domenica 19 luglio 2026

Di che cosa si tratta?

 

Già questa foto rivela il livello reazionario di questo quotidiano.

Le speranze del 1989, per chi le aveva coltivate, non erano state altro che un’illusione. Tutto andò esattamente nella direzione opposta. Il capitalismo occidentale, senza avversari, si metteva alla conquista dell’intero pianeta. Come un rullo compressore, abbatteva confini, differenze geografiche e culturali. Il mondo si trasformava in un gigantesco supermercato dove ogni cosa diventava merce e il profitto veniva estratto da ogni cosa a beneficio di pochi.

La materialità della produzione industriale veniva sussunta all’immaterialità del mondo finanziario: la ricchezza veniva creata in borsa. La borghesia occidentale aveva trionfato e non voleva restrizioni all’esercizio del suo potere. Non aveva più bisogno di sobbarcarsi il compromesso sociale postbellico tra capitale e lavoro che aveva dato origine allo stato sociale in Europa.

L’Europa ovviamente era un territorio di conquista, ma anche i paesi dell’Europa orientale furono costretti a privatizzare tutto, smantellare i loro stati sociali e aprirsi a un mercato non regolamentato. E per tutti gli anni ‘90, nelle guerre nell’ex Jugoslavia, gli stati occidentali, spinti dal proprio interesse, avevano alimentato le fiamme del nazionalismo, lasciando strada al risorgente fascismo.

La globalizzazione del mercato ci veniva presentata come un’opportunità unica di sviluppo, in un mondo finalmente unito. Ricchezza e prosperità si sarebbero diffuse ovunque, insieme alla libertà. Molti cedettero per rassegnazione e altri per spudorato calcolo. Tutta la sinistra riformista europea, seppelliti i propri residui ideali sotto le macerie del Muro di Berlino, si proclamava convinta che il mondo non potesse funzionare che in quel modo.

Questa titolazione è più eloquente dello stato di cose presenti di un saggio di Picketty, Stiglizt o altro porcodidio.

Mandato in soffitta Marx, considerata la sua opera soltanto “un affascinante oggetto di studio” per topi di biblioteca, la sconfitta dei movimenti antagonisti, o sedicenti tali, stava dietro l’angolo. Le marce cittadine di protesta e il conflitto sociale ritualizzato, finirono per scontare le loro fondamentali illusioni strategiche a Genova. Non solo a causa della repressione poliziesca, ma soprattutto a causa del vuoto sostanziale di proposta.

Non basta gridare che un altro mondo è possibile, era ed è necessario chiarire sulla base di quali rapporti sociali si vuole costruire quello nuovo e possibile. Non basta impegnarsi sul terreno delle disuguaglianze e frustrazioni sociali accumulate. Non si tratta di questo o quello; non solo di politiche neoliberiste, dell’oppressione e della violenza strutturale del sistema. Non si tratta di ridefinire semplicemente i confini di ciò che è tollerato e accettato e di ciò che non lo è, o non lo è più.

Dunque, di che cosa si tratta?

3 commenti:

  1. Mio padre quando ero bambino mi disegnava uno scarabocchio e poi diceva "di cosa si tratta? Di una papera che si gratta!" Io la papera non l'ho mai vista, mi sembrava solo uno scarabocchio. Ecco, bisogna disegnare più chiaramente per vedere la papera che che si gratta.
    Pietro

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  2. Dato che è richiesta una risposta, provo a cimentarmi anche se le anticipo che di solito non interagisco in quanto ho un certo timore dei giudizi e delle critiche. Ci sono troppi stimoli in questo post per produrre una risposta semplice e lineare quindi spero mi perdonerà se risulterò confuso.
    Comincio col dire che per me l’avvicinamento a Marx è stato lento, un processo di maturazione in varie fasi che si è completato in tarda età. Sono cresciuto (e direi che continuo a vivere) da borghese e nell’89 non avevo gli strumenti per capire quale potesse essere lo sviluppo di quella che come giustamente dice lei “ci veniva presentata come un’opportunità̀ unica di sviluppo, in un mondo finalmente unito. Ricchezza e prosperità̀ si sarebbero diffuse ovunque, insieme alla libertà”. Direi comunque senza “calcoli” né “rassegnazione”, ma soprattutto per ignoranza.
    La domanda più difficile: sulla base di quali rapporti sociali si vuole costruire in mondo nuovo. Non credo di essere in grado di teorizzare un sistema economico alternativo al neoliberismo e proporre un sistema di socializzazione dei mezzi di produzione credo sia troppo banale, ma comunque molto migliorativo rispetto al sistema dinastico che viviamo oggi.
    Ci saranno mille variabili da includere nel “di cosa si tratta?”. Dalla mia visione le 2 variabili principali da abbattere siano ignoranza e paura.
    Per quanto riguarda l’ignoranza. Dalla sua analisi si evince chiaramente come la borghesia sia riuscita a scolpire nella coscienza collettiva la certezza che questo sistema non sia sostituibile. Riesce a tenere gran parte dell’umanità nell’ignoranza e perfino nelle scuole di economia si insegna ormai solo come funziona il sistema, ma mai ipotesi completamente alternative.
    Per quanto riguarda la paura. La borghesia ha creato una paura generalizzata che una qualunque alternativa andrebbe a colpire i nostri interessi personali borghesi: la casetta al mare, il nostro risparmio; in poche parole, il nostro privilegio rispetto al sud del mondo. Questo ci pone in trincea col fucile a difendere quello che i nostri padri hanno “conquistato” (o razziato). Come lei dice, probabilmente siamo disposti ad una modifica delle politiche neoliberiste e magari digerire un po’ di Keynes, ma questo non modificherebbe l’assetto del sistema che alla lunga ritornerebbe a questo stesso punto.
    Non credo che basti la socializzazione dei mezzi di produzione e la creazione di un accesso di massa alla cultura, bisogna ridiffondere l’idea che il socialismo dei popoli è internazionale, non chiuso all’interno dei singoli paesi: nell’89 il capitale si è dato una dimensione internazionale e ha chiuso i popoli in una dimensione nazionale, favorendo l’odio all’interno della classe sfruttata perché’ divisa e chiusa all’interno degli stati. Ovviamente questa è una analisi personale e non una soluzione.
    Grazie ancora per tutto quello che scrive.
    Muzio

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    Risposte
    1. Caro Muzio, lei scrive chiaro e argomenta bene. Nessuno ha la ricetta pronta e tantomeno la bacchetta magica. L'elaborazione di un programma di tal genere non può essere che una sintesi di un pensiero collettivo.
      Grazie per il commento

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