Poco più di una trentina di anni or sono, mi invitarono a partecipare a una riunione promossa da persone residenti in prossimità di un grande allevamento avicolo. L’assemblea popolare era stata indetta a causa dell’odore insopportabile che proveniva dagli allevamenti. Pensavo si trattasse dell’odore causato dalla decomposizione batterica anaerobica delle deiezioni di pollame. Mi resi subito conto, da quanto mi veniva riferito, che quello era il problema minore.
Poco dopo, nella grande sala dove si teneva la riunione, venne aperta una confezione di farina di pesce, la stessa utilizzata nell’allevamento. In men che non si dica la gente fuggì all’aperto a causa delle esalazioni. La causa principale era la trimetilammina.
Oggi, per quanto riguarda gli allevamenti avicoli, pare che le cose siano cambiate, ma sicuramente il branzino, l’orata o la trota che consumiamo abitualmente, proviene da allevamenti dove quei pesci sono allevati prevalentemente con farine di pesce.
Il Perù è il principale produttore mondiale di farina di pesce, generando circa un terzo delle esportazioni globali. Le acciughe, l’ingrediente principale, vengono trasformate in mangime ad alto contenuto proteico per l’acquacoltura europea e l’allevamento del bestiame in Asia.
Per secoli, i pescatori peruviani che solcavano le coste del Sud America nel Pacifico orientale si sono trovati ad affrontare un problema ricorrente: ogni pochi anni, le loro abbondanti catture di acciughe si esaurivano.
Il colpevole si nascondeva nelle profondità marine, dove un’enorme ondata di acqua insolitamente calda e povera di nutrienti aveva causato un drastico calo degli stock ittici. Poiché questo riscaldamento raggiungeva sempre il suo picco intorno a dicembre, in prossimità del Natale, veniva chiamato El Niño (riferimento, in spagnolo, al Gesù bambino).
Oggi, questo nome si riferisce alla fase calda di una massiccia oscillazione climatica del Pacifico che si ripresenta ogni due-sette anni e dura fino a un anno. Riscaldando il Pacifico equatoriale come una febbre, El Niño innesca un effetto domino con conseguenze sul clima di tutto il mondo.
In condizioni normali, nel Pacifico gli alisei soffiano da est a ovest attraverso l’equatore, spingendo l’acqua superficiale riscaldata dal sole verso l’Asia, dove si accumula. Lungo le coste sudamericane, profonde correnti ghiacciate e ricche di nutrienti risalgono per rimpiazzare le acque superficiali spostate. La parte orientale del Pacifico rimane fredda e arida, pur mantenendo fiorenti ecosistemi marini.
Anche El Niño è un fenomeno climatico naturale che ha origine nel Pacifico equatoriale, ma la sua portata è globale. Riscaldando la temperatura della superficie del mare, altera i modelli dei venti, modifica la pressione atmosferica e distorce le precipitazioni in tutto il mondo. L’oceano fluttua costantemente durante questo ciclo pluriennale, alternando El Niño e il suo opposto più freddo, La Niña, e gli stati neutri intermedi (*).
Le acque calde e l’attività tempestosa si spostano verso est, in direzione del Sud America, sconvolgendo l’equilibrio oceanico. Uno spesso strato di calore superficiale avvolge l’oceano, bloccando la risalita delle acque profonde e privando gli ecosistemi marini dei nutrienti necessari. Pertanto, El Niño non ha effetti solo sul clima. Sconvolge il ciclo di riproduzione delle popolazioni di acciughe, con un impatto sui sistemi di produzione alimentare in tutto il mondo.
(*) Per quanto riguarda La Niña, i forti venti alisei spingono le calde acque superficiali attraverso il Pacifico verso il Sud-est asiatico. Acque fredde e ricche di nutrienti risalgono dalle profondità oceaniche al largo del Sud America, alimentando la vita marina. La conseguente cascata atmosferica altera le temperature invernali e innesca siccità e inondazioni.
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