la disoccupazione, solo un leggero calo rispetto alla settimana precedente, ma ancora ben sopra il record pre-pandemico di 695.000 richieste di disoccupazione settimanali. Gli ultimi numeri non riflettono ancora i massicci licenziamenti delle compagnie aeree dopo la scadenza del 30 settembre dei divieti sui licenziamenti.

Il 1° ottobre, American Airlines ha iniziato a inviare avvisi di licenziamento a 19.000 dipendenti e Delta Airlines ne ha inviati altri 13.000. Alaska, Allegiant, Hawaiian e Spirit hanno annunciato tagli di posti di lavoro, che porteranno il totale a circa 50.000 nel settore del trasporto aereo. Altri licenziamenti includono Disney, che ha tagliato circa 28.000 posti di lavoro, mentre i fallimenti societari si susseguono a un ritmo incalzante e milioni di lavoratori sono con orario e salario ridotto.

L’economia americana non si sta riprendendo, gli indici borsistici sono rimbalzati a causa di trilioni di denaro gratuito che ora sono spariti, e il governo non potrà fornire “stimoli” per sempre.

Anche se il numero di lavoratori che ricevono l’indennità di disoccupazione è sceso a 11 milioni, in calo rispetto ai 12 milioni della settimana precedente, ciò riflette in parte il fatto che i lavoratori stanno esaurendo i loro sussidi, che sono limitati a 26 settimane nella maggior parte degli stati.

La sofferenza economica della popolazione non è mai stata affrontata nei dibattiti presidenziali e dei vicepresidenti, né l’amministrazione Trump, né i Democratici e Repubblicani al Congresso hanno mostrato alcun senso di urgenza nel ripristinare i sussidi di disoccupazione supplementari scaduti alla fine di luglio. Questo è un dato di fatto, il resto sono chiacchiere.

Quanto all’Italia e all’Europa ne riparleremo il prossimo anno. Sempreché il famigerato virus non ci abbia ucciso tutti!

Benvenuti nella nuova realtà, quella vecchia è andata per sempre.


Napoleone e la guerra delle Falkland


Ludovico de Varthema (1470 circa – 1517), è stato un viaggiatore bolognese che ci ha lasciato una straordinaria relazione del suoi viaggio che copre un itinerario tra il Cairo e il Borneo, con un eccezionale ritorno oltre l’Africa, attraverso l’isola di Sant’Elena e le Azzorre. Un percorso assolutamente eccezionale per quell’epoca.

Lasciò l’Europa verso la fine del 1502, raggiunse Alessandria d’Egitto e risalì il Nilo fino al Cairo. Dall’Egitto navigò a Beirut e da lì raggiunse Tripoli, Aleppo e Damasco. Fu il primo occidentale ad introdursi nella città vietata della Mecca. Arrivò in India, nel Borneo e si spinse fino alle Molucche.

Nota e registra i tratti salienti delle culture che incontra, sottolinea le specificità locali negli avvenimenti a cui gli capita di assistere. Parla l’arabo e dunque è in grado di comprendere perfettamente ciò a cui assiste, avvenimenti assolutamente esclusi agli occhi dei rarissimi viaggiatori occidentali.

Il suo resoconto, dettagliato e preciso, fu pubblicato a Roma nel 1510, fu tradotto in molte lingue, ebbe lettori attenti tra gli esploratori e gli antropologi inglesi. Richard Francis Burton, nella descrizione del suo viaggio incognito alla Mecca, dedicò a Varthema le sue annotazioni. Ancor prima i portoghesi utilizzarono la sua relazione per intraprendere le loro navigazioni di conquista.

In Italia fu presto dimenticato (nemo profeta in patria), e del resto l’economia italiana stava avviando verso un rapido declino e l’isolamento dal quadro economico internazionale. Tra le edizioni recenti, segnalo: Itinerario dallo Egypto alla India, a cura di Enrico Musacchio, Alice edizioni, 2015, da cui sono tratte le citazioni e l’immagine che riproduco.



Del passaggio nei pressi dell’isola di Sant’Elena purtroppo ci ha lasciato una scarna descrizione:

«Passammo presso un’altra isola chiamata a Sant’Elena, dove vedemmo due pesci uno dei quali era grande come una casa, di quali ogni volta che sono a galla alzano una cosa come una visiera larga [i fanoni delle balene], credo, tre passi, e la bassa quando vogliono procedere sott’acqua. Fummo tutti spaventati dall’impeto nel loro modo di andare avanti, di modo che scaricando tutta l’artiglieria».

Varthema ci ha lasciato anche una rapida descrizione di un’altra sperduta isola atlantica:

«E poi trovammo un’altra isola, chiamata l’Ascensione, nella quale trovammo certi uccelli grossi come anatre, che si posavano sopra la nave ed erano tanto semplice e innocenti che si lasciavano prendere in mano. E quando erano presi parevano selvaggi che feroci. E prima di essere presi ci guardavano come cose miracolose. E questo era perché non avevano mai visto esseri umani, in quest’isola non c’è altro che pesci e acqua e questi uccelli».

L’Isola di Ascensione, quando vi approdò Varthema, era stata scoperta da pochissimi anni. Rappresenta il punto di maggior vicinanza tra l’Africa e il Sud America, chiaro dunque il suo ruolo strategico nelle comunicazioni, ruolo che conserva nonostante risulti anche oggi quasi inaccessibile via mare. Infatti per arrivarci è necessario prendere un aereo della RAF che due volte la settimana si ferma sull’isola per fare rifornimento prima di ripartire per le Falkland.

Per venire ai fatti più recenti, il suo aeroporto, con una lunga pista asfaltata, fu uno di quelli allestiti per accogliere il ritorno degli Space Shuttle americani. Durante la guerra delle Falkland fu fondamentale per l’andirivieni dei bombardieri Vulcan.

In epoca più remota era stata assegnata una guarnigione agli ordini dell’ammiragliato britannico, perché era la località più vicina alla prigione di Napoleone. Il fatto che Sant’Elena si trovasse a oltre 1000 km di distanza dimostra i livelli di paranoia rispetto a eventuali missioni per liberare imperatore.

L’arcipelago delle Falkland, molto più a sud e a ovest, è sempre stato oggetto di conflitto tra le potenze, nonostante la loro estrema desolazione. Nel 1763, alla fine della guerra dei Sette anni, quando i francesi avevano perso gran gran parte le loro colonie in Nord America, in India e nelle Indie occidentali, cercarono disperatamente un modo per riaffermare globalmente il proprio potere.

Louis Antoine de Bougainville, nel 1764 battezzò le isole con il nome della città da cui provenivano i suoi marinari e carpentieri: Îles Malouines, che più tardi in spagnolo diventò Islas Malvinas. La capitale la chiamò Port Loius, oggi è invece Stanley (in passato Port Stanley, in spagnolo Puerto Argentino). Le sue prime impressioni non furono positive: “Un luogo privo di vita per mancanza di abitanti, un silenzio infinito infranto solo dal grido di un mostro marino, ovunque una strana e malinconica piattezza”.

La Francia non fu l’unico paese ad accampare dei diritti. Essendo sbarcati in altri punti delle isole, in seguito gli inglesi espressero il loro interesse, mentre gli spagnoli reclamarono la proprietà di tutte quante le isole in base al trattato di Tordesillas, quello che nel 1494 aveva ripartito il “nuovo mondo” tra la Spagna e il Portogallo. Con l’espansione dell’industria baleniera nell’Atlantico meridionale, anche gli statunitensi reclamarono i loro diritti. Infine, nel 1820, un nuovo paese, nato dal crollo dell’impero spagnolo, l’Argentina, annunciò formalmente la propria rivendicazione.

giovedì 8 ottobre 2020

L'Antartide e la Venere di Milo

 

Antartide, un pianeta sconosciuto ai più, o quasi. Vasto 46 volte l’Italia, al netto delle barriere di ghiaccio. Per esempio la Barriera di Ross, vasta più della Francia. È un continente inospitale, bagnato da tre oceani, abitato stabilmente solo da uccelli: pinguini, albatros, procellarie, stercorari, gabbiani, sterne, e poi da foche. Quando il Sole cala sotto l’orizzonte, rimane pressoché costante per tutto l’arco di un semestre.

Vi sono i più grandi giacimenti di carbone e ferro con grandi quantità di nichel, manganese e uranio, e anche molto petrolio. Rappresenta la più cospicua riserva d’acqua dolce (92%), ma è un deserto di ghiaccio dove, causa la scarsa umidità, le precipitazioni sono mediamente scarse.

È il continente più freddo, anche se nel 2020 pare si siano toccate nella parte nord le temperature più alte degli ultimi trent’anni; va comunque ricordato che nei decenni Settanta e Ottanta si erano toccate le temperature più basse, il record con meno 89,2 gradi (1983). Negli ultimi decenni del secolo scorso, secondo rilevazioni satellitari, l’estensione dei ghiacci antartici è andata aumentando, fino a raggiungere 1,8 milioni di km2 di estensione in più. Pare che nel periodo 2014-2017 si sia prodotta una diminuzione delle estensioni di ghiaccio del mare.

mercoledì 7 ottobre 2020

Il senso della storia

 

Robert McCormick, chi fu costui? Il proprietario ed editore del quotidiano Chicago Tribune? No, l’omonimo venne dopo ed era americano. Robert McCormick fu un esploratore e naturalista della Royal Navy, medico di bordo e botanico. I medici britannici, a quel tempo, cioè in un’epoca pre-farmaceutica in cui i medicamenti avevano come ingredienti principali le piante, avevano l’obbligo, stante una legge del 1815, di studiare botanica. McCormick però prediligeva la geologia e lo studio della fauna avicola.

Tra i vari viaggi a bordo di navi inglesi, McCormick intraprese quello sulla Beagle, assieme a un giovane naturalista che anni dopo godette di una certa notorietà per aver pubblicato Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Quel giovanotto non stimava McCormick, lo definì in seguito un filosofo alla vecchia maniera e perfino un asino.

Atteggiamenti e rapporti molto diversi ebbe con McCormick un altro suo compagno di viaggio, su una nave diversa dalla Beagle, ossia Joseph Dalton Hooker, che sarebbe diventato uno dei più grandi botanici del XIX secolo, e del quale forse dirò in un prossimo post.

McCormick poteva vantare un curriculum di tutto rispetto e una vasta esperienza in fatto di esplorazioni, soprattutto a latitudini estreme. Uno di questi viaggi l’intraprese nel 1839 a bordo di una nave dell’Ammiragliato, la quale aveva lo scopo di arrivare a sud del mondo, dove nessuna nave era stata prima. I compiti del capitano della nave e del personale scientifico a bordo consisteva nel registrare dettagliatamente le correnti oceaniche, le profondità marine, i venti e le temperature, le attività vulcaniche, le quote delle montagne, le declinazioni magnetiche (*). Altri studi, che occupavano invece McCormick, concernevano discipline come la meteorologia, la geologia, la mineralogia, la fisiologia vegetale e animale e la botanica.

martedì 6 ottobre 2020

Le conclusioni da trarre

 


Luciano Capone e Carlo Stagnaro in un articolo su il Foglio di ieri prendono di mira le posizioni di Beppe Grillo e di papa Bergoglio in tema di “decrescita”:

« “Una crescita esponenziale non può esistere, lo sa anche un bambino...”. Una visione analoga a quella del fondatore del M5s l’ha espressa più volte Papa Francesco, a cui non a caso Grillo dice di ispirarsi».

Grillo se la prende soprattutto con il PIL, che dice essere un parametro appartenente al passato e che comunque non misura il benessere. Bergoglio rileva che quando si dice che “il mondo moderno ha ridotto la povertà, lo si fa misurandola con criteri di altre epoche non paragonabili con la realtà attuale”.

Sono due tesi che fotografano la realtà, anche se a qualcuno dispiace sia la nostra.

Il PIL è un sistema di misurazione ad hoc che non ci dice nulla sui rapporti di produzione che stanno alla base di una data società e di quelli di distribuzione che gli corrispondono. Soprattutto non ci dice nulla sulle disuguaglianze e sui rapporti di sfruttamento. Quest’ultimo punto non è toccato da Grillo, ma glielo suggerisco di buon grado.

Quanto a papa Bergoglio, è un fatto che la povertà si deve misurare con i criteri della nostra epoca. Infatti, soggiungo, non avrebbe senso misurala con i criteri di quando si faceva fatica a raggiungere livelli produzione di mera sussistenza. Ecco perché, senza farla lunga come gli autori dell’articolo, c’entra il prodotto interno lordo.

Gli autori, in risposta e come cardine dell’articolo, scrivono:

«Posto che il sistema capitalistico sia quello che più e meglio di tutti ha prodotto nel mondo crescita economica e riduzione della povertà, è giusto riflettere sulle critiche radicali al concetto stesso di crescita per come la intendiamo. Se cioè la crescita economica sia solo un fenomeno quantitativo, che porta con sé!anche molti mali, oppure se determini maggiore benessere, felicità e sviluppo umano. La risposta ruota attorno al significato delle tre lettere che misurano la crescita economica: pil.»

Il fatto che il sistema capitalistico sia “quello che più e meglio di tutti ha prodotto nel mondo crescita economica e riduzione della povertà”, nella sostanza come si può contestare?

Per la classe dirigente dell’antico Egitto, quello vigente allora era il miglior sistema sociale possibile, quello che produceva di più e meglio. Non si scorgeva ad esso alternativa plausibile. Se si vuole un esempio di elogio della schiavitù antica si deve leggere Engels!

«Solo la schiavitù rese possibile che la divisione del lavoro tra agricoltura e industria raggiungesse un livello considerevole e ciò rese possibile il fiore del mondo antico: la civiltà ellenica. Senza la schiavitù non sarebbero esistiti né lo Stato, né l’arte, né la scienza della Grecia: senza la schiavitù non ci sarebbe stato l’Impero romano. Ma senza le basi della civiltà greca e dell’Impero romano non ci sarebbe l’Europa moderna. Non dovremmo mai dimenticare che tutto il nostro sviluppo economico, politico e intellettuale ha come presupposto uno stato di cose in cui la schiavitù era tanto necessaria quanto generalmente riconosciuta (F. Engels, Anti-Dühring, II sezione, cap. 4)».

Quello stato di cose a conferma di un presente di opulenza che per pochi esiste ancora, ma non più come premessa di un futuro sviluppo sociale complessivo. Non si tratta di evocare i supposti terrori dell’anno Mille, ma le contraddizioni della nostra epoca, la certezza scientifica che così non può durare, che siamo alla fine forzata di un vecchio processo e di una società sempre più malata ma sempre più potente e distruttiva, che ha dappertutto creato un ambiente e uno scenario sociale ad immagine della sua malattia.

Le considerazioni da trarre, mettendo fine alle menzogne ideologiche, compresa quella che vuole la tecnologia risolutiva delle sempre più esplosive antinomie, non possono eludere il problema radicale, ossia quello della impossibilità materiale di esistenza d’un mondo che prosegue in tale movimento.

L’impossibilità di questo sistema di continuare su questa strada è già dimostrata da tutta la conoscenza scientifica, che non discute più se non della scadenza e dei palliativi che potrebbero, se rigidamente adottati, farla leggermente ritardare. Una tale scienza può soltanto accompagnare verso la distruzione il mondo che l’ha prodotta e che la possiede, mostrando così in modo caricaturale l’inutilità della conoscenza senza impegno sul tema del cambiamento sociale.