Si sta preparando uno spettacolo pirotecnico. Tra pochi giorni, circa quindici altri paesi, tra i quali Regno Unito, Francia, Malta, Canada e Australia riconosceranno lo Stato palestinese davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Evviva! Non resta che stabilire in quale forma, con chi, su quale territorio, a quali condizioni e da quando è ipotizzabile che possa effettivamente vedere la luce lo Stato palestinese. Un’inezia.
Ora sono 147 su 193 i Paesi membri delle Nazioni Unite che riconoscono lo Stato di Palestina. Tra questi non c’è l’Italia, quella governata per tanti anni dalla “sinistra”. Un po’ meglio ha fatto l’Italia governata dai fascisti, che si è astenuta l’anno scorso quando l’Assemblea Onu ha votato una risoluzione affermando che la Palestina è “qualificata a diventare Stato membro”. Tuttavia Meloni ha definito “prematuro” e “controproducente” riconoscere la Palestina.
L’amministrazione statunitense ha annunciato che negherà e revocherà i visti ai membri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità palestinese (ANP) prima dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) a settembre.
L’annuncio è stato fatto in una dichiarazione rilasciata ieri dal Dipartimento di Stato americano che ha inoltre accusato l’Autorità Palestinese di “tentativi di aggirare i negoziati” facendo appello alla Corte penale internazionale e alla Corte internazionale di giustizia per le stragi israeliane commesse sia nella Cisgiordania occupata sia durante la guerra di Israele a Gaza.
Quando le Nazioni Unite furono fondate nel 1947 e la loro sede centrale fu stabilita a New York, si concordò che, di fatto, le politiche sull’immigrazione degli Stati Uniti non avrebbero avuto alcun impatto su chi desiderava recarsi all’ONU per motivi ufficiali. Per esempio, ciò spiega il motivo per il quale Fidel Castro partecipò alle riunioni dell’assemblea a New York.
Anche in passato gli Stati Uniti hanno negato i visti ad alcuni funzionari, tra cui il rifiuto all’allora presidente dell’OLP Yasser Arafat di essere presente presso la sede delle Nazioni Unite nel 1988, spingendo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a tenersi invece a Ginevra, in Svizzera, quell’anno. In quell’occasione, Arafat fece appello per la preparazione di una conferenza internazionale di pace in Medioriente, aprendo al riconoscimento d’Israele.
S’illudeva a proposito del progetto sionista. Grave errore quello di Arafat di riconoscere, nel 1993, lo Stato sionista, rinunciando a contrastare l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Fu uno dei motivi della trasformazione dell’islam tradizionalista in islam jihadista, che già aveva preso piede dopo che in Egitto aveva preso il potere Anwar al- Sadat (1971), il quale, oltre che riconoscere Israele, favorì i Fratelli musulmani per indebolire l’OLP .
Più di recente, gli Stati Uniti hanno negato il visto a Omar al-Bashir, allora capo di Stato del Sudan, per partecipare all’incontro nel 2013. Il motivo è che era ricercato dalla Corte penale internazionale.
Anche quella canaglia di Benjamin Netanyahu è ricercato dalla Corte Penale Internazionale. Tuttavia, si prevede che sarà a New York il mese prossimo.
Insomma, siamo alle solite:due pesi due misure!
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