Ho iniziato la lettura del nuovo saggio di Luciano Canfora dal titolo: Comunismo, un’altra storia. Negli ultimi tre anni e mezzo scarsi, il filologo barese ci ha fatto dono di ben dieci saggi pubblicati, alcuni di notevole spessore anche cartaceo.
Del nuovo saggio, ho letto le prime 20 pagine. Dunque sarebbe quantomeno azzardato da parte mia esprimere un qualsiasi giudizio, se non fosse che questi primi 7 capitoletti si chiudono con un’affermazione così perentoria da confermare un mio antico giudizio sul Canfora stesso.
Ma prima desidero riportare la frasetta con la quale Canfora liquida definitivamente l’opera di Marx: «Col che la sua opera [di Marx] è diventata vieppiù soltanto un affascinante oggetto di studio.»
Questo giudizio tranchant, secondo l’autore del libro, deriverebbe dal fatto che Marx, pur avendo «introdotto un elemento di scientificità dentro la cornice di una preesistente, colossale utopia, è, per suo carattere, contingente, ossia legata a condizioni materiali e rapporti sociali che mutano ma mano, di necessità».
Pertanto, sostiene Canfora, il contributo scientifico di Marx, ancorato a condizioni e rapporti sociali tipicamente ottocenteschi ed eurocentrici, avrebbe perso la sua efficacia scientifica e critica a fronte delle mutate condizioni materiali e sociali seguite alla sua epoca.
Sembra che Canfora ignori anzitutto la categoria di formazione economico sociale, che il materialismo storico concettualizza nella struttura di un sistema dinamico di rapporti organicamente legati ed in continua interazione, sulla base di un dato modo di produzione e secondo leggi specifiche.
È naturale che una stessa formazione sociale possa assumere forme concrete molto diverse. Ad esempio, la formazione sociale capitalistica, nella stessa epoca, può determinarsi nella forma statunitense, cinese, argentina, ecc.. Ciò si spiega con l’ineguale grado di sviluppo del modo di produzione capitalistico, nonché con la storia particolare di ciascuna nazione, con la peculiare forma di interazione dei diversi sottosistemi (economico, politico, giuridico, ...).
La conoscenza concreta di ciascuna formazione, ad ogni stadio particolare del suo sviluppo, non potrà che essere, perciò, il risultato di una analisi concreta della situazione concreta, ma il concetto di formazione economico sociale resta in ogni caso indispensabile per comprendere le leggi generali oggettive di funzionamento e di sviluppo proprie ad ogni sistema sociale indipendentemente dalle sue particolarità.
Ciò premesso, l’oggetto d’indagine di Marx è il modo capitalistico di produzione e i rapporti di produzione e di scambio che gli corrispondono, e non - come hanno creduto in molti e con essi Canfora – il capitalismo europeo della seconda metà del XIX secolo, ovvero l’Inghilterra, che pure, nella sua epoca, era di questo oggetto la “sede classica”.
In altri termini, ciò che interessa a Marx è il modo di produzione capitalistico in generale, le sue leggi e le sue tendenze (sui concetti di legge e di tendenza occorre essere precisi, poiché si tratta di strumenti essenziali per l’elaborazione di una immagine scientifica del mondo), e non, invece, una sua forma determinata ad un qualche stadio del suo divenire.
È proprio questo che interessa a Marx: estrapolare dalle leggi generali del divenire capitalistico la tendenza; simulare concettualmente, secondo procedure dialettiche (logiche e/o matematiche), il loro movimento intrinsecamente contraddittorio, per carpire al futuro la loro forma divenuta.
Sono questi gli strumenti che gli consentiranno le più ardite operazioni del pensiero; gli consentiranno, cioè, di spingersi per via analitica fino agli estremi limiti del modo di produzione capitalistico, oltre i quali si spalanca la breccia di una discontinuità qualitativa epocale e, a partire di lì, riguardare con occhi nuovi, e secondo nuove prospettive, anche il presente!
Ignorare, o fingere di ignorare, che le leggi economiche scoperte da Marx conservano validità generale per quanto riguarda tutta la storia della formazione sociale capitalistica e del relativo modo di produzione, significa ignorare le motivazioni più profonde e più vere della crisi della formazione economica capitalistica e dunque anche della odierna contesa imperialistica.
Anche noi dovremmo chiederci con Engels: “Forse la feudalità è stata mai corrispondente al suo concetto?”
Il mio giudizio su Canfora, a riguardo del suo rapporto con Marx e il materialismo storico, ebbi modo di esprimerlo già 12 anni fa. Forse oggi lo sostanzierei meglio, ma nella sostanza penso che non lo muterei.
Certo però che c'è pigrizia. Leggi economiche scoperte e ben formulate da più di un secolo e mezzo, e nessuno che si sia mai preso la briga di vestirle di numeri. Per esempio, quanto è il plusvalore per azienda, per settore industriale, per paese, in tutto il mondo? In euro, in dollari, in yuan, fa niente. Confesso che se vedessi le cifre sarei più convinto. Viene persino un dubbio blasfemo, ossia che in qualche caso le cifre siano negative.
RispondiEliminaConcordo pessimo libretto, che tra l'altro non affronta le lotte operaie e del movimento comunista, avvenute oltre l'Europa. Canfora rimane un togliattiano di destra, l'unica cosa buona i suoi studi sulla letteratura greca e sulla storia greca. Mentre la sua lettura della rivolta di Spartaco è pessima e non coglie il nesso dialettico evidenziato da Marx nella sua famosa lettera. Una buona serata
RispondiEliminaCanfora: "Non si possono risolvere i problemi di oggi con un libro scritto 160 anni fa"
RispondiEliminaOlympe: "E allora il Vangelo?"
DAI COMPAGNI DI MILITANTE RIPORTO:
RispondiEliminaE LA RIVOLUZIONE?
Un vezzo di comunisti incalliti e irriducibili? Forse. O
Forse no. Non è uno dei nostri Nouriel Roubini, è un
economista di grido al servizio del sistema.
Eppure scrive: "L'apocalisse sembra pressoché certa. Le
varie megaminacce sono strutturali. La disparità di
redditi e di ricchezze, l'immane debito pubblico e privato,
l'instabilità finanziaria, il cambiamento climatico, le
pandemie globali, l'intelligenza artificiale e le rivalità
geopolitiche sono come un cancro che devasta il corpo,
le megaminacce semineranno il caos nell'infrastruttura
globale e nell'attuale ordine mondiale. Amici miei,
aspettatevi tempi bui.
Il baratro sempre più ampio tra chi ha e chi non ha
segnala la vicinanza e la gravità delle megaminacce.
La disuguaglianza è una delle più tremende sfide dei
nostri giorni, non di meno, le proposte per correggerla
hanno trascorsi poco allegri. Quasi tutte prevedono tasse
per redistribuire la ricchezza e il reddito dai ricchi ai
poveri.
In The Great Leveler lo storico Water Scheidel dimostra
che la redistribuzione pacifica non è riuscita a diminuire
le disparità. Ci vuole una sollevazione immensa per
ottenere un cambiamento significativo. Quando la
disuguaglianza decolla verso la sua oscena e violenta
conclusione la risposta sono sommosse e rivoluzione,
rivoluzioni trasformative che alterano i sistemi sociali ed
economici."
Niente campagne elettorali, fronti (nè larghi nè ristretti),
antifascismo da operetta, riforme realistiche e
cialtronerie simili.
Di fronte a una crisi devastante e non superabile con i
pannicelli caldi del riformismo l'unica opzione possibile,
realistica, credibile è la rivoluzione.
Lo diceva Marx, ma per molti è uno shock insuperabile.
Figuriamoci, uno dell'Ottocento. Prigionieri del becero
nuovismo, del sentirsi intellettuali da strapazzo e
politicantucoli che la sanno lunga, che capiscono le
dinamiche "concrete", che hanno le soluzioni immediate
dispensate dai loro partitelli, che si affannano ogni
giorno alla ricerca di soluzioni per far finire i loro capi in
un angolo del Parlamento.
Poi è l'ora della sveglia. Della realtà con cui si deve fare i
conti e che rimanda alla lotta di classe, ad un sistema
capitalistico che fa acqua da tutte le parti, alla
rivoluzione politica (altro che merdose schede elettorali e
piagnistei democratici) come incubo (per i padroni) e
speranza (per chi non ha nulla, se non la propria forza
lavoro da vendere).
Però Roubini resta sempre un uomo del sistema. Non
poteva dire fino in fondo qual è lo strumento politico e il
programma per arrivarci.
Ed allora torniamo al punto di partenza. A Marx, al
Manifesto del partito comunista, a Lenin, all'esperienza
della Comune di Parigi e dell'Ottobre Rosso, alla
costituzione del Pcd'I, al lavoro che controcorrente,
nell'arco di decenni di opportunismo e riformismo tanti
compagni, di generazioni diverse ma accomunati da
un'unica appartenenza storica e programmatica che
hanno contribuito a non disperdere.
E' ora di raccogliere quel testimone e proseguire quel lavoro.
F. G.
Dodici anni fa... – ho letto ciò che hai scritto ora e ciò scrivevi dodici anni fa - con attenzione maggiore ciò che scrivevi allora perché era meno comprensibile per me – lo sbrigativo giudizio di Canfora mi era visibile ancor prima di mettere gli occhiali delle tue parole – ma, nonostante l’attenzione – mi dovrò arrendere, se non capisco non capisco e a questo punto comincio a pensare: non ho capito nemmeno questa cosa – non solo nonostante l'attenzione continuavo ogni tanto a non toccare terra, quando le parole sono solo parole, ma non ho ricordato di aver già letto il tuo post - l’ho scoperto andando a leggere i commenti.
RispondiEliminaTu, allora, mi pare che stessi per arrenderti al fatto che ci fossero tanti a non capire, io invece sto per arrendermi al fatto che tanto non capisco - come non capivo dodici anni fa...
In questi momenti mi torna in mente questa scena, anche se può sembrarmi deviante rispetto al problema intellettuale che mi sfugge: Lenin e Trotsky che stanno camminando nell’antico palazzo prendendo difficili decisioni di guerra e s’imbattono in una riproduzione della statua di Amore e Psiche, si fermano un attimo a guardarla poi si guardano tra loro e si mettono a ridere - lo ho letto tanti anni fa nella autobiografia di Trotsky, e da allora l’immagine di loro due mi torna in momenti come questo - a volte sarei più propenso a sintonizzarmi sulla loro risata, altre volte meno. Ho studiato abbastanza parole per saper risolvere la situazione salvando capra e cavoli, ma farlo mi serve solo per ridere di me stesso invece che di Amore e Psiche.