mercoledì 13 agosto 2014

Ma quali gattopardi, una classe dirigente corrotta e parassita


Per quale motivo due regioni italiane, quali la Sicilia e la Calabria, con tassi di povertà sopra il 32 per cento e tassi di disoccupazione giovanile ben sopra il 40 per cento, ma anche Campania e Puglia che certo non brillano per reddito pro capite, non utilizzano fondi europei per miliardi di euro? Per i soliti motivi, ossia a causa di carenze di tipo organizzativo (mancata esecuzione dei progetti), inefficienze burocratiche, incapacità di presentare progetti valutati come appropriati, cioè menefreghismo, fancazzismo, sciatteria e parassitismo cronici. Eppure in termini di funzionari e di personale esecutivo queste regioni vantano organici pletorici da far invidia all’Urss di Breznev. Leggiamo cosa dice l’Eurispes:


L’Italia rappresenta uno dei maggiori contribuenti al bilancio dell’Ue, ma anche uno dei suoi principali beneficiari, per lo meno in termini assoluti, soprattutto per quanto riguarda le regioni del Sud della penisola. Eppure, il nostro Paese fatica a spendere le risorse messe a disposizione.
La possibilità di dovere rinunciare a una buona parte delle risorse impegnate da Bruxelles e non spese, vuoi per inefficienze burocratiche, vuoi per la mancata presentazione di progetti ritenuti appropriati, è ormai quasi una certezza. Esiste una data limite entro la quale spendere i soldi stanziati per il periodo 2007-2013: il 31 dicembre 2015. Trascorso quel periodo, scatterà il disimpegno automatico dei fondi impegnati dall’Ue.
Analizzando le statistiche sul tasso di realizzazione del Programma di spesa dei fondi strutturali nel periodo 2007-2013 (dati aggiornati all’aprile 2014) si delinea un quadro a tinte fosche per l’Italia, che si distingue per la sua, tutt’altro che lusinghiera, incapacità nello spendere i fondi comunitari. Emerge infatti un ritardo cronico nei confronti degli altri paesi membri, che vantano tassi di esecuzione decisamente più elevati del nostro.

La Sicilia ha a disposizione 4,3 miliardi di euro e quasi quattro la Campania, quasi due miliardi la Calabria e oltre tre miliardi la Puglia, complessivamente quasi 14 miliardi, dei quali meno della metà sono stati impegnati in progetti. Anche per il periodo 2014-2020 (*) queste regioni riceveranno il 68 per cento dei fondi destinati all’Italia. Del resto, va rilevato che l’Italia nel 2013 ha elargito l’11,8% dei versamenti basati sul Pil nazionale e si posiziona al quarto posto per contributo dopo Germania, Francia e Regno Unito.



Tutte le regioni italiane ricevono a vario titolo dei fondi europei, e certamente i risultati non sono brillantissimi se complessivamente solo la Romania fa peggio dell’Italia per capacità di programmazione e d’impiego. Ad ogni modo non si capisce per quale motivo per l’obiettivo “Competitività” la provincia di Trento riesca a impegnare il 78 per cento dei fondi, il Veneto il 70 per cento e la Lombardia il 66 per cento, e a Palermo non si riesca a trovare il modo di programmarne validamente l’impiego di almeno la metà, salvo poi piangere miseria alle casse dello Stato.

(*) Leggere oggi articolo su Repubblica sulla lettera inviata dalla commissione europea a Renzi per farsi un'idea di come ci si debba vergognare.

13 commenti:

  1. Una delle conseguenze, dei danni collaterali della paralisi amministrativa che colpisce in particolare le Regioni del Sud è che tutto l'impiego pubblico da Aosta a Ragusa viene coinvolto nella generale esecrazione, e tutti i dipendenti pubblici infamati, insultati e sputati, come se fossero tutti uguali dal Brennero al Canale di Sicilia.

    Il che non è, perché come fa presente Olympe e come so bene io, siccome ci lavoro, al Nord le cose vanno assai diversamente, pur in presenza di quantità a volte non modiche, anzi macroscopiche (vedi Expo e Mose) di corruzione, mazzette, malgoverno e sprechi.

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    1. il pesce puzza dalla testa, perciò parlo di classi dirigenti. il resto è conseguenza.

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    2. E allora non sarebbe un piccolo passo avanti Grillo che ha come primo obiettivo propprio spazzare via questa classe dirigente politica e industriale?
      Certo non la rivoluzione. Ma in italia sarebbe già qualcosa di rivoluzionario.
      Marco

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    3. non so se hai letto i miei post una quindicina di mesi or sono: grillo ha perso un'occasione storica per smuovere un poco il pachiderma

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    4. Non poteva sostenere un governo con quelli che vuole spazzare via.
      E il continuo deteriorarsi della situazione porterà altri sviluppi, guerra permettendo. Ciao

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  2. E per amor della verità, anche il sor Renzino ha insistito fino all'altro ieri, sui fondi UE non spesi dall'Italia. Quindi Renzi è sulla buona strada, o fa della pura e semplice demagogia?
    Saluti.

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    1. perciò richiamo le due pagine di repubblica dedicate all'argomento.

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  3. Visto che sempre più spesso si parla di guerra ho trovato molto interessante questa ricerca storica:
    http://www.leftcom.org/files/1987-03-01-peregalli-guerra-mondiale-dissidenza-di-sinistra.pdf

    Tra l'altro, attualizzata, risponde alle mie domande sul perchè l'europa (germania, francia, inghilterra come al solito in testa) si stia tagliando i coglioni mandando all'aria uno scambio commerciale rilevante e vitale come quello Russia-ue. Ciao Olympe, gianni

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    1. grazie gianni, stanotte gli do un'occhio (quello insonne)

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    2. dopo questa lettura mi sento in dovere di ringraziare
      Stefano

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  4. Un modesto conforto ci viene dal fatto che una parte della classe dirigente, piuttosto nordica che sudista, conserva ancora una quota etica decente. Sarebbe interessante conoscerne le conseguenze sul 'resto', posta una sua plasmabilità naturale.

    Varrebbe la pena di operare un distinguo non trascurabile tra 'guerra' e 'guerre': queste ultime - molte - sono in atto sia sotto il profilo militare che quello economico, guerra ( [...] guerra permettendo. ) al singolare invece presupporrebbe un nostro coinvolgimento. In questa ultima ipotesi credo
    ,malauresement, che Renzi piuttosto che Grillo o tantomeno la Boschi non interessino più, ci sarebbe ben altro.

    Relativamente ai segnali dai quali posso attingere di prima mano, credo ,almeno mi auguro, che tra noi e i russi non si chiudano i canali commerciali in essere, e che le astuzie di entrambi possano trovare vie alternative per eludere l'embargo. In effetti sono state bloccate in dogana e rispedite nostre merci alimentari che hanno la deperibilità come lato debole ma d'altro canto non sono così sicuro di un ritorno drastico e felice all'autarchia. Le alternative al bel Paese per questi settori rivolte ad una classe sociale già assuefatta al meglio non dureranno o le subiranno i sottoposti come al solito. Gas e olio sono un'altro paio di maniche.

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    1. I prodotti agricoli arriveranno alla Russia dal sud america e nord africa.
      La guerra al singolare è già in cantiere e con renzi saremo senz'altro carne da macello. gianni

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    2. PS Il conto lo stanno già pagando i sottoposti contadini italiani

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