Un errore frequente, quando si ha a che fare con la
questione delle “macchine” (più o meno sofisticate dal punto di vista
dell’automazione), è quello di non cogliere la differenza generale fra processo di lavoro e processo di valorizzazione. Anzitutto (ma non solo) la mancata comprensione
e distinzione tra questi due concreti porta a conclusioni assurde sul ruolo
delle macchine nell’ambito del processo di valorizzazione.
Non così David Ricardo, il quale, citando Adam Smith,
osservava:
Il signor
Say accusa il dr. Smith di aver trascurato il valore dato alle merci dagli
agenti naturali e dalle macchine, per aver egli ritenuto che il valore di tutte
le cose derivi dal lavoro dell’uomo; ma non mi sembra che tale critica sia
fondata; infatti Adam Smith non sottovaluta mai i servizi che tali agenti
naturali e le macchine compiono per noi, ma molto giustamente distingue la
natura del valore che essi conferiscono alle merci: ci sono utili in quanto
fanno aumentare la quantità di prodotti e rendono gli uomini più ricchi facendo
aumentare il valore d’uso; ma poiché compiono gratuitamente il loro lavoro,
poiché nulla si paga per l’uso dell’aria, del calore e dell’acqua, l’ausilio
ch’essi ci prestano non aggiunge nulla al valore di scambio (Sui principi
dell’economia politica e della tassazione, ISEDI, 1976, p. 213) (*).
J.B. Say vaneggiava che le macchine fanno il
“servizio” di creare valore, il quale costituirebbe una parte del “profitto”.
Ancor oggi c’è chi è prigioniero di simili vaneggiamenti e ritiene che le
macchine partecipino alla creazione di nuovo valore, ed ecco dunque farsi
strada la balzana proposta di tassare le nuove macchine (robot) quali agenti di
maggior profitto, a sconto della disoccupazione che esse vanno determinando. Bisogna
essere proprio dei bei tipi per farsi venire idee del genere. Per contro, la
giornalista Gabanelli Milena, si dice contraria (“la robotica si produce perché
crea valore”) perché ciò frenerebbe nientemeno che il progresso! Popone di
tassare le società hi-tech.
Tutta questa gente ha una bella concezione della
produzione capitalistica e vorrebbe, chi da un lato e chi dall’altro,
risolverne le contraddizioni con la … tassazione, cioè giocando a rubamazzo!
(*) […] for Adam Smith no where undervalues the
services which these natural agents and machinery perform for us, but he very
justly distinguishes the nature of the value which they add to commodities—they
are serviceable to us, by increasing the abundance of productions, by making
men richer, by adding to value in use; but as they perform their work
gratuitously, as nothing is paid for the use of air, of heat, and of water, the
assistance which they afford us, adds nothing to value in exchange. The Principles
of Political Economy, and Taxation, II ediz., London 1819, Cap. XX, 352.
come metodo "redistributivo" del plusvalore la "tassazione" è molto più inefficiente del semplice incremento dei salari/ riduzione dell' orario lavorativo , ma attira sempre la fantasia di molti ( tra cui anche la Gabbanelli )che hanno direttamente o meno interesse nel "agente intermediario" ( il "tassista" 😎) a cui ovviamente rimane "attaccato "una parte , spesso anche cospicua, di ciò che viene così "redistribuito".
RispondiEliminaIL caso di Gates ( e i ricconi pari suoi ) è invece diverso, loro amano "le tasse" in quanto esse vengono pagate al livello di "stati", e loro e le loro aziende "risiedono" sempre dove le tasse non ci sono😎.
ws