Se facessi i nomi dei più noti fiancheggiatori italiani del regime nazista di Kiev, potrei rischiare delle temerarie querele. Siccome in generale nutro per la cosiddetta “giustizia” una stima uguale allo zero senza virgola, non arrischio fare nomi e cognomi. Del resto, sono noti a tutti.
Si tratta di fiancheggiatori di organizzazioni neonaziste come quella che venerdì scorso ha scortato la bara contenente le spoglie del primo leader dell’organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN). Un picchetto d’onore di tedofori e portabandiera del Movimento Azov, ha scortato la bara di Yevgen Konovalets (1891-1938) fino alla Cattedrale patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina a Kiev.
Konovalets gettò le basi del movimento nazionalista, che dopo la sua morte continuò con Stepan Bandera, Andrij Melnyk e Roman Shukhevych.
Prendiamo il caso di quest’ultimo, meno noto oggi. Shukhevych, in qualità di comandante principale dell’UPA, è direttamente responsabile del massacro della Volinia contro i polacchi e della pulizia etnica genocida della popolazione civile polacca nei voivodati di Leopoli, Tarnopol e Stanisławów , che causò la morte di circa 100.000 persone, di cui 40.000- 60.000 polacchi uccisi in Volinia, 20.000-25.000-40.000 nei voivodati di Leopoli, Tarnopol e Stanisławów e 6.000-8.000 polacchi nel territorio della Polonia moderna. Il 12 ottobre 2007, gli fu conferito postumo il titolo di Eroe dell’Ucraina dal Presidente dell’Ucraina.
Insomma, anche se la guerra attuale finisse (dubito fortemente), il nazionalismo ucraino, di matrice apertamente nazista, addestrato e armato sino ai denti, costituirà un problema non da poco per i padroni della UE.

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