sabato 29 agosto 2026

La questione delle alleanze: nascita di un impero

 

Molti storici definiscono la guerra dei Sette anni (1756-1763) come la “prima guerra mondiale”. Tale definizione non è imprecisa, in quanto segnò la prima manifestazione degli effetti di un’economia di mercato globale e un graduale passaggio dalla politica coloniale a quella imperiale.

Mentre tutte le potenze europee perseguivano una politica di (ri)conquista freddamente calcolatrice, nessuno controllava le dinamiche che portarono il conflitto a una guerra di vaste proporzioni. Il 1° maggio 1756, con il Trattato di Versailles, Austria e Francia, le acerrime nemiche da secoli, conclusero il proprio patto difensivo. Ma già il 16 gennaio 1756, con la Convenzione di Westminster, Prussia e Gran Bretagna avevano stipulato un’alleanza puramente difensiva.

Tutto ciò ricorda molto da vicino la questione delle alleanze che portò al conflitto 1914-18 e di cui dirò in un prossimo post.

La rivoluzione diplomatica di metà Settecento, andava ben oltre le alleanze di mera difesa. In aprile, le truppe francesi avevano iniziato l’invasione dell’isola mediterranea di Minorca, che era sotto il controllo britannico dal 1708. Il 18 maggio 1756, l’Inghilterra dichiarò ufficialmente guerra alla Francia.

Come ogni guerra, anche le continue guerre nell’Europa della prima età moderna dovevano essere finanziate. Gli Stati, in particolare l’Inghilterra, iniziarono a integrare le loro colonie e i loro avamposti commerciali, inizialmente relativamente indipendenti, in un sistema fiscale e amministrativo unificato. Il capitale era ancora sottosviluppato, ma gli Stati erano già costretti dalla competizione a espandersi ulteriormente.

La linea di faglia decisiva della guerra dei Sette Anni passò attraverso il Nord America, dove la cosiddetta guerra franco-indiana infuriò dal 1754 al 1760. A quel tempo, i coloni inglesi erano confinati sulla costa orientale, mentre i Monti Appalachi erano controllati da numerose tribù di nativi americani e la Francia deteneva un’ampia porzione di territorio che si estendeva dal Canada alla foce del fiume Mississippi.

Le dinamiche demografiche sconvolsero rapidamente gli equilibri di potere. Poiché i francesi non si affidavano a una colonizzazione diffusa, bensì a un sistema di avamposti commerciali, verso la metà del secolo circa 60.000 coloni francesi si trovarono ad affrontare circa un milione di coloni britannici. Questi coloni si insediarono su territori sempre più vasti, soprattutto nella valle dell’sOhio, dove gli speculatori terrieri intravidero una ricca opportunità.

Sennonché i territori posti oltre i Monti Appalachi (2 500 km di rilievi con direzione da SO a NE), erano stati interdetti da Londra per legge e con la presenza di truppe. Oltre quei monti s’estendeva un vastissimo territorio fertile e ricco di risorse, che però aveva il difetto di appartenere alle popolazioni autoctone, ossia a quelli che erano chiamati “pellerossa” o “indiani”. I coloni americani vedevano queste tutele come un ostacolo al loro “diritto” di espansione.

Per tutto il 1754, scoppiarono ripetutamente schermaglie tra i coloni britannici e gli avamposti francesi. Una delle più significative coinvolse il giovane George Washington, che era azionista della Ohio Land Company. Nel novembre del 1754, Londra decise di trasferire unità militari britanniche in Nord America. Ciò diede inizio a una brutale guerra di guerriglia durata anni, che coinvolse i nativi americani da entrambe le parti, caratterizzata da una guerra asimmetrica e da tattiche di guerriglia.

Il 29 agosto del 1756, la guerra era già in pieno svolgimento quando Federico II invase la Sassonia con oltre 60.000 soldati. Invadendo la Sassonia, Federico il Grande trascinò tutta l’Europa centrale nella guerra anglo-francese, commettendo un grave errore di valutazione.

Nel febbraio del 1757, la Russia si alleò con l’Austria e, a maggio, la Francia fu obbligata da un secondo Trattato di Versailles a radunare un esercito offensivo di oltre 100.000 soldati. Il 17 gennaio 1757, la Dieta imperiale di Ratisbona decise di creare un esercito imperiale per punire la Prussia per aver violato la pace del Sacro Romano Impero. Nel settembre del 1757, anche la Svezia invase la Pomerania. Praticamente l’intero continente era ora contro la Prussia. I circa 160.000 soldati che Federico riuscì a radunare si trovarono potenzialmente ad affrontare oltre un milione di soldati nemici.

La tattica di Federico II era incentrata sul cosiddetto “ordine di battaglia obliquo”, ossia sulle manovre di aggiramento piuttosto che sui consueti scontri frontali di fanteria. Tale tattica si dimostrò vincente in diverse occasioni. La vittoria contro le forze congiunte di Francia e Sacro Romano Impero a Rossbach, il 5 novembre 1757, suscitò particolare attenzione in tutta Europa. Goethe in seguito ricordò come, da bambino, tali vittorie lo avessero reso completamente “di mentalità fritziana” (Fritz è l’ipocoristico di Friederich).

Tuttavia, alla lunga, la superiorità numerica si rivelò insormontabile. Dopo l’improvvido attacco prussiano contro le posizioni fortificate austro-russe nella battaglia di Kunersdorf (vicino a Francoforte sullOder), nell’agosto del 1759, l’esercito di Federico era in uno stato di disgregazione e ampie zone della Prussia erano occupate. Già nel gennaio del 1758, Königsberg si era arresa senza combattere e aveva reso omaggio all’imperatrice russa Elisabetta I; Immanuel Kant, che pur doveva sbarcare il lunario, teneva lezioni agli ufficiali russi su fortificazioni e pirotecnica.

Nel frattempo, la guerra in Nord America si era conclusa con la conquista britannica di Montréal nel settembre del 1760. Il teatro di guerra tedesco in quanto tale non interessava più a Londra. Nel dicembre del 1761, il Parlamento inglese interruppe tutti gli aiuti finanziari alla Prussia.

Completamente stremata, la Prussia si salvò solo per caso. Nel gennaio del 1762, Elisabetta I morì e il suo successore, Pietro III, fervente ammiratore del re prussiano, fece immediatamente pace con lui. La sua successiva deposizione, avvenuta a luglio a seguito di un intrigo, non cambiò nulla. Sua moglie, salita al trono come Caterina II, mantenne la pace. Anche la Svezia si ritirò dall’alleanza e concluse una pace separata il 22 maggio 1762. Con la Pace di Hubertusburg del febbraio 1763, la Prussia e l’Austria accettarono di mantenere lo status quo ante.

Come è noto, la sopravvivenza della Prussia avrebbe avuto notevoli ripercussioni storiche. Tuttavia, la guerra su scala globale fu ancora più significativa nella storia mondiale. Nel 1759, gli inglesi riuscirono a conquistare tutti gli insediamenti francesi sulla costa occidentale dell’Africa: un duro colpo per la Compagnie des Indes, a lungo dominante, poiché fino ad allora l’Inghilterra aveva pochi avamposti commerciali sulla rotta marittima per l’India e solo quattro insediamenti sulle coste stesse.

L’Inghilterra riuscì a imporre un blocco navale relativamente efficace alla costa atlantica francese. Mentre l’Europa continentale veniva tagliata fuori da numerose rotte commerciali verso le colonie, la Royal Navy, con oltre 300 navi ed equipaggi di 80.000 uomini, divenne la potenza quasi indiscussa sugli oceani del mondo. Sotto la sua protezione, la Compagnia delle Indie Orientali poté iniziare la sua trionfale espansione.

Infatti, quando la notizia dello scoppio della guerra tra Inghilterra e Francia raggiunse l’India all’inizio del 1757, la Compagnia britannica delle Indie Orientali colse al volo l’occasione. Le sue truppe (le truppe di una società privata!), al comando di Robert Clive, conquistarono l’accampamento francese di Chandernagore, nel Bengala Occidentale.

Ancora più significativa fu la battaglia di Plassy, il 23 giugno 1757, quando circa 3.000 uomini al servizio della Compagnia (di cui solo circa 900 erano europei; la maggior parte erano sepoy, ovvero truppe ausiliarie indiane) sconfissero il sovrano del Bengala, Siraj-ud- Daulah, nonostante fossero in netta inferiorità numerica. Questa vittoria segnò l’inizio del dominio britannico sull’India (su questo argomento ho già scritto a proposito del libro di William Dalrymple: Anarchia (The Anarchy. The Relentless Rise of the East India Company).

Il 4 gennaio 1762, l’Inghilterra dichiarò guerra anche alla Spagna, che in precedenza era intervenuta a fianco della Francia. Di conseguenza, le più importanti roccaforti coloniali spagnole andarono perdute: L’Avana fu conquistata dagli inglesi il 13 agosto 1762 e Manila nelle Filippine il 7 ottobre.

Quando la notizia di queste conquiste giunse a Londra nell’aprile del 1763, la guerra era già finita. L’Inghilterra emerse come chiara vincitrice dal Trattato di Parigi del 10 febbraio 1763. La Spagna riconquistò Cuba e le Filippine, ma perse la Florida. La Francia fu costretta a ritirarsi dal Nord America (salvo che dalla Louisiana) e a cedere anche il Senegal e Minorca. Nacque così l’Impero britannico.

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