Da adolescente, intuivo che una vita vissuta secondo le regole di questo sistema fosse distruttiva. Il mio non era ancora un giudizio politico ed ideologico motivato, ma semplicemente una presa d’atto della realtà. Qualche anno dopo, ho capito che il mio senso di smarrimento non era radicato in un problema individuale, ma piuttosto nelle più generali condizioni della società. Ciò mi ha aperto gli occhi ancora di più sull’ingiustizia che ci circonda: il brutale sfruttamento e l’oppressione. Ho categoricamente rifiutato, nel mio piccolo e per quanto mi è stato possibile, di rendermi complice di tutto ciò. Sapevo che ciò andava fatto.
Negli anni ’70 aleggiava ancora un sentore del movimento del 1968, c’erano dei giovani che combattevano con tanta risolutezza contro questo sistema, una ribellione contro le istituzioni e le mentalità di stampo fascista presenti nella società. Guardando alla storia e al mondo che mi circondava, mi appariva sempre più chiaro che i potenti beneficiari, coloro che erano più invischiati nel sistema capitalistico, avrebbero combattuto qualsiasi cambiamento fondamentale con la violenza più brutale. Ed era ciò che precisamente stavano facendo per mano dei fascisti.
Il nostro era stato l’ultimo retaggio degli ideali di lotta per il socialismo e il comunismo da oltre un secolo. Negli anni ‘80 la società era cambiata ed era diventata evidente la necessità di una riflessione e di una ridefinizione riguardo molte cose fondamentali della politica, dell’ideologia e dell’azione. Retrospettivamente, su alcune cose non avevamo avuto ragione, ma non su tutte. Si era percepito molto chiaramente dove ci stava portando lo strapotere capitalistico e di come l’indebolimento del movimento antagonista avrebbe avuto conseguenze catastrofiche. Ed è effettivamente ciò che è successo.
Superare un trauma di massa richiede cambiamenti immediati, profondi, e ciò non è avvenuto sia per il radicale mutamento della struttura produttiva e di ciò che gli sta intorno, sia per stanchezza e limiti storici e culturali. Come già aveva preconizzato il Grande Vecchio, prese piede nella società una classe di salariati che per convenienza, indolenza e calcolo, riconosceva come leggi naturali ovvie le esigenze del modo di produzione capitalistico e ad esso si adeguava.
L’alternativa socialista, ricca di esperienze storiche, anche attraverso il superamento dei gravi errori, dei grandi e piccoli tentativi rivoluzionari, delle lotte, scomparve dall’orizzonte degli ideali e come necessario presupposto teorico e pratico per il cambiamento. Della memoria di quel passato, in un mondo che persegue in ogni modo e con ostinazione la propria rovina, non è rimasto nulla o quasi. Non solo di lapsus, di ignoranza e di ignobile tracotanza si tratta, ma di un lavoro scientifico di demolizione e diffamazione che prosegue da decenni. La memoria è importante, anzi è la cosa più importante sul piano individuale e sul piano storico-sociale di una comunità. Senza di essa una persona cessa di essere tale e una comunità si estingue.

"prese piede nella società una classe di salariati che per convenienza, indolenza e calcolo, riconosceva come leggi naturali ovvie le esigenze del modo di produzione capitalistico e ad esso si adeguava". Convenienza, indolenza calcolo: sono giudizi aspri, correlati alla ragione di maggior peso del fallimento della lotta armata: l'incapacità di trasformarsi in movimento di massa. Naturalmente ci furono molte cause, dove primeggia la contrarietà del PCI, ma la causa prima è che gli operai preferivano la loro fetta di miracolo economico, tutta e ragionevolmente subito, salvo mutuo trentennale. La confusione che alcuni fecero riguardo all'autunno caldo è esemplare: non un preludio rivoluzionario, ma un preludio consumistico.
RispondiElimina"l'incapacità di trasformarsi in movimento di massa"? fu un movimenti nato all'interno delle lotte operaie e studentesche del periodoi, duqnue fu anche un movimento di massa che coinvolse direttamente e indirettamente decine di migliaia di persone.
EliminaPoi ci furono le fatali scissioni del 1980 che condussero alla crisi irreversibile del gruppo e alla stagione allucinata delle esecuzioni sommarie per poi dissociarsi.
oggi prevalgono le ricostruzione fondate sulle più starvaganti chiacchiere e che però sono funzionali alla strategia diffamatoria allo scopo di sostenere che la lotta armata fosse figlia di trame e potenze estere, con la Francia un santuario della lotta armata e altre balle sul cosidetto Superclan (vedi alla voce Simioni, ecc.). Oggi si torna a dar retta a Leonio Bozzato, l’operaio di Porto Marghera spia del Sid ...
A me sembra più interessante che la pace sociale sia stata comprata attraverso il cosiddetto welfare state, incentivando il riflusso attraverso la spesa pubblica.
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